Attualità - 16 settembre 2021, 14:31

I giovani pakistani verso i centri di accoglienza nel cuneese e nel torinese

Sono stati inseriti nel circuito dei richiedenti protezione internazionale e la Prefettura ha trovato una collocazione in strutture adeguate

I giovani pakistani verso i centri di accoglienza nel cuneese e nel torinese

Sono stati inseriti nel circuito dei richiedenti protezione internazionale i 15 pakistani accampati da giorni in piazza Mazzini in attesa del completamento di tutte le procedure burocratiche previste dalla legge. E, in giornata, è previsto il loro trasferimento in due strutture - una in provincia di Torino e una nel cuneese - individuate dalla Prefettura e disponibili all'accoglienza dei migranti.

Si chiude, almeno per ora, una vicenda da giorni al centro delle cronache e che ha alimentato polemiche anche aspre sul tema dell'accoglienza.

«Abbiamo cercato una soluzione temporanea - dice il sindaco Andrea Corsaro - ma grazie all'impegno del Prefetto, che si è speso di persona su questa vicenda, i ragazzi pakistani possono ora essere accolti nei Centri dove svolgere la quarantena prevista dalle disposizioni anti covid e compiere l'iter per i richiedenti protezione internazionale».

A Vercelli già l'anno scorso si era verificata una situazione simile: «Nelle riunioni che si sono susseguite in questi giorni - spiega il sindaco - è emerso un dato anomalo: la nostra città registra un numero di pakistani richiedenti protezione internazionale quasi uguale a quello di Torino. Non è così né per Novara né per altri capoluoghi del Piemonte: a Vercelli sono state gestite una sessantina di pratiche, in altri centri se ne contano pochissime».

Per i ragazzi pakistani, così come per gli altri richiedenti asilo trovati sul territorio vercellese, l'iter prevede la fotosegnalazione in Questura (che dev'essere preceduta da un tampone che attesti la negatività al Covid): dunque, primo passaggio all'Asl, poi fotosegnalazione e accertamento sull'iter della richiesta di protezione. Una ricerca che dura sicuramente più delle ore di validità del tampone che, di conseguenza, va poi rifatto una seconda volta. Alla fine i giorni si sommano ai giorni con il rischio di vedere per settimane persone costrette a dormire all'aperto, con tutte le implicazioni del caso. «Per tutti è una ferita vedere persone che dormono per terra nei giardini e l'impegno delle istituzioni è sempre stato volto a velocizzare le pratiche per dare loro una soluzione stabile, salvaguardando gli aspetti sanitari e di decoro della città», conclude il sindaco.

fr

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