/ Spettacoli

Spettacoli | 16 maggio 2023, 07:01

Sorridere, ridere, poi piangere: è "La felicità" di Giovanni Mongiano

Toccante interpretazione al Teatro Auditorium Viotti di Fontanetto Po per la stagione di prosa targata TeatroLieve in collaborazione con Fondazione Piemonte dal Vivo - “Voglio andarmene facendo ancora una volta il mio mestiere, l’ultima volta. Da solo qui, con l’usignolo mio unico spettatore”.

Sorridere, ridere, poi piangere: è "La felicità" di Giovanni Mongiano

Grandi emozioni per la toccante interpretazione di Giovanni Mongiano del suo ultimo lavoro teatrale dal titolo “La Felicità”, andato in scena al Teatro Auditorium Viotti di Fontanetto Po per la stagione di prosa targata TeatroLieve in collaborazione con Fondazione Piemonte dal Vivo.

UNO SPETTACOLO INTENSO DOVE SI RIDE E CI SI COMMUOVE 

Un testo liberamente ispirato alla novella “Notizie dal Mondo” di Luigi Pirandello ma che Mongiano trasforma in modo originale e personalissimo.

 Intenso, ironico, irriverente, a tratti anche un po’ sarcastico ma assai divertente e intriso di tenerezza. Un testo, infine, che fa riflettere.

Lo spettatore prima sorride poi ride e infine si commuove sino alle lacrime. 

Soprattutto rimane avvinto da una recitazione che non rivela il timore di mostrare le proprie di emozioni, e ciò aiuta a rendere le parole così potenti, sincere e toccanti.

Un riconoscimento dovuto anche a Valerio Rollone, presenza discreta e appropriata durante tutto lo spettacolo, che, ricordiamo, era dedicato alla memoria della storica costumista di TeatroLieve, Rosanna Franco. 

Vi sono vari momenti esilaranti che esprimono il senso canzonatorio e burlesco dell’atteggiamento che il protagonista assume per non cedere alla tristezza e alla solitudine nella pur lussuosa Casa di Riposo ove trascorrerà gli ultimi giorni della sua vita, per cercare la benedetta felicità in qualche attimo anche dopo la dipartita dell’amico, che gli manca molto di più di quanto voglia lui stesso ammettere. Gli manca tantissimo anzi, per questo lo “vede” e gli parla (con un misto di rancore e nostalgia), gli racconta  eventi quotidiani farcendoli di surreali dettagli, mentre il mondo fuori continua la sua folle corsa verso l’autodistruzione. Tiene il conto delle guerre in corso (quasi una sessantina) ma nel contempo si concede di sognare, di aggrapparsi alla vita con la musica, il film Titanic (di cui conosce a memoria tutte le battute di Di Caprio), il ballo e la compagnia di un passero solitario che si è posato sul davanzale della sua unica finestra e diventa il suo pubblico. A lui dedica i versi della celebre “Ode a un Usignolo” di Keats e la sua ultima struggente performance teatrale.


LA RIFLESSIONE TRAGICA E POETICA SULLA FELICITÀ 

Voce, gestualità, musica, luci e ombre di una scenografia minimale ma efficace, sono calibrati perfettamente e costituiscono una cornice perfetta, senza alcun orpello, alla commovente esplorazione della vita, della vecchiaia, della solitudine che nessuna gabbia dorata può dissolvere. E soprattutto del significato ultimo della ricerca della felicità, che l’autore concentra nel monologo finale, in una riflessione tragica quanto necessaria, così lieve e così poetica che è in grado di diluirne il dolore.

 “La felicità trova solo un posticino, in mezzo a un oceano di sofferenza e indifferenza - recita - Tutta una lunga vita per capire che l’uomo non nasce per la felicità: quella poca che si guadagna è solo per mezzo della sofferenza stessa. (….) “

TESTAMENTO D’ARTISTA 

Il grande interprete pirandelliano  ha dichiarato che questo testo rappresenta il suo testamento spirituale. (Leggi qui l’intervista  https://www.infovercelli24.<wbr></wbr>it/2023/05/05/leggi-notizia/<wbr></wbr>argomenti/arte-e-cultura/<wbr></wbr>articolo/la-felicita-<wbr></wbr>testamento-dautore.html)

Senza ombra di dubbio all’interno vi ritroviamo Mongiano in tutte le sue incredibili sfaccettature artistiche ma anche umane.

A tratti oniricamente autobiografico, rievoca episodi, emozioni, omaggi letterari a lui cari, dichiarazioni di carattere morale e filosofico.

La conoscenza della sofferenza (una grave malattia lo costrinse quarant’anni fa circa a lunghi e dolorosi ricoveri ospedalieri) e poi della vecchiaia e del senso di solitudine che per molti ne deriva (ha assistito per sei anni senza lasciarlo mai solo lo zio di Torino ospite della Casa di Riposo di Fontanetto ) sono esperienze vissute dall’autore stesso e che ha trasferito poeticamente nel testo. 

Mongiano ci insegna che la vita va sempre affrontata comunque con autoironia e humor, anche caustico se fosse necessario. Soprattutto non va mai presa troppo sul serio anche quando appare drammaticamente tale. 

APPLAUSI INFINITI PER UN’OPERA CHE MERITA DI ESSERE CONOSCIUTA 

Un’eccellente prova d’attore per un testo che merita di essere esportato in molti altri teatri, che non può e non deve rimanere relegato alle due seppur importanti rappresentazioni fontanettesi, meritorie di un gran successo di pubblico, con svariati minuti di calorosissimi applausi e palpabile commozione sui volti dei presenti.

“Voglio andarmene facendo ancora una volta il mio mestiere, l’ultima volta. Da solo qui, con l’usignolo mio unico spettatore” (Giovanni Mongiano da “La Felicità” )

r

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore