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Politica | 04 novembre 2021, 12:13

Aumenti in vista per gli stipendi dei sindaci: ecco di quanto

Nella legge di bilancio in via di approvazione anche una norma che sta facendo molto discutere

La norma non è ancora legge ma sta già facendo discutere. Perché quando si tratta di aumentare gli stipendi ai politici, siano essi sindaci o parlamentari, l'opinione pubblica si divide sempre.

Le cose non vanno diversamente neppure questa volta: nella Legge di bilancio, il Consiglio dei Ministri ha inserito una norma che prevede l’aumento dello stipendio per i sindaci che viene riparametrato sulla base dell'indennità di funzione dei presidenti delle Regioni.

Se l'articolo verrà approvato, gli aumenti potranno a partire dall’anno 2022 con le indennità che saliranno in modo graduale fino a raggiungere, nel 2024, un importo parametrato e proporzionale a quanto percepiscono i presidenti delle Regioni. Il parametro di riferimento è costituito da 13.800 euro lordi al mese previsti oggi per i Governatori. Una cifra a cui si andranno ad adeguare anche gli emolumenti dei sindaci ma in modo commisurato al numero di abitanti e all’importanza del comune, sia esso un capoluogo di regione, un capoluogo di provincia o un semplice municipio.

L'aumento più significativo del 100% si avrà per i sindaci delle città metropolitane (Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria); per le città capoluogo di Regione e di Provincia con più di 100mila abitanti l’aumento sarà pari all’80% dello stipendio attualmente percepito, mentre sarà del 70% per i capoluoghi di provincia con popolazione fino a 100mila abitanti. Per i sindaci di Comuni con popolazione inferiore ai 50mila abitanti la crescita sarà del 45%, per scendere al 30% da 10.001 a 30mila abitanti, al 29% da 5.001 a 10mila abitanti, al 22% per i sindaci con popolazione da 3.001 a 5.000 abitanti e al 16% per i sindaci dei Comuni più piccoli, con un numero di residenti che arriva sino a tremila abitanti.

Attualmente l'indennità di funzione del sindaco è calcolata sulla base del numero degli abitanti e viene decurtato del 50% qualora il primo cittadini mantenga anche la sua precedente occupazione (con eccezione dei liberi professionisti per i quali sono previste tassazioni più elevate).

Si parte da 1.290 euro lordi per arrivare ai 7.800 delle città con oltre 500mila abitanti.

Anche le nuove disposizioni, qualora venissero approvate, prevedono che lo stipendio mensile venga ridotto del 50% nel caso in cui il primo cittadino decida di proseguire anche la propria attività lavorativa precedente all’elezione.

redaz

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