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Arte e Cultura | 12 dicembre 2022, 07:00

La collezionista di Pinocchio

Ne ha 400, ha contatti con collezionisti di tutta Italia. Si chiama Diana Fassina, vive al rione Belvedere. Dice: «Collodi va riletto anche da adulti».

Diana Fassina. Sotto alcune copertina tratte dal profilo instagram Diana Fassina 𝓛𝓪 𝓢𝓹𝓲𝓰𝓸𝓵𝓪𝓽𝓻𝓲𝓬𝓮 𝓭𝓲 𝓟𝓲𝓷𝓸𝓬𝓬𝓱𝓲𝓸

Diana Fassina. Sotto alcune copertina tratte dal profilo instagram Diana Fassina 𝓛𝓪 𝓢𝓹𝓲𝓰𝓸𝓵𝓪𝓽𝓻𝓲𝓬𝓮 𝓭𝓲 𝓟𝓲𝓷𝓸𝓬𝓬𝓱𝓲𝓸

«Tanti auguri per la Prima Comunione della mia adorata nipotina».
Una vecchia dedica, un po' sbiadita, di un nonno che regalò un “Pinocchio” a sua nipote per la Prima comunione.
«Son cose che non si fanno più, lontane nel tempo. Io però so una cosa: che in ogni Pinocchio che si trova, magari in una bancarella, ci sono due storie: quella di Pinocchio e quella di chi quel Pinocchio l'ha avuto tra le mani in un momento particolare, dell'infanzia o anche da adulto. Perché Pinocchio va letto due volte: da piccoli e poi, anni e anni dopo, quando si scopre che in fondo, quel che Collodi ci aveva raccontato, l'abbiamo poi vissuto davvero. I Gatti e le Volpi son dappertutto...».

Il mondo di Diana Fassina, 52 anni, impiegata, è questo: due figlie (Arianna di 26, Aurora di 23), la vita che corre al quartiere Belvedere («un rione fantastico, cosmopolita») e all'oratorio dei Salesiani (dove ha fatto volontariato, fino all'anno scorso), tanti libri e letture («da piccola sognavo di diventare una bibliotecaria») e una collezione: 400 copie di Pinocchio.

In queste 400, tenuta da parte, c'è la copia da cui tutto iniziò.
Diana ha 3 anni, vive a Santhià con la sua famiglia. Un giorno la famiglia cresce: una sua cuginetta di 7 anni ha perso la mamma, verrà a vivere da loro.
«Si chiama Stefania, e per me, da allora, è diventata una sorella. Non c'è giorno in cui io non la veda o non la senta. Il primo Pinocchio che ho avuto era suo, glielo aveva regalato la sua maestra. Poi ne sono arrivati altri tre o quattro, acquistati in edicola. Ma quel Pinocchio, che è “il mio Pinocchio punto zero”, è fuori collezione, perché è parte di me».

Tre copie di Pinocchio, insomma, e intanto Diana cresce. Succede però qualcosa...
«Sì, a scuola, frequentando le magistrali di Vercelli. Avevo un docente di didattica, il professor Giovanni Fiorano di Borgo d'Ale, che era un uomo dai mille interessi, il teatro per esempio. E anche Pinocchio. L'entusiasmo con cui lo spiegava è qualcosa che mi è rimasto dentro, e che non dimentico».

E fu allora che diventò una collezionista di Pinocchio?
«No, non era tempo. Anni dopo, ripensando alla mia vita e rimettendo a posto le cose da cui non mi ero mai separata, mi sono trovata tra le mani i Pinocchio della mia infanzia. Cominciai ad acquistarne, a catalogarli».

In che modo?
«Acquistandone alle bancarelle e, allo stesso tempo, entrando in contatto con grandi e piccoli collezionisti, utilizzando la rete. Si conosce un mondo...».

Per esempio?
«Per esempio il maestro d'orchestra Severino Zannerini: possiede una delle collezioni di Pinocchio più importanti in Italia ed è un punto di riferimento da moltissimi collezionisti. E poi c'è il capitolo interessantissimo dei Pinocchio tradotti in dialetto (ho conosciuto il figlio di Ernesto Prudente, un personaggio. Tradusse Pinocchio nel dialetto dell'isola di Ponza)».

E poi c'è instagram dove ho incontrato le copertine.
«Sì, con l'aiuto delle mie figlie ho postato su Instagram, dividendoli in sezioni - classici, dialetti italiani, in lingua, in latino - circa 200 copertine».

Diana, quando finirà la ricerca di un altro Pinocchio ancora?
Mi guarda, sorride.
Non finirà.

Remo Bassini

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