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Arte e Cultura | 08 luglio 2021, 16:40

“Forse non morirò di giovedì”: la storia di un uomo e di un giornalismo che (forse) non c'è più

Alla Mondadori, la presentazione del nuovo romanzo di Remo Bassini, che ha dialogato con Elisabetta Perfumo

Elisabetta Perfumo e Remo Bassini

Elisabetta Perfumo e Remo Bassini

Martedì 6 luglio, libreria Mondadori di Vercelli: presentazione del nuovo romanzo (il tredicesimo) “Forse non morirò di giovedì”, Golem Edizioni. di Remo Bassini, incalzato dalla domande, precise e puntuali, di Elisabetta Perfumo.

“È la storia di un uomo che ama il suo lavoro, in questo caso il giornalismo, più di altra cosa al mondo. Un uomo che crede fortemente nella libertà”.

Il libro inizia con una riunione del giornale, il protagonista/direttore ha davanti a sé i suoi giornalisti “Ma lui – dice Bassini – invece di guardarli, fissa oltre i vetri della finestra, così ripensa al suo cane, Arno, alla moglie... Il cane è morto e la moglie lo ha lasciato: insomma, il direttore è soprattutto un uomo solo. Gli resta il giornale...”.

Il romanzo si articola nel racconto di diverse storie intrecciate tra loro. La prima è l’intervista che Sovesci (il direttore del giornale) dovrà concedere a una sua ex giornalista, approdata al mondo della televisione. La seconda, invece, è una notizia di cronaca nera: una coppia di uomini, di differente età e probabilmente omosessuali, è stata selvaggiamente picchiata da una banda di teppisti. La storia del pestaggio, per Sovesci, va pubblicato sul giornale, ma dare una notizia cosi dura in una realtà cosi piccola, come la città dove abita Sovesci, non è sempre facile...

  

Il personaggio di Sovesci è complesso, e la narrazione del libro descrive nove giorni di fuoco per il direttore Sovesci.

Gli elementi in comune tra Remo Bassini (che ha diretto La Sesia per nove anni) e il Direttore di “Forse non morirò di giovedì”, Antonio Sovesci, comunque ci sono, a partire dalla scaramanzia.

(«Sovesci è superstizioso, ha paura del giovedì, io ho altre superstizioni» ha detto Bassini),

o la durezza con se stessi e gli altri: “Sovesci sentiva il giornale come una famiglia, dove tutti i giornalisti sono liberi, liberi come lui. Si accorge, però, che le cose non stanno cosi. Quando arriva la crisi sulla carta stampata, tanti giornalisti rinunciano a essere liberi pur di salvare (ma è comprensibile, è umano) il proprio posto di lavoro.»

Il romanzo (che ha una bella post fazione formata da Giorgio Levi) è anche narrazione nostalgica di un giornalismo che, forse, non c’è più.

«E il prossimo libro?», ha domandato Elisabetta Perfumo.

«Si intitola “La suora”, esce a fine anno, sempre per Golem, ed è ambientato tra il lago d'Orta, la Valsesia e Vercelli: quella del lockdown e quella dell'immediato dopo guerra. Diciamo che è un giallo, ma penso che sfugga a una classificazione»ı ha riposto Bassini.

Alessandro Borasio

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