Celebrazioni che si fondono nella sofferenza dell’essere umano spogliato della sua dignità. La morte della coscienza morale, come ha illustrato Hannah Arendt in Responsabilità e giudizio si riflette sulla qualità di vita introspettiva delle persone vittime innocenti di una barbarie che non si era mai vista prima. Primo Levi ci ha raccontato l’angoscia di quei giorni, lo ha fatto sovrapponendo la competenza di chimico a quella di testimone e scrittore.
Un’esperienza che inizia nella bassa Valle d’Aosta, quando nel 1943 dopo l’armistizio sceglie di unirsi alla Resistenza. E’ il 9 aprile quando arriva a Saint Vincent, con la madre e la sorella raggiungono la frazione di Amay. Primo e le giovani Vanda Maestro e Luciana Nissim si uniscono ai partigiani, pur consapevoli che non ci si improvvisa combattenti per la libertà. Il 23 ottobre Levi è testimone di nozze di di Lina Jachia e Giorgio Fubini. Ma il dramma è imminente: è’ il 13 dicembre quando militi fascisti procedono alla cattura dei partigiani di Arcesaz-Graines e di Amay-Frumy. La prefettura delle RSI di Aosta arresta Levi e le due donne con l’accusa di essere ebrei: dopo un breve permanenza presso le Casermette di Aosta sono trasferiti nel campo di concentramento di Fossoli di Carpi e di qui il 22 febbraio 1944 ad Auschwitz. La sopravvivenza è legata al lavoro presso un’industria di gomma sintetica e all’aiuto di un muratore di Fossano (Lorenzo Perrone) che gli porta quel poco di cibo che riesce a sottrarre al suo pasto.
Il 27 gennaio 1945 soldati dell’Armata rossa liberano i prigionieri di Auschwitz, il ritorno a Torino è un’odissea, Primo deve attraversare la Polonia, la Russia bianca, l’Ucraina, la Romania, l’Ungheria e l’Austria. Sul suo braccio si nota il tatuaggio 174517, dove 174 è il numero del vagone su cui aveva viaggiato e 517 è il numero progressivo delle persone trasportate.
Dal 2019 la biblioteca comunale di Saint Vincent è intitolata a Primo Levi, dove è custodita una copia autografata de Il sistema periodico.