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Attualità | 23 marzo 2021, 20:40

Marsiglia: storia di un giornale libero. E ribelle

Intervista a Leo Purguette, giovane direttore del quotidiano La Marseillaise (dove lavorò un certo... Izzo). Il giornale, che era destinato a chiudere, si è salvato grazie a una grande mobilitazione di lettori che hanno affiancato i dipendenti

Leo Purguette, direttore de La Marseillaise (foto di Mohammed El Hamzaoui)

Leo Purguette, direttore de La Marseillaise (foto di Mohammed El Hamzaoui)

Il nero della notte , il fumo della sigaretta. Il giornale è chiuso. Ultima tappa è il “Peano”. Due chiacchiere, un giro di whisky, parole in libertà. Già la libertà. A quei tempi , quando Jean Claude Izzo era un giornalista de La Marseillaise, la libertà non era solo un principio ma, una fede. Per un giornalista la strada per la verità.

Nelle pagine dei suoi romanzi racconta spesso del suo giornale. In una Marsiglia di passioni e dolori. “Dove c’è rabbia c’è vita” scriveva.

Quella frase sembra riecheggiare nella vecchia sala delle rotative de La Marseillaise, dove incontro Leo Purguette, giovane, dinamico, gli occhi sinceri. È lui il direttore editoriale che ha trasformato la “rabbia” in azione politica con quell’ingrediente indispensabile che ha un solo nome: solidarietà. Un giornale destinato a chiudere, risorto grazie a una mobilitazione cittadina esemplare.

La Marseillaise ha una lunga storia. E’ anche il giornale dove ha lavorato Jean Claude Izzo. Negli ultimi anni ha vissuto gravi momenti di crisi. Perché?

“La Marseillaise è un giornale che non ha paura di combattere. Fu fondato durante la resistenza all'occupazione nazista, divenne clandestino, e venne sequestrato 14 volte durante la guerra algerina. La sua libertà è la sua forza editoriale ma anche la sua debolezza finanziaria. Come il resto della stampa francese, La Marseillaise ha dovuto affrontare la crisi del settore e l'arrivo di Internet, ma a differenza della maggior parte dei media francesi, non è sostenuta da nessun grande gruppo militare-finanziario. Dopo aver superato diversi periodi di difficoltà, La Marseillaise ha dovuto affrontare la crisi sanitaria e ha rischiato di scomparire.”

In piena pandemia il giornale ha rischiato di essere venduto. Cosa è successo?

“A causa della pandemia e del primo confinamento, prima abbiamo subito un crollo improvviso degli introiti pubblicitari e degli annunci legali, due importanti fonti di finanziamento per il nostro quotidiano, e poi dalle principali banche ci è stato rifiutato un prestito garantito dallo Stato. Il tribunale commerciale ha quindi dichiarato la liquidazione giudiziaria dell'editore del giornale il 13 luglio 2020 con attività continuativa e ha concesso un periodo di un mese per trovare un acquirente. Con gli “Amici della Marsigliese”, che è una nostra attivissima associazione di lettori, e con un certo numero di dipendenti, ci siamo mobilitati per costruire una soluzione che preservasse i posti di lavoro, la nostra linea editoriale, la nostra pubblicazione quotidiana e la nostra area di distribuzione”.

In un momento come questo quanto conta ancora la partecipazione, la protesta per rivendicare un diritto?

“La mobilitazione dei lettori, dei dipendenti e di tutti i nostri sostenitori è stata decisiva per il successo del nostro progetto. Voglio ringraziare il regista Robert Guédiguian e il resistente e deportato Marcel Thomazeau, che fu direttore del nostro giornale. Insieme, hanno lanciato un appello per il sostegno che ha raccolto migliaia di firmatari. Siamo riusciti a raccogliere 1,8 milioni di euro in poche settimane, nel cuore dell'estate e nel pieno di una pandemia. Abbiamo dovuto affrontare un progetto di acquisizione in competizione con il quotidiano La Provence e il miliardario Xavier Niel che prevedeva di tagliare l'80% dei posti di lavoro e trasformare il nostro quotidiano regionale in un settimanale locale. Ci siamo rivolti principalmente ai principali eventi sportivi organizzati da La Marseillaise. Abbiamo dato vita a un grande raduno il 13 agosto, il giorno prima della data per la presentazione delle offerte al tribunale commerciale. Ancora una volta, nonostante il contesto, questo incontro è stato un grande successo e l'offerta concorrente non è stata presentata.”

Qual è oggi il tuo ruolo al giornale?

“Ho iniziato come semplice redattore. Poi sono poi diventato caporedattore prima di assumere la responsabilità di direttore editoriale ed essere eletto presidente di La Marseillaise alla fine di gennaio.”

Usciamo fuori , in questa piazza, Cours Honoré d'Estienne d'Orves, dove è passata tanta storia. Dove, di fronte alla redazione de La Marseillaise, c’era la redazione di Les Cahiers du Sud, la rivista diretta da Jean Ballard che vantava tra i suoi collaboratori Simon Weil, Marguerite Yorcenaur, Walter Benjamin.

Che futuro immagini per La Marseillaise?

“Immagino un futuro all’altezza della nostra storia: un giornale che conta nel panorama mediatico e nella battaglia delle idee, un giornale che sta cambiando anche investendo su Internet e stringendo la collaborazione con Maritima media , un gruppo radiotelevisivo e di web locale che ha accettato di fidarsi di noi partecipando al nostro progetto. Immagino un giornale fedele ai suoi valori fondanti sulla resistenza nelle condizioni del nostro tempo. Un giornale che continua la lotta. “

C’è una bella frase di Izzo “dove c’è rabbia c’è vita”. Pensi sia ancora così?

“Nella prima pagina del giornale abbiamo inserito una citazione di Bertolt Brecht, alla quale aderisco con tutto il cuore: "Chi combatte può perdere, chi non combatte ha già perso".

 

Stefania Nardini

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