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Scuola | 30 maggio 2024, 16:13

Visita alla mostra “Viotti e Stradivari: la ricerca della perfezione”

La classe 2°A del liceo classico accompagnata dalla professoressa Marta Boccalini, alla mostra organizzata dalla Fondazione Viotti.

Visita alla mostra “Viotti e Stradivari: la ricerca della perfezione”

Nella giornata di martedì 28 maggio la classe 2°A del liceo classico ha partecipato, accompagnata dalla professoressa Marta Boccalini, alla mostra organizzata dalla Fondazione Viotti, intitolata “Viotti e Stradivari: la ricerca della perfezione", organizzata in occasione del bicentenario dalla morte del violinista vercellese, da una famiglia di musicisti composta da Cristina Canziani, pianista e fondatrice, assieme al marito Guido Rimonda (che suona uno Stradivari conosciuto come “violon noir”), della Camerata Ducale, di cui la figlia Giulia è primo violino. Cristina e Guido, da sempre interessati alla figura di Viotti, che per molto tempo era stato dimenticato, scelsero nel 1997 di dare origine all’importante rassegna musicale “Viotti Festival”. Questa decisione li ha portati a perseguire un nuovo fine: riportare alla luce la storia del violinista-compositore e delle sue opere, attraverso l’inaugurazione di mostre e l’incremento di ricerche che hanno procurato numerose soddisfazioni.

 

Durante la visita, la curatrice della mostra, Cristina Canziani, con l'ausilio di video in cui comparivano attori che impersonavano il protagonista dell'allestimento durante vari periodi della sua vita, ci ha raccontato la storia di Giovanni Battista Viotti e ne ha illustrato la fama e le innovazioni, quali il nuovo archetto, realizzato in collaborazione con Francois Xavier Tourte. L'innovazione apportata da Viotti alla forma dell’archetto è di notevole importanza e persiste tutt'oggi: poiché realizzato in legno di pernambuco, più flessibile e performante rispetto ad altri materiali, e poiché ha una forma diversa dall'archetto precedente, più somigliante all’arco da caccia, dal quale prende il nome, il nuovo arco permette ai musicisti di portare avanti fraseggi più lunghi, in quanto si possono eseguire linee melodiche più lunghe e complesse con maggiore espressività, al contrario della forma precedente, che invece portava i compositori a scrivere melodie frammentarie per gli strumenti ad arco.

 

Ci ha molto colpiti anche il fatto che nel 1781 Viotti compose “Tema e variazione in do maggiore” (esposto in mostra), di notevole importanza poiché si ritiene sia stato di ispirazione per Rouget De Lisle nella stesura dell’attuale inno francese: la Marsigliese, che divenne presto un importante simbolo per i rivoluzionari francesi del XVIII secolo. La composizione di Viotti salvò anche la vita di Hélène, prima pianista di Francia e sua amata, quando, dopo essere stata incarcerata per essere stata al servizio dei reali, stava per essere giustiziata. Per schernirla, i rivoluzionari le concessero la salvezza nel caso in cui fosse riuscita a suonare la il loro inno. La pianista suonó la melodia a memoria arricchendola di variazioni, perché in realtà non le era sconosciuta: l’aveva già sentita a corte eseguita da Viotti.

 

La mostra si è rivelata essere un’interessante esperienza atta ad avvicinare noi giovani (ma anche i meno giovani) alla storia di un’importante figura vercellese attraverso l'utilizzo di video e mostrando quattro strumenti che appartennero a Viotti, tra cui uno Stradivari. L’esposizione ha permesso dunque non solo di ripercorrere la vita di un musicista e compositore che era stato quasi dimenticato, ma anche di scoprire uno spaccato della vita dei musicisti a cavallo tra ‘700 e ‘800.

 

 


Marta Degrandi, Alessio Follis, Zoe Chemello, Gianluca Barberis, 2A

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