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Cronaca | 23 settembre 2021, 08:19

Ultimi testi al processo per le cittadinanze "facili"

La vicenda coinvolge anche due funzionari del Comune di Crescentino con accuse che vanno dall'associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al falso, alle false attestazioni in atto pubblico, al peculato d'uso

Ultimi testi al processo per le cittadinanze "facili"

Si avvia alla chiusura della fase dibattimentale il processo per le “cittadinanze facili” che, secondo l'accusa, sarebbero state rilasciate a brasiliani che avevano antenati italiani “forzando” uno dei requisiti richiesti dalla procedura del riconoscimento iure sanguinis, ovvero la volontà dei neo cittadini italiani di soggiornare poi stabilmente sul territorio in cui avevano ottenuto la residenza.

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La vicenda coinvolge due ex funzionari del Comune di Crescentino, Stefano Masino e Annalisa Aresi, e due brasiliani, residenti nel veronese: Simone Terezinha Frassini e il figlio Raphael Bussolo, titolari della società di servizi che si occupava delle pratiche di cittadinanza. Secondo le accuse, grazie al compiacente appoggio dei funzionari comunali crescentinesi, i due brasiliani riuscivano a far ottenere la cittadinanza in tempi brevissimi: una volta completato l'iter, i neo cittadini lasciavano immediatamente Crescentino alla volta di altre località italiane o di stati comunitari. Ai due funzionari comunali viene contestato di aver tratto benefici economici dalla collaborazione, intascando affitti in nero o mazzette: nell'ottobre 2020 per i quattro imputati scattarono le manette con accuse che, a vario titolo, comprendevano l'associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al falso, alle false attestazioni in atto pubblico, al peculato d'uso e ad altri reati satellite come violenza privata. I quattro imputati, dal canto loro, hanno sempre negato ogni addebito, ribadendo anche in aula la correttezza del proprio operato.

L'ultima udienza interamente dedicata ai testi ha visto il perito del Tribunale depositare un documento da 1800 pagine contenente la trascrizione delle intercettazioni ambientali acquisite durante l'indagine della Squadra Mobile della Questura di Vercelli. Inoltre, su richiesta dell'avvocato Cosimo Palumbo, legale di parte civile del Comune, è stato ascoltato l'agente immobiliare crescentinese che si occupava di trovare gli alloggi ai brasiliani. Nelle precedenti udienze, quando erano stati ascoltati alcuni dei proprietari degli alloggi, era emerso che almeno due di loro avevano verbalmente delegato la gestione dei rispettivi immobili e dunque era l'uomo a occuparsi dei ripetuti subentri e cambi di inquilini – che avvenivano ogni due o tre mesi. Il crescentinese, che da gennaio 2020 e fino al giorno degli arresti aveva anche condiviso parte dell'ufficio con la Frassini, rispondendo all'avvocato di parte civile e al pubblico ministero Carlo Introvigne ha detto di non aver ritenuto inusuale il frequente turn-over degli inquilini e ha ammesso di aver firmato alcune pratiche per conto dei proprietari degli alloggi, dai quali aveva ricevuto una delega verbale.

Alla richiesta della corte su quale tipo di garanzie avesse rispetto alla solvibilità degli inquilini, l'uomo ha spiegato di aver sempre fatto riferimento alla Frassini come referente per la riscossione degli affitti. E questo nonostante la donna non comparisse in alcun modo nei contratti di affitto.

Nella prossima udienza, dopo l'ultimo confronto con i periti, si passerà alla discussione con le conclusioni del pubblico ministero.

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