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Attualità | 24 maggio 2022, 18:05

Caso Djalali: condanna a morte confermata

Indignazione del mondo universitario e politico contro la decisione dell'Iran

Caso Djalali: condanna a morte confermata

Università e mondo politico tentano le ultime carte per salvare la vita ad Ahmadreza Djalali, medico e ricercatore condannato a morte in Iran.
Secondo fonti ufficiali la magistratura iraniana avrebbe concluso l’iter istruttorio e confermato in via definitiva la condanna a morte dello scienziato.

«L’Università del Piemonte Orientale intende ribadire con forza la propria totale contrarietà a tale provvedimento che lede il più elementare diritto universale dell’uomo, quello alla vita e alla propria autodeterminazione», si legge in una nota. Il rettore Gian Carlo Avanzi afferma: «Come è già stato fatto in passato, manderemo in queste ore una lettera al Governo iraniano per rivedere questa sentenza, che consideriamo inumana e impossibile da accettare. Esploreremo ancora una volta tutte le vie diplomatiche».

Anche il mondo politico regionale, che già nelle scorse settimane ha manifestato a favore di Djalali, torna sul tema: «Ahmad è stato un collega dell’Università del Piemonte Orientale - dice consigliere il leghista Alessandro Stecco - dove era uno stimato ricercatore presso il Crimedim, il centro interdipartimentale di Medicina dei disastri. E’ un uomo di scienza, un uomo di cultura, un uomo di sapere: capisaldi indissolubili di civiltà contro i quali oggi si scontra la barbarie della pena capitale. Un atto inumano che, come medico e come politico, non posso che ripudiare nel modo più assoluto. Nella speranza che ci sia ancora spazio perché la diplomazia possa salvare la vita di Ahmad». Sulla stessa linea i colleghi della Lega, Riccardo Lanzo, Federico Perugini e Letizia Nicotra: «Questa notizia - dicono - è arrivata al termine di una vicenda processuale che ha sollevato l’indignazione della comunità internazionale. Durante il sit-in del 10 maggio abbiamo esposto in silenzio i cartelli “#saveahmad” nella speranza che le autorità iraniane potessero ancora rivedere il loro verdetto. Idealmente avevamo voluto far sentire la sorda indignazione di tutto il Piemonte: non dimentichiamo che Ahmad Reza Djalali è cittadino onorario di Novara dal 2019, città dove ha operato come ricercatore universitario, e quindi è piemontese d’adozione. Di fronte alla definitiva decisione del tribunale di Teheran la nostra unica speranza è che la diplomazia italiana possa ancora intervenire presso il governo dell’Iran per scongiurare la sua impiccagione».

«Una notizia che non avremmo mai voluto leggere e che apprendiamo con profondo dispiacere. Purtroppo le azioni messe in campo fino ad ora ad ogni livello istituzionale non hanno ancora avuto esito positivo, ma non è questo il momento di arrenderci - dice il consigliere Pd Domenico Rossi -. Nonostante questo, Djalali è ancora vivo ed è nostro dovere non rassegnarci ad una sentenza assurda e tenere aperta ogni opzione per salvarlo e riportarlo dalla sua famiglia».

 

redaz

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