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Cronaca | 15 ottobre 2021, 08:14

«Funzionari dello Stato che fecero il massimo in un momento di emergenza»: la difesa chiede l'assoluzione per Malfi e Attinaese

Prime arringhe al processo sulla gestione dei migranti

«Funzionari dello Stato che fecero il massimo in un momento di emergenza»: la difesa chiede l'assoluzione per Malfi e Attinaese

Una situazione di emergenza dimostrata dai continui sbarchi, ma anche dalle relazioni ministeriali, dalle circolari e dai numeri. E funzionari dello Stato chiamati a operare sul campo «per difendere la dignità della Repubblica e i suoi valori di accoglienza e rispetto dei diritti umani». E' questo il contesto che i legali dell'ex prefetto Salvatore Malfi e della ex vice prefetto vicario Raffaella Attianese hanno tratteggiato nelle arringhe con le quali, attraverso percorsi diversi, sono arrivati a chiedere le assoluzioni per i rispettivi assistiti. 

Volge al termine il processo relativo alle gestione dei migranti tra il 2014 e il 2016 che, nel corso dell'indagine, si è poi ampliato con un filone relativo ai rapporti tra l'allora prefetto e il personale del suo ufficio. La prima udienza dedicata alle difese è stata occupata dalle discussioni degli avvocati Roberto Rossi (per Attianese) e Oliviero Mazza e Roberto Scheda (per Malfi). Nei confronti dei due alti funzionari statali l'accusa ha chiesto condanne a 8 anni e 10mila euro di multa (per Malfi), e a 5 anni e 5mila euro (per Attianese).

«La dottoressa Attianese era vice prefetto responsabile di sicurezza e ordine pubblico – ha rilevato Rossi -: non ha mai avuto un ruolo diretto nella stesura dei bandi oggetto di contestazione; non ha mai avuto un ruolo nell'individuazione delle strutture, non ha partecipato ai sopralluoghi, non ha determinato le capienze dei Cas, e nessuno riferiva a lei gli esiti delle verifiche sulle strutture. Eppure ad Attianese viene attribuita la responsabilità di atti che non ha contribuito a creare né ha firmato. Nessuno, neanche nelle intercettazioni ambientali, attribuisce mai alla mia cliente un ruolo nella determinazione delle capienze e nessuno ha mai riportato alla vice prefetto Attianese carenze tali, nelle strutture adibite a Cas, da configurare una situazione fraudolenta. E, del resto, non era al settore della mia cliente che spettavano i controlli né le contestazioni». Rossi ha anche sottolineato come, quando è poi diventata vice prefetto vicario, Attianese non abbia mai partecipato ai lavori delle commissioni di gara: «ha firmato il verbale di aggiudicazione come era nelle sue competenze – ha sottolineato Rossi –: erano atti prodotti dagli uffici preposti, a che titolo avrebbe dovuto sottrarsi? E poi, tutte le cooperative hanno lavorato, ricevendo il denaro che avevano richiesto in sede di bando».

Richiesta di assoluzione, anche per le accuse relative al filone dei rapporti con il personale della Prefettura per il quale l'allora viceprefetto vicario ha ricevuto pesanti contestazioni in concorso con Malfi. «Gip e Tribunale del Riesame hanno escluso indizi di colpevolezza di Attinaese per i reati contro la persona – ha detto Rossi – Entrambi i giudici hanno rilevato l'assenza elemento soggettivo nella commissione di reato di estorsione. Attianese non aveva motivo di pensare che Malfi non fosse stato vittima di appropriazione indebita da parte della segretaria e lo dimostra anche una delle registrazioni fatte dalla donna delle pulizie. Colf nei confronti della quale la mia assistita dimostra sempre un rispetto che esula dai contorni di un'estorsione e un atteggiamento che i giudici stessi hanno definito “protettivo”. Gli episodi che l'accusa attribuisce alla mia cliente come estorsivi avvengono alla presenza di testimoni, cosa già insolita, e, per di più, questi stessi testimoni, in aula, neanche ricordano quei fatti. Dunque i toni della conversazione non dovevano certo essere preoccupanti né minacciosi. E i fatti hanno dimostrato che neanche la presunta vittima li ha percepiti come tali».

