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Attualità | 15 febbraio 2021, 11:52

Stecco: «Microzone rosse, cure domiciliari, accelerazione nei vaccini: se il virus diventa endemico servono soluzioni nuove»

Dopo le polemiche sulla stagione sciistica, un intervento del presidente della commissione regionale Sanità riapre il dibattito sulla gestione dell'emergenza e della vita quotidiana

Stecco: «Microzone rosse, cure domiciliari, accelerazione nei vaccini: se il virus diventa endemico servono soluzioni nuove»

Chiusure mirate per le località in cui si registrino situazioni di maggio rischio e interventi mirati alle singole realtà territoriali. E' la proposta del consigliere regionale Alessandro Stecco, presidente della commissione Sanità, all'indomani delle polemiche per l'ennesima sospensione della stagione sciistica, comunicato a poche ore dall'annunciata apertura degli impianti.

«Il sistema di monitoraggio a colori delle Regioni da parte del Ministero con il bollettino settimanale del venerdì, con comunicazioni il sabato per aprire o chiudere dalla domenica in poi, non mi convince affatto - spiega Stecco in un post -: è profondamente immaturo nei confronti del tessuto economico produttivo del quale non considera le esigenze, e fatto così crea più scompiglio che altro, come non mi convince la tempestività delle comunicazioni del Comitato Tecnico Scientifico al Ministero della Salute. Personalmente avrei visto bene la localizzazione di aree o strati di popolazione a rischio e interventi mirati solo locali, dal momento che da tantissimi mesi il monitoraggio del governo sulle Regioni misura ed è in grado di identificare comuni o aree più a rischio di altri. Ma a Roma si è sempre preferito chiudere per regioni e non per località: a mio avviso un errore».

Il consigliere regionale, tuttavia, guarda più in generale all'evoluzione del virus: «Se il covid diventerà endemico, cioè continuerà a circolare, ci dovremo convivere come già facciamo con tanti altri virus, e come i virus respiratori invernali, si manifesterà di più in inverno e meno in estate. Ma la convivenza non sarà certo come quella attuale - prosegue il consigliere regionale -. Quando avremo raggiunto il 70% della popolazione vaccinata avremo ridotto drasticamente il numero di persone contagiabili e la circolazione del virus. A questi ritmi (circa 26000 vaccinati / giorno in Italia) quella soglia qualcuno la stima raggiungibile solo fra diversi anni, ma prevedo che con l'ingresso di nuovi vaccini e nuove disponibilità ci sarà una progressiva accelerazione del tasso di vaccinazione giornaliero, con alcune Regioni che penso che arriveranno al traguardo prima di altre. Si sta formando un'opinione consistente che, pur con le diverse varianti in giro, tra immunizzazione di fondo per precedenti contatti e vaccinazione, riduzione della circolazione, terapie e contact tracing, il Covid potrebbe in futuro essere considerato come lo sono stati fino a ieri i picchi influenzali stagionali, cioè da trattare con attenzione per gli individui più a rischio, con possibilità di picchi contenuti, ma non più in grado di creare parecchie migliaia di ricoverati anche gravi in ospedale in poche settimane come per esempio successo a novembre in Piemonte».

E, rispetto a quella che, al momento, è la difficile ricerca del punto di equilibrio tra emergenza sanitaria e emergenza economica e sociale, Stecco rileva come «Se dovessimo convivere con il virus dobbiamo fare in modo che nel prossimo futuro e nel più breve tempo possibile, si possa tenere aperto tutto, e dico tutte le attività, facendo funzionare tutto quello che già è stato messo in campo per la prevenzione, contenimento, la diagnosi e la terapia e migliorando laddove siamo deficitari come ad esempio focalizzare su terapie specifiche, curare a casa, e la campagna nazionale vaccinale, che probabilmente andava lasciata fare alle regioni anche come approvvigionamento iniziale».

E' possibile tutto cio'? Si e' possibile, se usciamo dal pressapochismo dei controlli spesso inesistenti persino in luoghi strategici come gli aeroporti (ricordiamoci di quest'estate) avendo in mente che ci sono anche paesi dove e' tutto aperto, e gestiscono tutto in modo serio e puntuale, oppure Paesi che in pochi mesi completano tutta la campagna vaccinale.

redaz

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