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Arte e Cultura | 22 dicembre 2022, 14:02

“La scultura è un raggio di luna”: la primavera vercellese nel segno di Manzù

Presentata la mostra che apre in Arca il prossimo 10 marzo. In San Vittore già visibile "Grande Cardinale seduto"

“La scultura è un raggio di luna”: la primavera vercellese nel segno di Manzù

Oltre trenta sculture, alcune delle quali monumentali, messe a disposizione dalla Fondazione Manzù, dallo Studio Copernico e da importanti collezionisti privati. E "Grande Cardinale seduto", primo assaggio della mostra "Giacomo Manzù. La scultura è un raggio di luna", che dal 10 marzo al 21 maggio animerà la primavera vercellese, può già essere assaporato, passando davanti all'ex chiesa di San Vittore di largo D'Azzo, dove è esposta dalla mattina di giovedì e dove sarà visibile giorno e notte fino al termine della rassegna.

Continuando il percorso tra grandi scultori del 1900 avviata lo scorso anno con Francesco Messina, Arca si prepara nuovamente ad aprire le porte per la rassegna sul grande maestro bergamasco. Partner dell'operazione, insieme al Comune e all'Arcidiocesi, sarà nuovamente lo Studio Copernico mentre a curare la mostra, con Marta Concina e Daniele De Luca, è Alberto Fiz.

La presentazione, giovedì mattina in Arca, è stata l'occasione per il ritorno agli impegni pubblici del sindaco Andrea Corsaro, dopo il malore che lo aveva colpito nelle scorse settimane.

«Abbiamo sempre creduto nei grandi eventi culturali come strumenti di promozione della città - ha detto Corsaro aprendo, in Arca, la conferenza di presentazione della mostra -. Così come come abbiamo sempre creduto nella valorizzazione dell'immenso patrimonio culturale e artistico di Vercelli e il luogo in cui siamo oggi lo testimonia: la creazione di questo meraviglioso spazio espositivo; le campagne di restauro che hanno portato alla luce i cicli di affreschi dimenticati; l'acquisto, il recupero e la riapertura della Cappella Pettenati con il suo splendido apparato decorativo e, recentemente, l'acquisizione dell'ultima cappella della quarta navata raccontano gli sforzi e l'impegno ormai più che decennale dell'amministrazione per San Marco. La mostra di quest'anno viene organizzata grazie a una rete consolidata di sostenitori pubblici e privati e offrirà eventi culturali che coinvolgeranno i musei cittadini e l'università».

Al curatore Alberto Fiz il compito di illustrare il percorso della mostra che offrirà una testimonianza dell'arte di Manù dagli anni '40 sino al 1990, un anno prima della scomparsa, dove compare una testimonianza emblematica come la grande scultura di Ulisse, l’eterno simbolo della conoscenza.

«La rassegna, allestita nelle due sedi di Arca e San Vittore - ha poi aggiunto il curatore - evidenzia l’attualità di un grande maestro dell’arte plastica seguendo le differenti tematiche che ne caratterizzano la poetica. Così, la scelta delle opere consente di apprezzare i ritratti femminili, le nature morte, come la Sedia con aragosta del 1966, oltre ai celebri Cardinali, la sua serie più famosa iniziata negli anni Trenta». 

In mostra, accanto ad alcuni storici Cardinali in bronzo degli anni '40, compare Grande Cardinale seduto, un’opera monumentale alta oltre due metri modellata nel 1983 da cui emerge la componente ieratica della figura all’interno di forme rigide e sintetiche assimilabili a piramidi. Spazio anche alla ritrattistica, ispirata dalla moglie Inge: a Vercelli verranno esposti Busto di Inge, rara opera in marmo realizzata nel 1979 da cui emerge uno straordinario vitalismo rispetto a una composizione che assume una forma circolare dove le braccia si dispongono intorno al volto della donna e Giulia e Mileto in carrozza con il bozzetto in bronzo del 1967; ispirata ai due figlia della coppia. La sperimentazione passa anche attraverso Donna che guarda, un’altra opera monumentale datata 1983 di 252 centimetri d’altezza scolpita in ebano un materiale che come afferma Manzù “è bello, durissimo, ha come il sangue nelle sue vene, si lavora come il ghiaccio ma è eterno”, opera presente in Arca già al momento della presentazione della mostra.

In un viaggio così sfaccettato vanno citati anche Fauno modellato nel 1968 dove l’atteggiamento dell’uomo con le membra ripiegate esprime la potenza e l’energia del corpo, così come Il miracolo di San Biagio, un altorilievo fortemente intimista in cui fa la sua comparsa un Cardinale compassionevole.

«Dalla mostra di Vercelli dunque emergono - chiosa Alberto Fiz -  le diverse anime di uno scultore che, senza retorica, si è fatto interprete dell’umanità sapendo cogliere la sacralità profonda anche nel quotidiano».

L'integrazione degli sforzi tra Comune e Arcidiocesi nella realizzazione della mostra, ma anche nella promozione del mondo culturale vercellese è stata sottolineata sia dall'Arcivescovo Marco Arnolfo che dal curatore De Luca che ha anche anticipato il coinvolgimento del Museo del Tesoro del Duomo per una contemporanea esposizione documentale dedicata al maestro.

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