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Attualità | 11 settembre 2021, 13:23

Meic in preghiera per i pakistani accampati in piazza Mazzini

«Hanno lasciato il loro Paese e ora attendono risposte e un Centro di accoglienza che li possa ospitare»

Una delle foto che i vercellesi hanno condiviso sui social per segnalare la situazione in atto in piazza Mazzini

Una delle foto che i vercellesi hanno condiviso sui social per segnalare la situazione in atto in piazza Mazzini

Momento di preghiera, alle 18 di oggi, sabato 11 settembre, per il gruppo di 15 giovani pakistani fuggiti dal loro Paese di origine che da giorni vivono accampati a Vercelli nel prato di piazza Mazzini.

A invitare i fedeli alla preghiera è il Meic di Vercelli che dà appuntamento a tutti nella chiesa di San Michele. «Questi ragazzi sono in attesa di risposte da parte delle autorità, affinché venga riconosciuto loro il diritto di asilo in Italia - si legge in una nota del Meic -. Non hanno risorse, neppure famigliari o amici. Come Meic di Vercelli, Punto Pace di Pax Christi, ci troveremo oggi pomeriggio 11 settembre alle 18 nella chiesa di San Michele a pregare, affinché questi giovani possano trovare presto delle risposte e un Centro di accoglienza disposto ad ospitarli. L’invito è rivolto anche ai fedeli e ai cittadini vercellesi, affinché questa preghiera in loro aiuto incoraggi anche le Istituzioni a non voltarsi dall’altra parte».

In questi giorni sono diversi i vercellesi che hanno segnalato la situazione dei pakistani accampati nella zona dei giardini: come già era avvenuto lo scorso anno, non avendo la possibilità di essere accolti in un Cas, i migranti restano accampati a pochi metri dalla Questura in attesa delle carte occorrenti per essere inseriti nell'iter di accoglienza. Per la pratica è necessario che presentino domanda in Questura e che gli uffici raccolgano la documentazione necessaria. Dunque tempi non brevissimi.

Privati cittadini e la Croce rossa si sono occupati, finora, di consegnare loro un po' di cibo e le coperte per passare la notte. Ma la presenza di questi migranti, che - seguendo le rotte che dalla Turichia portano ai Balcani - arrivano in Italia quasi sempre a fine estate, aveva già sollevato domande e polemiche a sfondo umanitario e sanitario.

redaz

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