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Economia | 21 marzo 2021, 09:02

Ascom: «Insufficiente il Decreto Sostegni: si deve far di più e più in fretta»

Bisceglia e Saggia: «Interi settori rischiano di scomparire, servono un sostegno forte e una prospettiva di ripresa»

Antonio Bisceglia e Jose Saggia durante una manifestazione di Ascom

Antonio Bisceglia e Jose Saggia durante una manifestazione di Ascom

«Abbiamo atteso tre mesi il provvedimento, per poi vederci servire un “brodino". Lo diciamo da tempo: se non vogliamo che vengano cancellati interi comparti bisogna fare molto di più. Anche il Presidente del Consiglio l’ha riconosciuto. Ma il tempo per intervenire per tantissime imprese è praticamente finito, quindi non vogliamo annunci ma fatti concreti». Clima di delusione, in casa Ascom Confcommercio, per i contenuti del decreto "Sostegni". Alle parole del presidente di Ascom Vercelli, che definisce "brodino" i provvedimenti contenuti nel documento, fa eco Jose Saggia (Fipe-Ascom): «Per i pubblici esercizi le poche risorse che arriveranno serviranno per pagare gli acconti delle tasse prorogati al 30 aprile. Mi chiedo: come possiamo pensare di sostenere il settore in questo modo? Il comparto dei pubblici esercizi necessità risorse per poter ripartire, per gli approvvigionamenti e per mantenere la forza lavoro. Diversamente dovremo ritenere di essere stati abbandonati dai nostri Governanti».

Ascom Confcommercio della provincia di Vercelli riprende con forza quanto espresso da Confcommercio a livello nazionale in una nota: «Occorre rafforzare decisamente - entro e oltre il perimetro del decreto “Sostegni” - le risorse dedicate ai ristori che verranno riconosciuti ad imprese e partite IVA a fronte delle perdite di fatturato medio mensile registrate nel 2020 rispetto al 2019. Il provvedimento assunto ieri dal Consiglio dei Ministri stanzia infatti per tali interventi circa 11 miliardi sui 32 complessivi mobilitati dal decreto. Ma la platea degli interessati è nell’ordine dei 3 milioni di soggetti, tenendo conto dei filtri di accesso agli indennizzi costituiti da un ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi inferiore nel 2020 di almeno il 30 per cento rispetto al 2019, e dal tetto di 10 milioni di euro per i ricavi o compensi, e le imprese si trovano a fronteggiare l’impatto di una picchiata della spesa per consumi, nel 2020, prossima ai 130 miliardi di euro. Servono, dunque, ristori più adeguati in termini di risorse, più inclusivi in termini di parametri d’accesso, più tempestivi in termini di meccanismi operativi. Stesse considerazioni per le misure dedicate a turismo, montagna e cultura. Restano poi urgentissimi gli interventi in materia di moratorie creditizie e di sostegno della liquidità delle imprese. Bene le proroghe della Cassa Covid, ferma restando la necessità di assicurare la copertura anche per tutti i periodi antecedenti al 1 aprile, e delle deroghe per i contratti a termine sino alla fine dell’anno, nonché l’ulteriore finanziamento del fondo per il parziale esonero contributivo di lavoratori autonomi e professionisti istituito in Legge di Bilancio. Cartelle esattoriali: cancellazione di quelle dal 2000 al 2010 fino a 5000 euro per i soggetti con reddito 2019 fino a 30mila euro. Si resta – conclude Confcommercio - in attesa della riforma della riscossione». 

Conclude Bisceglia: «Lamentarsi non fa parte del modo di essere delle nostre imprese: parliamo di persone, famiglie e collaboratori votati al “fare”. Ma l’impossibilità di lavorare ha portato a situazioni per tanti settori veramente drammatiche: per evitare che in molti a breve gettino la spugna abbiamo bisogno di un sostegno forte ed immediato dallo Stato, oltre che di una prospettiva per la ripresa».

redaz

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