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Cronaca | 20 gennaio 2022, 16:07

Iure sanguinis, la parola alle difese: «Non ci furono né corruzione, né falsi, né altri reati»

Richiesta di assoluzione nelle arringhe dei legali dei quattro imputati al processo sulle cittadinanze rilasciate a Crescentino

Iure sanguinis, la parola alle difese: «Non ci furono né corruzione, né falsi, né altri reati»

«Non ci sono stati atti corruttivi, né falsi, né tantomeno un'associazione per delinquere. Tutto l'impianto accusatorio di questo processo si basa su un gigantesco fraintendimento iniziale». Nel solco di quanto sostenuto nel corso del dibattimento, anche nelle arringhe di chiusura i legali degli impiegati comunali crescentinesi Stefano Masino e Annalisa Aresi, e dei due cittadini brasiliani Simone Terezinha Frassini e Raphael Bussolo chiedono per i loro assistiti una sentenza di assoluzione da tutte le accuse. 

Volge alla ultime battute il processo nato dall'inchiesta iure sanguinis: nella requisitoria il pubblico ministero Carlo Introvigne aveva chiesto condanne per complessivi 19 anni di carcere: 5 anni e 9 mesi per Frassini, 5 anni e 4 mesi per Masino, 4 anni e 9 mesi per Aresi e 3 anni e 2 mesi per Bussolo.

E' l'avvocato Gianmaria Mosca, che con la collega Erica Catellani difende Stefano Masino, ad aprire la serie degli interventi attaccando quello che è il cuore dell'ipotesi accusatoria: l'elemento psicologico, cioè la volontà di vivere a Crescentino da parte dei brasiliani che chiedevano la cittadinanza, non sarebbe un requisito per ottenere la residenza. «Per poter chiedere la residenza in un certo comune - ricorda - occorre essere fisicamente in quel luogo; ottenere la cittadinanza iure sanguinis occorre avere la residenza in un Comune italiano e un antenato che non abbia mai rinunciato alla cittadinanza. Ma una volta completato l'iter, ognuno è libero di andare dove meglio crede».

Una lettura che - sottolinea più di un legale nel corso dell'udienza - si ritrova nei regolamenti di decine e decine di Comuni italiani che seguono esattamente le stesse procedure del Comune di Crescentino.

Non solo: secondo tutte le difese la prova dell'estraneità dei quattro imputati alle accuse di corruzione si troverebbe proprio in quelle registrazioni e in quelle intercettazioni che l'accusa, invece, ha utilizzato a sostegno delle proprie tesi accusatoria. «Nelle conversazioni che precedono i passaggi di denaro filmati dalla Questura si parla esplicitamente di somme dovute a Masino per il pagamento delle bollette, del dentista e dell'affitto – rilevano i legali di Masino, ma anche di Bussolo e Frassini -. Masino affittava due alloggi in nero? Ha sicuramente sbagliato, ma non è questo il tema del processo».

L'avvocato Catellani, invitando la corte a esaminare con attenzione tutte le trascrizioni dei circa sei mesi di intercettazioni, descrive Masino come «una persona normale, con uno stipendio dignitoso ma non faraonico, aspirazioni semplici e piccoli progetti che pensava di poter realizzare attraverso le modeste entrate extra degli affitti. A Crescentino erano in molti ad affittare case ai brasiliani: lui ha sbagliato a farlo in nero ma a parte questo non c'è altro. E i passaggi di denaro filmati dalla Polizia non erano tangenti, bensì il pagamento di affitti, bollette e spese mediche, come si evince dalle intercettazioni».

Considerazioni ripetute anche dal legale di Bussolo, filmato mentre consegna del denaro all'impiegato crescentinese.

Aresi in aula aveva spiegato il passaggio di denaro come un prestito chiesto alla brasiliana in un momento di difficoltà. E la sua versione viene ribadita dall'avvocato  Gabriele Costanzo che aggiunge: «La mia assistita svolgeva un lavoro burocratico: controllava che i documenti fossero in regola, che ci fosse la discendenza di sangue e rilasciava la residenza così come è previsto dalla legge. Che titolo avrebbe avuto per opporsi? O per andare a indagare le intenzioni dei brasiliani che arrivavano in città?».

Per dimostrare la correttezza dell'operato, Catellani cita anche un'intercettazione in cui Masino, parlando con la fidanzata, racconta di aver chiesto conto alla Frassini di un documento non in regola: «Quella pratica venne respinta», rileva il legale.

Rispetto alle contestazioni mosse a Frassini, che il pm Introvigne aveva definito: «il centro del sistema corruttivo», l'avvocato Maddalena Aldegheri sottolinea che la sua cliente «aveva segnalato l'avvio della propria attività in Questura e informato le istituzioni crescentinesi e nessuno le ha mai fatto osservazioni. Lei era certa della correttezza del proprio operato: come poteva sospettare che ci fosse qualcosa di non opportuno se nessuno glielo ha mai fatto notare?».

Quanto ai brasiliani per i quali la donna svolgeva lavoro di mediatrice, la legale rileva: «Una volta diventati cittadini italiani nessuno aveva il diritto di chiedere loro di restare a Crescentino. Vietare loro di lasciare la città stata una violazione della Costituzione e delle leggi europee».

Si torna in aula ad aprile per repliche e sentenza.

fr

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