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Borgosesia | 20 ottobre 2021, 10:00

Giorgio e Paolo: bibliotecari, studiosi... amici indimenticabili

Ricordo di Orsolano e Ceola, scomparsi a distanza di pochi mesi l'uno dall'altro

Paolo Ceola e Giorgio Orsolano

Paolo Ceola e Giorgio Orsolano

Paolo, Giorgio… Colleghi, amici, persone con le quali ho condiviso idee, opinioni, problemi da risolvere, se ne sono andati per sempre. I bibliotecari nella nostra Valsesia non sono mai stati molti, ma loro appartenevano allo zoccolo duro, quello che era stato avviato a Grignasco con Gianni Rappa, che gestì dal 1965 la biblioteca, rendendola un centro di cultura all’avanguardia, ampliato nella nuova sede in piazza Cacciami, voluta dall’allora sindaco, Marcella Balconi, in un edificio progettato per essere una biblioteca, con i volumi a scaffale aperto, ordinati secondo la Classificazione CDD (Classificazione Decimale Dewey). Gianni fu il mio Maestro, colui che fin dalle scuole elementari mi indirizzò alle buone letture (allora a Serravalle non esisteva una Biblioteca). 

Frequentai come utente la Biblioteca di Borgosesia: in quegli anni mi occupavo di cose diverse, mai avrei pensato che con Giorgio Orsolano e Paolo Ceola saremmo diventati colleghi. Giorgio scelse poi altre strade: fu assessore provinciale alla Cultura, poi divenne dirigente in una cooperativa di servizi; Paolo invece restò in Biblioteca fino al recente collocamento a riposo. Quando vinsi il concorso come direttore della Biblioteca Civica “Farinone-Centa” di Varallo, da Paolo ebbi molta collaborazione: il nostro sogno era quello di riuscire finalmente ad attivare il Sistema Bibliotecario della Valsesia, che non era mai nato per l’eterna rivalità dei due centri nel voler ottenere il “Centro Rete”.

Paolo, che si era laureato nel 1975 a Padova in Scienze Politiche, con una tesi sul potere militare in Occidente, sviluppò questo filone di studi e ricerca, collaborando con quello che dapprima era l’Istituto per la storia della Resistenza in provincia di Vercelli “Cino Moscatelli” e ora è l’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia. Pubblicò saggi, articoli e libri: La nuova destra e la guerra contemporanea, Milano, Angeli, 1987; Il labirinto. Saggi sulla guerra contemporanea, Napoli, Liguori, 2002, ristampato nel 2016 in una nuova edizione accresciuta dalla Società italiana di Storia militare, presieduta dal professor Virgilio Ilari, di cui Paolo era membro dal 2013. Quel volume fu licenziato a Borgosesia nell’estate 2001 e nell’introduzione Paolo scrisse che era stato pensato e scritto prima del “giorno delle Torri” e che riuscì a vincere la tentazione di ripensare l’opera alla luce di quanto avvenne: “Poi è prevalsa la prudenza”, un’altra delle qualità del Paolo studioso: come storico non azzardava mai giudizi intempestivi, non sufficientemente meditati e argomentati. La presentazione si chiudeva con una laconica frase: “Questo volume è dedicato a Francesca”. Chi conosce Paolo e Francesca sa quanto la loro unione fosse salda, ma sempre discreta, un rapporto intimo e profondo, dal quale entrambi trassero linfa per le rispettive vite, mai mescolate: Francesca, una delle insegnanti migliori che la Ragioneria di Varallo ricordi, ha saputo trasmettere amore per le materie umanistiche in un Istituto Tecnico. 

Nel 2006 Paolo pubblicò Armi e democrazia. Per una teoria riformista della guerra, in occasione della presentazione a Varallo mi fu affidato il compito di condurre il dialogo intervistandolo come autore e fu davvero un’occasione di arricchimento. Nel 2017 uscì: Sempre giovane. L’articolo 11 della Costituzione italiana di fronte ai nuovi scenari di guerra e di crisi internazionali: Paolo, che fu presidente della Sezione di Borgosesia dell’Anpi, dedicò quel suo ultimo libro sull’articolo 11 della Costituzione, “L’Italia ripudia la guerra…”: “Ai partigiani italiani ed europei che, combattendo morirono da persone già libere, permettendo a noi, da liberi, di vivere”.

Credo che proprio questo concetto di libertà sia stato la sua stella polare, e che ora, come ha osservato il giovane sacerdote che, con voce dolce e sguardo limpido, il 18 ottobre ha recitato il rosario post funerale, a Borgosesia, nella chiesa di Sant’Antonio, sottolineando come, proprio dietro l’altare, si elevasse il muro al quale furono fucilati i “martiri di Borgosesia”, Paolo abbia finalmente reincontrato tutti coloro che sono morti per un ideale, quello stesso che noi oggi dobbiamo rispettare, anche esercitando i nostri diritti di cittadini, tanto duramente conquistati. 

Sono certa che Paolo avrebbe avuto ancora molte cose da dire e da offrire, ma il modo migliore di onorare la sua memoria, sarà proseguirne gli studi, tenendo ben saldo il timone della democrazia per congiurare derive autoritarie. Proprio in questi giorni sta terminando la selezione dei lavori inviati al concorso: “Scritta sui monti. Riflessioni artistiche sulla Costituzione”, indetto dall’Anpi Varallo e Alta Valsesia, in collaborazione con le sezioni Città di Novara e Città di Vercelli, in occasione della premiazione, Paolo sarà ricordato: “Sempre giovane”.

Piera Mazzone

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