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Cronaca | 16 novembre 2023, 07:00

Operaio 51enne morto dopo la caduta dal tetto: due persone a processo

L'incidente nel giugno del 2021 a Borgosesia. L'uomo era deceduto due settimane più tardi.

Il luogo dove si era verificato l'incidente

Il luogo dove si era verificato l'incidente

Il titolare di un'impresa edile valsesiana e il geometra che aveva la responsabilità del cantiere sono a processo per la morte di Stefano Marola, operaio 51enne, precipitato dal tetto di un edificio di via San Rocco, ad Aranco di Borgosesia, e morto all'ospedale di Novara due settimane dopo l'incidente.

La vicenda risale al giugno 2021: mentre era impegnato in un intervento di rifacimento del tetto di uno stabile di due piani, il borgosesiano cadde dal ponteggio dal quale stava lavorando. Un incidente senza testimoni oculari: i colleghi, che stavano lavorando da un'altra parte dello stabile, avevano però dato rapidamente l'allarme, consentendo ai Vigili del Fuoco e al 118 di recuperare lo sfortunato lavoratore. Cadendo, Marola aveva battuto la testa e le sue condizioni erano apparse gravi. Era stato ricoverato in codice rosso a Novara e, nonostante inizialmente si sperasse in un possibile recupero, la situazione era poi improvvisamente peggiorata fino al decesso.

L'incidente era avvenuto un lunedì mattina, ma quello stesso cantiere, il venerdì procedente, era stato ispezionato dallo Spresal che aveva elevato alcune contestazioni in ordine alla sicurezza delle impalcature e all'utilizzo di un ponteggio con le ruote.

«Dopo l'ispezione, il geometra responsabile del cantiere fermò la lavorazione, come attesta una mail ricevuta dal mio ufficio alle 16,59», ha spiegato in aula uno degli ispettori Spresal che intervenne nell'occasione. Le immagini scattate nel corso dell'ispezione e poi quelle allegate alla mail con la quale, il lunedì mattina, la ditta aveva dichiarato di aver adempiuto alle prescrizioni lascerebbero però supporre che, nonostante il fermo cantiere, qualcosa nei lavori fosse stato fatto ugualmente. A confermarlo anche alcuni dipendenti dell'azienda edile che hanno riferito di aver voluto riparare la parte di tetto scoperta, visto che nel week end era attesa pioggia. Secondo la Procura, invece, l'attività condotta durante il fermo cantiere sarebbe stata ben più ampia e articolata.

Poche ore dopo l'invio della mail nella quale si assicurava di aver adempiuto alle prescrizioni Spresal si era poi verificato l'incidente.

Oltre a operai dell'azienda e personale Spresal, la giudice Enrica Bertolotto ha anche ascoltato le considerazioni del consulente per l'infortunistica sul lavoro incaricato, dalla difesa del geometra, di ricostruire l'incidente. Il professionista ha escluso che una responsabilità diretta del geometra del cantiere: «Essendo sospese le lavorazioni, erano decaduti l'obbligo di sorveglianza e le verifiche dello stato di avanzamento lavori», ha detto. Il suo studio, tuttavia, non è riuscito a giungere a una conclusione in merito alla dinamica dell'infortunio mentre, secondo l'ipotesi accusatoria, nell'incidente avrebbero influito le disagevoli condizioni in cui l'operaio si era trovato a lavorare.

Nel corso della prossima udienza verranno ascoltati i medici legali, poi si passerà alle richieste finali.

fr

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