Attualità - 10 giugno 2022, 12:23

La siccità fa tornare alla luce i resti della Vercelli antica - FOTO

La segnalazione del Centro Studi Vercellae e l'impegno della Soprintendenza per indagare la zona

La siccità fa tornare alla luce i resti della Vercelli antica - FOTO

La siccità e il livello straordinariamente basso del fiume Sesia portano alla luce i resti del passato di Vercelli. 

A segnalare il ritrovamento di una serie di reperti murari di rilevanti dimensioni e sicuramente di lunga storia è il Centro Studi Vercellae che ha inviato un corposo dossier alla Soprintendenza dei Beni Culturali del Piemonte, ottenendo, dopo un primo sopralluogo, anche l'impegno ad avviare una campagna di rilievo e studio sul territorio segnalato, che, in questo caso, riguarda la zona di alveo di rione Cappuccini. 

Ecco il testo della segnalazione.

Nell’alveo del fiume Sesia, a Vercelli, in zona sud prospiciente alla frazione Cappuccini, sono stati individuati dei cospicui e molteplici avanzi architettonici pertinenti a un ponte (probabilmente medievale con recuperi di materiale romano) e a bastioni difensivi di età medievale e post-medievale. Altri resti emergono o vengono interrati dalle secche o straripamenti delle acque del fiume, a seconda dei periodi di siccità o di piogge abbondanti.

Sull’argine sinistro del fiume sono individuabili innumerevoli laterizi disuniti dalla forza delle acque. L’azione dell’acqua fa emergere, a seconda dei momenti, resti riconducibili a parapetti e camminamenti delle parti in elevato della struttura composta di laterizi, ciottoli in pietra legati con pali di legno fossilizzati nel tempo. Su una parte di un parapetto è visibile il beccatello esterno alla tessitura muraria. Su altri reperti più a sud sono riscontrabili segni di un forte incendio che ha compromesso la linearità di alcuni mattoni, deformati dal calore, e presentanti una colorazione brunastra. Potrebbero essere le prove dell’incendio provocato dalle truppe francesi durante l’assedio di Vercelli del XVII secolo.

I resti presentano anche embrici di età romana e sesquipedali dal modulo riconducibile al periodo romano. È possibile che tali resti siano stati reimpiegati da opere precedenti durante la costruzione del ponte, probabilmente avvenuta in età medievale e non è da escludere l’esistenza vicinale o sotterranea di strutture di età romana dalle quali furono recuperati tali elementi.

Molti degli elementi sono disposti lungo una linea di circa 150 metri, posizionata in diagonale rispetto all’asse del fiume. La linearità diagonale e non trasversale può essere riconducibile ad una modificazione del corso del fiume Sesia (o del Cervo ivi transitante precedentemente al Seicento, prima della deviazione ad opera dell’Ing. Vittozzi avvenuta nei primi anni del Seicento), o ad un trascinamento dei resti in modo asimmetrico.

Una parte di tali resti, quelli più a Nord, non presentano segni visibili di bruciature e possono essere attribuibili ai bastioni difensivi con camminamenti e parapetti. Altri reperti, più a Sud Est, presentano notevoli segni di bruciature e un gruppo di murature presenta uno svaso a V arcuata. Probabilmente sono riconducibili al ponte.

Gli eventi dell’incendio e della battaglia sono riportati nel libro “L’occupazione spagnola di Vercelli (1638- 1659)” di Ernesto Gorini, pag 21: “La sola Sesia separava la città assediata dall’armata del cardinale Vallette [generale dell’armata francese]; la sua vicinanza e l’arrivo del soccorso determinarono il governatore di tentare una sortita. Vivamente si combatté senza potere sloggiar gli spagnuoli dal cammino coperto. Il tentativo che fece il cardinale la Vallette per abbruciare il ponte del nemico sulla Sesia, non avendo riescito, si pensò di cacciali dalla piccola isola formata dal fiume in faccia a Vercelli”. 

redaz

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