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Arte e Cultura | 09 luglio 2022, 18:00

Il mosaico di Gino Severini

Un itinerario turistico per Alessandria

Il mosaico di Gino Severini

Quando un turista capita per caso ad Alessandria – città non particolarmente nota agli italiani per musei, chiese, palassi o altre bellezze artistiche, sebbene il recente monumento di Marco Lodola a Umberto Eco dovrebbe forse poter attrarre a qualche visitatore amante del Nome della Rosa o del Trattato di semiotica generale – non può fare a meno di restare positivamente impressionato da un capoluogo di Provincia – in Piemonte secondo solo a Torino e a pari merito con Novara per grandezza e forse notorietà industriale, ovvero la Borsalino dei cappelli, che di per sé diventano una forma d’arte con questa manifattura celebre in tutto il mondo – che può vantare, oltre la settecentesca Cittadella appena fuori in periferia (meritevole di Sito UNESCO) e il nuovissimo ponte bianco dell’archistar Richard Meier , un centro storico squadrato, ordinatissimo, nell’impianto del castrum romano, ma con edifici soprattutto otto-noventeschi (più qualche chiesetta, residuo della dominazione spagnola) e, dulcis in fundo, il moderno simboleggiato dai decisivi interventi dell’architetto-urbanista Ignazio Gardella (1905-1999), i cui edifici in Alessandria meriterebbero una visita guidata, anche se molti sono privati o, come l’ospedale, con funzioni non certo estetiche. Tuttavia il Palazzo della Posta, progettato alla fine degli anni Trenta e ultimato nel 1952, merita da solo un viaggio in loco, perché sulla facciata si trova, restaurato all’inizio del XXI secolo, il grandioso mosaico, lungo e stretto, del pittore avanguardista Gino Severini (1883-1966), fra i primi ad aderire e proporre il Futurismo, salvo poi un breve ritorno al classico e al religioso, per riprenderlo quindi dal secondo dopoguerra fino alla morte a creare nel linguaggio sperimentale che lo rende noto al mondo già attorno al 1912, durante il soggiorno a Parigi.

Dunque il mosaico raffigura la storia delle telecomunicazioni, essendo un’opera concepita per indicare, segnare, valorizzare il palazzo che lo ‘ospita’. La fascia coloratissima, con tesserine di un centimetro quadrato l’una, risulta suddivisa in tre aree tematiche: le due ali laterali più corte (e staccate) simboleggiano i quattro continenti, mentre quella centrale, assai più estesa,concerne le poste moderne, a cui si ricollegano, sulla sinistra i mezzi di trasporto terrestri, marittimi e aerei, e sulla destra il telegrafo. Guardando sia nell’insieme sia in dettaglio il mosaico, sembra di assistere alla messa in scena proprio del credo futurista, nei valori quasi positivisti del progresso e dell’avvenire, dell’industria e della scienza. Tuttavia c'è qualcosa di magico, esoterico, avveniristico al tempo stesso in questo capolavoro dell'arte contemporanea, se lo si analizza nei minimi dettagli. Senza addentrarsi in una disamina minuziosa, che forse richiederebbe un libro intero, partendo dall’inizio, guardando di fronte, a sinistra, si può notare come Severini cominci attraverso una citazione da Paul Gaugin (la donna tahitiana), quindi prosegua inserendo emblemi della modernità (le tecnologie elettriche, dai lontani tralicci a una valvola ravvicinata), poi continui raffigurando una maschera tribale accanto ai prodigi della meccanica quasi per contrasto: Ma subito dopo il pittore offre il mosaico di madre e figlio dalla Cina classica, quasi come ad avvertire il fruitore - più di ottant'anni fa - che il futuro passerà attraverso l'estremo Oriente! Certo, questa è una lettura attualizzata, ma l’arte non è forse concepita per parlare all’oggi, anche quando risale a cento o mille anni fa? Insomma il mosaico di Severini – in uno stile che sembra addirittura preannunciare la pop-art o il successivo post-modern, pur rientrando nei canoni novecentisti e cubo-futuristici – del Palazzo delle Poste è attualissimo, il discorso potrebbe andare avanti per pagine e pagine, ma basti ricordare come tale capolavoro dell’arte italiana novecentesca vada segnalato a tutti, non solo al turista per caso in Alessandria…

Guido Michelone

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