Ha parlato di «lente d'ingrandimento distorcente applicata dall'accusa alla posizione di Malfi», l'avvocato Mazza che, esaminando uno a uno i 16 capi di imputazione contestati all'ex prefetto ha chiesto nella maggior parte dei casi l'assoluzione con formula ampia o per mancato raggiungimento della prova e, in altri, la riqualificazione con sentenza di non luogo a procedere per mancanza di querela o perché il fatto non è più previsto come reato. «Ci troviamo di fronte a un’indagine per corruzione dove non si è trovata alcuna prova di corruzione: non c’è passaggio di denaro, né un interesse economico – ha detto - Non è mai emersa una prova documentale che Malfi incontrasse Mascarino, o avesse preso qualche tipo di accordo con lui. Il Prefetto non è mai stato responsabile delle gare che gli vengono contestate come aggravanti: dava l'atto di indirizzo, ma non gestiva lui la gara e non gestiva materialmente gli atti. Tutte le cooperative hanno detto, in aula o nelle sit, di essere state contattate in via ufficiosa dalla Prefettura, eppure l'accusa si è concentrata solo sulla società di Mascarino». E ancora: «Le accuse di frode nelle pubbliche forniture vengono fatte sulla base di deposizioni dei migranti faticosamente rintracciati dall'accusa ma che sono arrivati in Italia nel 2016, quando Malfi non era più prefetto di Vercelli. Gli stessi volontari, che riferiscono di generiche carenze nelle strutture, non hanno mai avuto a che fare con il Prefetto».

Secondo il legale, nei confronti di Malfi viene usato lo strumento penale per sanzionare condotte che possono essere deprecabili sul versante umano, ma che non hanno rilevanza penale. «Le espressioni rivolte al personale della Prefettura sono certamente sgradevoli e ingiuriose, ma non sono un abuso d'ufficio. Sono ingiurie: non sarà commendevole, ma non è più un reato. E mancano totalmente della connotazione sessuale. I testi in aula ci dicono che Malfi insultava tutti, uomini e donne, ma, nella cerchia dei ristretti collaboratori, le donne erano la maggioranza. E, alla prova dei fatti, Malfi aiutò poi nella carriera tutto il personale, senza distinzione di sesso».

Molto articolato anche il capitolo relativo alla vicenda della donna delle pulizie: in prima istanza il legale ha chiesto alla corte di escludere tutte le prove legate alle registrazioni fatte dalla colf: «Di fatto – ha rilevato Mazza – si tratta di intercettazioni abusive effettuate in un Ufficio del Governo. Mancano il verbale di sequestro e la convalida del pm, non ci sono notizie sulla catena di custodia del registratore e tutte le conversazioni sono state selezionate dalla parte civile che, dunque, ci fa ascoltare solo una parte della vicenda». Ma se anche la richiesta non fosse accolta, l'avvocato Mazza ha chiesto comunque di assolvere il suo assistito: «Mancano gli elementi fondanti per contestare il reato di maltrattamenti e quello di estorsione. E quanto alla minaccia aggravata alla viceprefetto Attianese è la stessa parte offesa a non ricordare l'episodio, mentre le altre due persone presenti forniscono versioni contraddittorie».

Si torna in aula a gennaio con le ultime tre arringhe: l'avvocato Andrea Corsaro per Gianluca Mascarino, l'avvocato Marco Gaeta per la funzionaria Cristina Bottieri e l'avvocato Massimo Mussato per la collega Lucia Castelluccio. Poi ci sarà spazio alle repliche che, c'è da scommettere, saranno altrettanto articolate.

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