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Cronaca | 19 ottobre 2021, 16:12

L'inferno di via Gifflenga e viale Torricelli

Residenti esasperati: rumore e fumi di notte, causa il cantiere delle ditte che lavorano per conto delle Ferrovie

Alcuni residenti con Catricalà e Sacco

Alcuni residenti con Catricalà e Sacco

L'inferno anche di notte. Anzi, soprattutto di notte.

«Ed è così dal 2016» dicono alcuni residenti di via Gifflenga e parte di Viale Torricelli, che incontriamo davanti al cantiere delle Ferrovie dello Stato, a due passi dalle loro abitazioni.

Hanno due problemi (di notte): «Il rumore incessante, che va avanti dalla sera e cessa solo tra le quattro e le cinque del mattino e il fumo, che ci impedisce di spalancare le finestre.»

Una signora racconta: «Certe volte mi sveglio, vedo che sono le tre di notte, ma dal momento che non riesco a dormire faccio che farmi un caffè, tanto ormai...»

«Tanto ormai...»

Un po' sono disperate, ma un po' anche rassegnate queste famiglie.

«È dal 2016 che questa storia va avanti. A volte chiediamo agli operai di queste ditte c he lavorano per le Ferrovie di spostarsi, così arriva meno fumo, ma non è certo colpa di chi lavora. Vivere così, però, è un inferno.»

Con alcuni di loro ci sono il consigliere comunale (ora indipendente) Michelangelo Catricalà, che segue la questione e si incontra periodicamente con i residenti, e il consigliere regionale del Movimento 5 stelle, Sean Sacco, che promette: «Porterò la questione in Consiglio regionale.»

Catricalà, per, punta l'indice anche contro il Comune. «È infatti il Comune che deve risolvere la questione. Dopo aver ricevuto una lettera firmata dai residenti, che hanno esposto il il problema, perché non li convoca, magari alla presenze delle Ferrovie dello Stato?» chiede Catricalà.

«Anche perché – prosegue – per poter eseguire i rilievi fotometrici, l'Arpa deve avere il mandato del Comune. Questa gente ha il sacrosanto diritto di vivere e, quindi, di dormire in santa pace.».

(Nel video, girato da un residente, si intravvede qualcosa. Ma di notte, dicono i residenti, è molto, molto peggio).

Remo Bassini

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