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Attualità | 03 ottobre 2021, 08:33

Monoclonali, al Sant'Andrea parte la nuova sperimentazione

Silvio Borré, primario di Malattie Infettive: «Già ottenuti risultati su 23 pazienti». Ora si cercano candidati per l'anticorpo da iniettare in via intramuscolare

Monoclonali, al Sant'Andrea parte la nuova sperimentazione

«Il vaccino resta il primo strumento per mettere la popolazione al sicuro dal rischio Covid, ma non tutti sviluppano sufficienti anticorpi per evitare le forme più gravi dell'infezione. Dunque è essenziale trovare una terapia che consenta di intervenire su chi ha contratto il virus prima che questo arrivi ai polmoni: gli anticorpi monoclonali potrebbero rappresentare lo strumento per chiudere definitivamente la partita con il Covid». E' il primario di Malattie Infettive, Silvio Borrè, a spiegare quanto finora è stato fatto al Sant'Andrea sul fronte delle cure tempestive con gli anticorpi monoclonali, molecole di sintesi prodotte e utilizzate già da tempo per la cura di altre patologie e, dallo scorso marzo, oggetto di sperimentazione anche per la cura del coronavirus.

Sono 23 finora i pazienti a cui l’Asl Vercelli ha somministrato la terapia con buoni risultati, come conferma Borrè: «Abbiamo salvato anche un novantenne grande obeso per il quale all'inizio avevamo poche speranze». La somministrazione, però, deve essere fatta entro i cinque giorni dal primo tampone positivo, proprio per evitare che il virus sia nel frattempo giunto ai polmoni.

«I monoclonali sono anticorpi già formati che vengono somministrati al paziente che attaccano la proteina Spike al posto degli anticorpi prodotti dal nostro organismo – aggiunge Borrè - I destinatari della sperimentazione partita lo scorso marzo sono grandi obesi, malati cardiovascolari e immunodepressi, che bisogna intercettare il più presto possibile. È essenziale che medici di medicina generale e Usca segnalino i candidati ma, in ogni caso, anche il singolo paziente può farsi avanti e noi valuteremo se rientra nelle casistiche previste dal ministero». La somministrazione avviene nell’ambulatorio di Malattie Infettive per via endovenosa: dopo un'ora di osservazione, il paziente viene riportato a casa con i mezzi dell’Asl e successivamente sottoposto a monitoraggio quotidiano.

Da circa una settimana, inoltre, nel reparto di Borrè è stata avviata la sperimentazione di un nuovo anticorpo monoclonale italiano da somministrare con iniezioni intramuscolare. La fase sperimentale, questa volta, è aperta a tutti. Per il test si arruolano pazienti asintomatici o paucisintomatici, con una diagnosi di infezione da meno di 72 ore (a esclusione di donne in gravidanza o di pazienti affetti da patologie gravi acute). Chi ha le caratteristiche per partecipare allo studio può rivolgersi alla struttura di Malattie Infettive dell’ospedale per ottenere informazioni.

«Questa modalità di somministrazione – spiega ancora Borrè – risulta più agevole per il medico e con un impatto minore sulle strutture ospedaliere. Se l'efficacia sarà confermata, potrebbe essere il futuro strumento per chiudere la partita con il virus: quest'anticorpo monoclonale neutralizza anche la variante Delta, e i virus che contengono le mutazioni chiave delle varianti sudafricana e brasiliana».

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