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BuonGiro | 13 maggio 2023, 08:00

BuonGiro. Bais come Pantani, 24 anni dopo è il re di Campo Imperatore. Big, cosa aspettate?

Impresa del corridore della Eolo. Immobilismo totale da parte di Evenepoel e Roglic, deludono le corazzate Ineos e Uae. Sorride solo Leknessund. Oggi si riscattano?

BuonGiro. Bais come Pantani, 24 anni dopo è il re di Campo Imperatore. Big, cosa aspettate?

Non aveva mai vinto una tappa in carriera se non nelle giovanili e lo ha fatto sul Gran Sasso, Campo Imperatore, dove il 22 maggio del 1999 Marco Pantani fece la storia.

Davide Bais, 25 anni, da ieri è nell'olimpo del ciclismo. Ha fatto sua una delle tappe regine di questo Giro d'Italia, in una cornice mozzafiato immerso nella neve.

Ed è una duplice vittoria italiana. Perchè lui è il portacolori della Eolo-Kometa, la squadra "varesina" diretta da Ivan Basso che in questa Corsa Rosa sta facendo faville dopo le tre ottime top ten di Albanese (due volte quarto e una volta settimo al traguardo) e che deve ancora testare la tenuta di un Fortunato che vuole rilanciarsi dopo un 2022 non all'altezza.

In fuga per 215 km ma non da solo: da sottolineare la prova di Vacek, classe 2000, che corre per il Team Corratec-Selle Italia (chiaramente formazione italiana) e Petilli della Intermarchè-Circus Wanty. Una prova maiuscola per loro che si ricorderanno per un po'.

Non si può dire altrettanto del gruppo dei big. Se qualche giorno fa avevo puntato il dito contro le critiche sul Giro-noia e sul fatto che le corse le fanno i corridori, dopo aver visto ieri devo fare un passettino indietro.

Nessun accenno di attacco, nessun duello, zero di zero. Provo però a dare una spiegazione.

Evenepoel non sta bene dopo le cadute di Salerno e la squadra come avevo anticipato non è delle migliori. Capisco stare sulla difensiva. Ma Roglic? Ieri poteva essere l'occasione per recuperare quel ritardo accumulato nella crono iniziale. C'è un altro ma: dopo le sfortune dei giorni prima dell'avvio (Covid e incidenti), i compagni con i cambi effettuati non sono proprio quelli che aveva scelto lui. Ad accezione di Bouwman e Kuss (Oomen buon corridore è arrivato per sostituire Van Emden, a sua volta sostituto).

La Ineos di Thomas e Geoghegan Hart e la Uae di Almeida, corazzate, sono la delusione, avevano il compito di fare molto di più. Ci metto dentro anche la Bahrain dei tre scalatori Caruso, Haig e Buitrago e la Bora di Kamna e Vlasov.

Chi sorride è la maglia rosa. Leknessund si gode lo scettro del primato. Chiamatelo scemo.

IL COMMENTO TECNICO di Marco Rebagliati

Tappa 8, la Terni - Fossombrone. Un'altra tappa sopra i 200 km (sono 207 per l'esattezza) divisa in 2 parti, una prima parte veloce e una seconda parte invece dove i corridori affronteranno un continuo su e giù fino all'arrivo.

Attenzione alla salita "dei Cappuccini" (salita breve ma con punte al 18%) che verrà affrontata 2 volte e la seconda volta terminerà a poco più di 5 km dalla conclusione. Questa salita potrebbe essere il trampolino di lancio per chi vorrà andare a vincere la tappa.

Sulla carta è una tappa per fuggitivi, ma visto quello che è successo ieri, gli uomini di classifica potrebbero muoversi per cercare di sorprendere gli avversari prima del verdetto della cronometro di domani.

Photo credits: LaPresse

Luciano Parodi

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