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Cronaca | 27 luglio 2021, 08:37

Rsa di piazza Mazzini: chiesti 5 rinvii a giudizio per gli anziani morti nella prima ondata Covid

Omicidio colposo e omissione di atti di ufficio sono le accuse che vengono contestate dalla Procura della Repubblica. A marzo 2020 furono 49 i decessi. Tra gli indagati anche l'allora manager dell'Asl

Rsa di piazza Mazzini: chiesti 5 rinvii a giudizio per gli anziani morti nella prima ondata Covid

Omicidio colposo e omissione di atti d'ufficio: sono le accuse per le quali la Procura della Repubblica di Vercelli ha chiesto il rinvio a giudizio di cinque persone finite nel registro degli indagati per le morti di anziani colpiti dal Covid nella casa di riposo di piazza Mazzini nella primavera 2020.

Tre di loro sono il direttore generale della struttura, l'allora direttrice sanitaria e la responsabile delle Oss (difesi dagli avvocati Massimo Mussato e Aldo Casalini), gli altri sono la referente del 118 di Novara (rappresentata dall'avvocato Carla Zucco di Novara) e l'allora direttrice generale dell'Asl Vercelli (difesa dall'avvocato Michela Malerba di Torino). Richiesta di messa alla prova, da parte della Procura, per la primaria del Pronto soccorso. Archiviate le posizioni di altre persone inizialmente finite nel registro degli indagati dopo che, a marzo 2020, oltre 40 anziani erano morti nella struttura di piazza Mazzini. Il sostituto procuratore Carlo Introvigne, che ha chiuso il fascicolo avviato dal collega Davide Pretti, ha invece lasciato cadere le accuse di epidemia dolosa, adottando una posizione in linea con quanto stabilisce la Cassazione che riconosce l'esistenza di questo reato nel caso in cui si assumano comportamenti che provochino la diffusione del virus e non per omissione di atti che avrebbero potuto impedirlo. 

Un dramma che ha lasciato profonde ferite quello che si era consumato nella Rsa di piazza Mazzini: anziani contagiati e morti uno dopo l'altro, personale in malattia e impossibile da sostituire, problemi nel rifornimento dei dispositivi di protezione individuale. Un dramma che, secondo la Procura, sarebbe stato ascrivibile anche a comportamenti non adeguati messi in atto all'interno della Rsa. In particolare vengono contestati il mancato isolamento degli ospiti, la non completa chiusura della struttura agli esterni, il permanere di momenti di socializzazione che, senza un adeguato distanziamento tra le persone, avrebbero consentito al virus di dilagare.

Allo stesso modo non sarebbero state prese misure adeguate in relazione ai dispositivi di protezione individuale del personale e non sarebbe stata effettuata un'adeguata sanificazione dei locali fino a oltre il 25 marzo, data in cui, attraverso una drammatica lettera diffusa agli organi di stampa, il direttore della struttura chiedeva aiuto.

Nel fascicolo anche l'episodio del mancato ricovero di cinque anziani, poi tutti morti nel giro di pochi giorni: al Sant'Andrea i posti letto in terapia intensiva erano praticamente tutti occupati e, nei confronti dei vecchietti, sarebbe stato adottato il cosiddetto "triage militare", lasciandoli al proprio destino invece di cercare altre strutture sanitarie in cui inviarli.

Capitolo a sé quello relativo alla dirigente dell'Asl, alla quale vengono contestate tra le altre cose, la mancanza di linee guida cui attenersi, l'aver rifiutato di aiutare la struttura nonostante le reiterate richieste effettuate anche dal sindaco in sede di riunione prefettizia, il mancato invio della commissione di vigilanza e la mancata esecuzione dei tamponi sugli ospiti fino all'inizio del mese di aprile (quando oltre la metà dei sopravvissuti risultò positiva al covid). 

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