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Politica | 28 settembre 2022, 06:00

Tiramani: «Per la Lega un risultato deludente. Adesso è ora di cambiare»

L'ex parlamentare: «Contro di me accuse costruite ad arte. Per me la politica è passione e non la lascerò adesso. Ma non cerco candidature a tutti i costi e non ho bisogno di prebende per vivere»

Tiramani: «Per la Lega un risultato deludente. Adesso è ora di cambiare»

Ripartire dai congressi: provinciali, regionali e federali. Rimettersi in gioco, trovare persone e idee nuove per recuperare consensi dopo una tornata elettorale che ha segnato il tracollo della Lega di Salvini. A lanciare la pietra nello stagno, fin dal pomeriggio di lunedì, Paolo Tiramani, leader provinciale della Lega e parlamentare uscente. «Ma richieste analoghe – precisa lui – sono state fatta da tanti esponenti del partito, a partire da Zaia».

Il giudizio su queste elezioni?

Per il centro destra è andata benissimo. La coalizione ha vinto. Ma è evidente che c'è stato un travaso di voti dalla Lega a Fratelli d'Italia che è diventato il primo partito. Per la Lega, nella quale milito da 21 anni, il risultato è deludente: di certo abbiamo pagato la decisione di sostenere il Governo, ma abbiamo anche dimenticato alcuni temi storici del nostro partito. E poi abbiamo pagato scelte non condivise con il territorio, decise da poche persone nella stanza dei bottoni.

Dopo la frattura nata a inizio campagna elettorale, propone un congresso per arrivare alla resa dei conti?

Premesso che la spaccatura non l'ho voluta né l'ho creata io, vorrei dire che, dopo sei anni ai vertici della Lega di Vercelli e Valsesia, sono io il primo a volermi rimettere in discussione: se ci sono idee nuove è il momento di farsi avanti e metterle in campo. Attaccarmi a inizio campagna, quando io avevo volutamente evitato ogni polemica, non mi è sembrata una bella mossa.

L'hanno accusata di aver tentato di passare a Fratelli d'Italia: è vero?

Dopo la mia estromissione dalla commissione di Vigilanza Rai per far posto a un collega che aveva perso la presidenza di commissione e dopo la votazione per il Presidente della Repubblica mi è stata fatta qualche battuta a mo' di avvicinamento. Ma niente di più. E poi è totalmente falso che io abbia cercato di convincere altri amministratori locali a lasciare la Lega, come qualcuno ha messo in giro. Ero pronto a chiarire pubblicamente e l'ho detto anche a Salvini: mi è stato risposto che non serviva e poi hanno usato quest'accusa contro di me. Non proprio un comportamento di classe, direi.

Sulla proposta di un congresso si sono espressi con favore molti amministratori locali, in termini anche più duri di quelli usati da lei...

E' dal buon lavoro dei nostri sindaci, assessori e militanti che la Lega deve ripartire. Sono la nostra forza. In politica ci sono alti e bassi e in questa tornata era la volta di Giorgia Meloni. Però dobbiamo impegnarci per riconquistare i nostri elettori. Il congresso, a mio modo di vedere, è il luogo nel quale confrontarsi e dar voce agli iscritti che poi hanno la possibilità di scegliere il loro leader.

Che futuro si prepara per Paolo Tiramani?

La politica per me è una passione. Ho iniziato da ragazzo e non la lascerò di certo adesso. Ma non vado a caccia della candidatura a ogni costo; non ho bisogno delle piccole prebende o di un incarico pubblico per vivere perché io un lavoro ce l'ho e me lo sono costruito con impegno nel corso degli anni.

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