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Arte e Cultura | 19 febbraio 2021, 12:30

Il Teatro Civico (come non l'avete mai visto)

Un'anticipazione del libro di Flavio Ardissone e Raffaella Lanza

Il Teatro Civico (come non l'avete mai visto)

Un libro sul teatro Civico di Vercelli. Lo stanno scrivendo (o ultimando) non si sa, Flavio Ardissone, che di cinema e di teatro vercellesi ne sa perché li ha "respirati" per una vita (a cominciare da quello storico dei Salesiani) e la giornalista Raffaella Lanza.

In anteprima, una pagina.

1975
Mio padre mi accompagna per incontrare l'allora direttore del teatro, il mitico Armando Rocco
Il piccolo Belvedere non riusciva più a contenere con i suoi 272 posti il concorso canoro per i giovani debuttanti che aveva sostituito il festival delle Primule ideato negli anni ‘70 dal compianto maestro Gigi Michelone.
Con gli amici del gruppo Don Bosco avevamo creato un “piccolo gigante” che per ben 25 anni consecutivi riscontrò un successo strepitoso: Le mille e... una nota.

L’inaspettato e sempre crescente successo ci costrinse ad effettuare la seconda edizione nel cortile del Belvedere ma il rischio pioggia ed altre situazioni logistiche non sono buoni compagni di viaggio.
Occorreva quindi traslocare in altra sede più capiente o addirittura approdare al massimo teatro cittadino.
Io e mio papà ci rechiamo presso la direzione del teatro via Monte di Pietà e al primo piano ci accoglie Armando Rocco. Ricordo benissimo il suo ufficio pieno zeppo di locandine di vecchi spettacoli, Totò-Magnani-Primo Carnea ecc… Queste non incorniciate ma incollate alle pareti. Il signorile Rocco risponde alla nostra richiesta snobbandoci un po'.
”Ma siete sicuri? Giovani così conoscete le consuetudini e le regole teatrali?, al massimo posso concedervi l'utilizzo del teatro da mezzogiorno alle 19 di un sabato pomeriggio perché poi per le 20 dobbiamo tirare giù lo schermo e proseguire la nostra attività cinematografica…e poi i costi…”
Ci chiese un affitto spropositato per l'epoca: trecentomila lire cercando a suo modo di dribblare quella insolita richiesta di affitto che però con molto coraggio accettiamo.
Ci accordiamo con Mario Guagliumi perché il macchinista era pagato a parte e con l’amplificazione del collega maestro Carlo Ruffinengo tutto il locale ci costa quasi mezzo milione di vecchie lire… ciò nonostante i settecento spettatori paganti ci consentono di pareggiare le spese accantonando ancora qualche spicciolo che la sapiente la “socia” Claudia Tugnolo consegna all’Oratorio Belvedere.
Terminiamo lo spettacolo in fretta e furia perché il buon Mario Guagliumi doveva “tirare giù lo schermo…”
Addirittura gli ultimi elementi scenici sono portati via nel completo silenzio in quanto la proiezione inizia maestosamente sullo schermo più grande di Vercelli (12 metri di base) con noi involontari spettatori sul retro…
Da quel giorno la mia presenza al Civico fu costante e per “rubare “il mestiere”, diventai amico di quel geloso e mitico capo macchinista- operatore cinematografico e direttore di palco che fu il Mario Guagliumi.
Fu lui stesso che dopo qualche mese “profetizzò” il mio futuro incarico.
“…t’avrii da pielu ti al Civic” e così fu … 

 

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