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Cronaca | 25 ottobre 2021, 10:18

Furti e truffe ai danni dei sacerdoti: ecco come agiva la banda

Operazione "Angeli e Demoni": al via il processo nei confronti di cinque persone che avrebbero preso di mira anziani prelati

Furti e truffe ai danni dei sacerdoti: ecco come agiva la banda

Agganciavano anziani sacerdoti con le scuse più varie: la richiesta di aiuto per motivi di salute o per mancanza di lavoro, la raccolta fondi per un dono a un alto prelato,  ma anche la vendita di sistemi antincendio tarocchi. Poi, una volta entrati nelle canoniche, si attrezzavano per rubare assegni in bianco, ma anche suppellettili, orologi, oggetti di valore. Agendo in mezzo Piemonte, avrebbero messo a segno colpi per oltre 100mila euro: un giro sgominato, nel 2020, da un'inchiesta della Squadra Mobile della Questura di Vercelli.

leggi anche: RUBAVANO ASSEGNI AGLI ANZIANI PRETI

Nei giorni scorsi, davanti al Tribunale di Vercelli, si è aperto il processo a 5 dei presunti componenti del sodalizio criminale: devono rispondere di reati che vanno dalla truffa aggravata , al furto alla ricettazione per gli episodi rimasti di competenza territoriale vercellese.

Alla sbarra tre sessantenni e due complici tra i 30 e i 40 anni. Secondo la Procura avrebbero costituito una vera e propria banda, ben organizzata e con ruoli definiti.

Mente del gruppo, secondo gli investigatori, il casalese Luigi Manzato, 62enne già noto alle forze dell'ordine anche per precedenti specifici: avrebbe organizzato i colpi, falsificando anche le firme dei sacerdoti su assegni che poi venivano mandati all'incasso. Lidia Atteritano, 61 anni, avrebbe avuto invece il ruolo di telefonista e di custode di chiavi, materiale da scasso e refurtiva. La parte operativa era demandata a  Massimo Minandri, 62 anni, Angelo Pizzone 30, mentre Salvatore Battaglia, 38 anni, sarebbe stato il ricettatore. Un meccanismo "quasi" perfetto, portato alla luce dopo che i poliziotti, che sorvegliavano Manzato per un'altra vicenda, avevano intercettato una telefonata in cui si parlava di refurtiva e di assegni da cambiare.

Tra l'indagine e l'avvio del processo due delle quattro vittime accertate nel vercellese sono deceduta, ma uno dei sacerdoti derubati di è invece presentato in aula a raccontare la disavventura della quale era stato vittima. Dalla sua casa parrocchiale erano spariti due orologi di valore, donati al sacerdote in ricordo di altrettanti parrocchiani. Il furto era avvenuto dopo una strana telefonata, ricevuta dal sacerdote mentre si trovava in Valle d'Aosta: una telefonata, evidentemente, fatta allo scopo di accertarsi che la casa parrocchiale fosse vuota, come ha spiegato uno dei poliziotti della Squadra Mobile che aveva svolto l'indagine. 

«Alcuni dei sacerdoti derubati - ha aggiunto il poliziotto - non si accorgevano nemmeno della mancanza degli assegni perché venivano rubate anche le matrici e dunque il furto veniva scoperto solo dopo che l'assegno era stato incassato».

Con questa tecnica, a un anziano parroco cuneese nel frattempo deceduto, sarebbero stati sottratti ben 60mila euro. Gli assegni venivano compilati con firme contraffatte e senza superare mai la cifra di 3mila euro, oltre la quale il titolo entra in un circuito di controllo per la verifica della firma. Ma, proprio sugli assegni, gli avvocati difensori hanno chiesto di effettuare perizie grafologiche. Se ne riparlerà alla prossima udienza, quando qualcuno degli imputati potrebbe anche decidere di farsi ascoltare per dare la propria versione dei fatti.

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