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Arte e Cultura | 19 febbraio 2021, 11:40

In libreria il nuovo libro di Bassini, Forse non morirò di giovedì

E' ambientato nella redazione di un giornale di provincia, ma parla anche di amori che fanno male e di omofobia.- Dedicato a Francesco Brizzolara e Ciro Paglia - Postafazione di Giorgio Levi - Prima intervista e recensioni

Forse non morirò di gioved', Golem edizioni

Forse non morirò di gioved', Golem edizioni

È in libreria, da giovedì 18 febbraio, “Forse non morirò di giovedì”, il nuovo libro di Remo Bassini, Golem edizioni.

Il romanzo racconta la vita di un giornale, parla quindi del mestiere del giornalista, ma parla anche della vita di provincia, di omofobia e di amori che fanno male.

Nei ringraziamenti Bassini ha scritto:Dedico questo libro a tutti i giornalisti liberi e a due persone in particolare, che non ci sono più: Francesco Brizzolara, che è stato il mio direttore e che mi ha insegnato a fare il direttore, e Ciro Paglia, che non ha bisogno di presentazioni e che è il più bravo giornalista che ho incontrato sul mio cammino.
Ma il grazie più grande va a Giorgio Levi, a cui ho chiesto di scrivere la postfazione. Con questo, ho pubblicato tredici libri, tra romanzi e raccolte di racconti. Solo due hanno una postfazione: il giallo politico Lo scommettitore, scritta da Marco Travaglio, e Forse non morirò di giovedì, appunto da Giorgio Levi, che è stato giornalista de La Stampa, ma non solo, e che è direttore del Centro Pestelli, a Torino. Un collega preparato e libero. Ci tenevo al suo contributo.

Ecco due pagine del libro.

In realtà, Sovesci sta cercando di capire se la sua nuova dirimpettaia è in casa. È una donna sui quaranta, carina, vive da sei, sette mesi in quell’appartamento che in passato ospitava una coppia di anziani.
Di lei Sovesci sa solo che verso le ventidue, quando lui sta ancora lavorando e sogna un piatto caldo, va a dormire dopo aver letto o guardato la televisione. In un paio di occasioni hanno scambiato qualche parola, da finestra a finestra.«Lei, dunque, è il direttore?» «Sì, sono il direttore. E lei, che lavoro fa?» «Sono maestra elementare.»
Roba da poco e di pochi minuti. Vorrebbe tanto, lui, conoscere il nome di questa sua benedetta vicina che, una sera di tre mesi fa, lo ha stregato.Dopo la chiusura del giornale, ormai solo in redazione, aveva spento la luce e aperto la finestra per bere in santa pace, stravaccato in poltrona, una tisana con zenzero, limone e miele ormai fredda, che gli aveva preparato la segretaria Laura, ore prima. Quando aveva finito, dalla finestra, l’aveva vista, seduta ma piegata in avanti, con le mani in faccia e un fazzoletto per asciugarsi le lacrime.Si era sentito in imbarazzo, fuori posto, come se la stesse spiando.
Perché Sovesci è cresciuto in un certo modo, portato come esempio dalla sua maestra quand’era bambino, e adesso, che è grande, non è cambiato: è un uomo perbene, rispettoso delle regole. Per lavoro un giornalista può spiare, a volte serve, ma nella vita no, non ha mai spiato nessuno, lui, nemmeno Simona; e se quella sera avesse visto nuda la sua vicina, c’è da giurarci, avrebbe chiuso la finestra e se ne sarebbe andato.
Invece, nel vederla piangere come una bimba disperata, si era incantato; e poi, ore dopo, non era riuscito a prendere sonno ripensando a lei e sentendosi doppiamente in colpa perché certo, non l’aveva vista nuda, ma era stata un po’ la stessa cosa perché il pensiero di quel corpicino piegato sulla sedia, come in posizione fetale, lo aveva eccitato.

Su NewsBiella una prima recensione (LEGGI QUI) dal titolo Un pestaggio notturno in una piccola, ipocrita città di Provincia.
Su NewsNovara un'intervista (LEGGI QUI).
Su AostaCronaca l'annuncio dell'uscita del libro (LEGGI QUI).
Sul blog di Giorgio Levi (Il Times): LEGGI QUI
Su Notizia Oggi Vercelli, recensione (LEGGI QUI).

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