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Attualità | 16 gennaio 2023, 12:11

Festa di Sant'Antonio: la benedizione degli animali si sposta in Santa Maria Maggiore

Torna il tradizionale appuntamento seguito da moltissimi vercellesil.

Un momento della funzione dello scorso anno

Un momento della funzione dello scorso anno

Si sposta anche quest'anno in Santa Maria Maggiore la tradizionale cerimonia della benedizione degli animali organizza dalla Confraternita di Sant'Antonio abate nel giorno in cui si celebra il grande asceta del deserto e padre dei monaci.
L'appuntamento, organizzato dal priore Giulio Pretti, è tradizionalmente molto sentito dai vercellesi che partecipano sempre numerosi all'appuntamento insieme ai loro amici a quattro zampe: per evitare assembramenti e ressa, la funzione, dopo l'emergenza covid, ha così lasciato la chiesa della confraternita per trasferirsi nella chiesa concattedrale di via Duomo. Tre le celebrazioni eucaristiche: alle 9, alle 11 e alle 17,30. La funzione delle 11 si svolgerà alla presenza delle autorità e con l’intervento del coro delle Scuole Cristiane di Vercelli.

La festa di Sant'Antonio porta con sé due antiche tradizioni: la benedizione del pane, e la sua conseguente distribuzione ai fedeli in chiesa, e la benedizione dei piccoli animali domestici (in passato, nelle campagne, era uso benedire anche le stalle, oltre al fuoco e alle sementi). Il pane sarà benedetto all’inizio della prima messa, quella delle 9, e sarà poi distribuito al termine di ogni funzione e la benedizione degli animali sarà impartita al termine di tutte le celebrazioni della giornata.

«Come già avvenne lo scorso anno – ricorda il priore della Confraternita, Giulio Pretti – si è deciso, in accordo con le autorità diocesane, di portare la celebrazione della festa nella vicina chiesa di Santa Maria Maggiore, più grande di quella dedicata al santo e sede della nostra confraternita e, per questo, più adatta ad accogliere tutti i fedeli e i loro piccoli animali in uno spazio consono al rispetto di quelle regole sanitarie ancora oggi suggerite, soprattutto per evitare o limitare possibili assembramenti. Per ovvie ragioni non saremo in grado di trasportare in Santa Maria Maggiore la statua di Sant'Antonio, ma ci sarà comunque il labaro della confraternita a ufficializzarne la presenza». 

Antonio Abate è uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa. Nato a Coma, nel cuore dell'Egitto, intorno al 250, a vent'anni abbandonò ogni cosa per vivere dapprima in una plaga deserta e poi sulle rive del Mar Rosso, dove condusse vita anacoretica per più di 80 anni: morì, infatti, ultracentenario nel 356. Successivamente il Papa accordò agli Antoniani il privilegio di allevare maiali per uso proprio e a spese della comunità, per cui i porcellini potevano circolare liberamente fra cortili e strade; nessuno li toccava se portavano una campanella di riconoscimento.

Il loro grasso veniva usato per curare l’ergotismo, che venne chiamato “il male di Sant'Antonio” e poi “fuoco di Sant'Antonio”. Per questo motivo, nella religiosità popolare, il maiale cominciò ad essere associato al grande eremita egiziano, poi considerato il santo patrono dei maiali e per estensione di tutti gli animali domestici e della stalla. 
Sant'Antonio Abate è anche il patrono di quanti lavorano con il fuoco perché guariva da quel fuoco metaforico che era l’herpes zoster. Ancora oggi il 17 gennaio, specie nei paesi agricoli e nelle cascine, si usa accendere i cosiddetti “focarazzi” o “ceppi” o “falò di Sant’Antonio”, che avevano una funzione purificatrice e fecondatrice, come tutti i fuochi che segnavano il passaggio dall’inverno alla imminente primavera.

redaz

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