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Arte e Cultura | 02 novembre 2021, 12:28

Omaggio a Maria Adriana Prolo, la fondatrice del Museo del Cinema

Romagnano rende omaggio alla donna che ha anche creato il Museo Etnografico. Testimonianze e ricordi da parte delle nipoti

Curatore e presidente del museo con le nipodi di Maria Adriana Prolo

Curatore e presidente del museo con le nipodi di Maria Adriana Prolo

La rinnovata collaborazione tra il Museo del cinema di Torino e il Museo Etnografico di Romagnano, entrambi fondati da Maria Adriana Prolo, e ospitati in edifici progettati da Alessandro Antonelli, ha portato in tour la mostra fotografica dedicata alla mitica direttrice, che nel suo ufficio a Palazzo Chiablese indossava sempre il grembiule nero e spesso passava in biblioteca per chiedere a chi consultava, che cosa studiasse, per poi sparire, silenziosa come un’apparizione.
La mostra, che ripercorre un’intera vita, dalla giovinezza fino al 1988, quando fu girato il documentario in cui la Prolo era protagonista: “Occhi che videro”, era stata preparata dal Museo del Cinema per ricordare il 30° della scomparsa, ma, a causa del Covid, i Musei erano chiusi, e quindi i grandi pannelli erano stati appesi alla cancellata della Mole, per presentare la signorina ai cittadini della Torino del presente: «Sono stati riallacciati i fili di un dialogo che non si era mai interrotto, perché lei non si allontanò dalla sua “creatura”: tra poco un tratto di Via Montebello sarà intitolato a Maria Adriana Prolo», ha spiegato il conservatore del Museo Etnografico Stefano Fanzaga.
All’inaugurazione il presidente del Museo, Franco Tinelli, ha fatto gli onori di casa, mentre Fanzaga ha tratteggiato un ritratto di memorie della fondatrice, lasciando poi fluire i racconti delle due nipoti: Maria Luisa e Monica Bertotto, che, giunte da Biella, hanno condiviso i ricordi della “zia Adri”, severa e affettuosa, lavoratrice indefessa, ma anche autrice delle “bugie” che lei chiamava “panserotti”: «Zia Adri aveva un gran carattere, era un donna che era stata cresciuta come un uomo, come le sue due sorelle, e aveva imparato a essere sempre pragmatica: non c’erano sogni, ma progetti da realizzare», hanno ricordato.

Il viaggio nel tempo è passato anche attraverso i giocattoli antichi e preziosi, che oggi fanno parte delle collezioni del museo, ma che le due nipoti ricordano per averli maneggiati, sempre con molta cautela, ma forse proprio per questo sono rimasti così impressi: «Zia Adri a otto anni fu folgorata dalle immagini in movimento che vide per la prima volta al Politeama, in via Lungo Sesia e il titolo di quel film era proprio: “Occhi che videro”».
Maria Luisa, che frequentò l’Università a Torino, nei pomeriggi si recava al Museo, allora ancora a Palazzo Chiablese ed aiutava la zia. Monica ha ricordato le frequentazioni affettuose e assidue: “Fernanda Renolfi fu come una terza sorella per zia Adriana: con lei e con Carlo Brugo nacque il Museo di Romagnano”.
“La mostra sarà visitabile fino al 21 novembre”, ricorda Stefano Fanzaga, comunicando che a gennaio uscirà la ristampa anastatica del primo volume della Storia del cinema muto, pubblicato dalla Prolo nel 1951 e sarà presentato anche a Romagnano: “Claudia Gianetto, del Museo del cinema, afferma che è un’opera ancora valida, perché lei era davvero la persona più competente sul cinema delle origini”. La sua fidata collaboratrice, Gianna Chiapello, sta lavorando sugli appunti lasciati incompiuti, per dare alle stampe anche il secondo volume.

Piera Mazzone

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