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Attualità | 16 gennaio 2021, 09:19

Variante inglese: il primo caso in Piemonte identificato nel vercellese

Il virus presente su un campione inviato dall'Asl ai laboratori torinesi dell'Amedeo di Savoia e non ha generato alcun focolaio

Variante inglese: il primo caso in Piemonte identificato nel vercellese

Il primo caso di variante inglese del Covid rilevato in Piemonte è relativo a una 27enne del vercellese, rientrata il 20 dicembre scorso dalla Gran Bretagna. «A rilevare la presenza della variante - spiega l'assessore regionale Matteo Marnati - sono stati i laboratori dell’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale che avevano ricevuto il test dai laboratori di analisi dell'Asl di Vercelli, dove il tampone era stato conservato su indicazione della responsabile Fulvia Milano, non appena era stata resa ufficiale la presenza della variante che viene considerata particolarmente contagiosa».

l medesimi laboratori torinesi stanno ora verificando un secondo caso, questa volta di un paziente del cuneese, che potrebbe aver contratto la variante inglese, mentre un terzo campione analizzato avrebbe evidenziato la presenza di una variante diversa, che già circola in Europa.

La prima buona notizia è che il caso rilevato non ha comunque portato ad alcun focolaio, né nel vercellese né altrove. E la seconda buona notizia è che  «attraverso i nostri test - ribadisce Marnati - siamo in grado di intercettare tutte le varianti e, visto che il singolo caso non ha dato luogo a focolai, possiamo affermare che l’attività di prevenzione ha ben funzionato permettendo l’immediata identificazione del paziente. Ringrazio per l’efficienza il direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico che, nei prossimi giorni, attuerà un continuo monitoraggio di altri test molecolari».

Fin da dicembre, quando era stato lanciato l’allarme per la diffusione di una variante del virus pandemico, l’assessore regionale alla Ricerca applicata Covid aveva chiesto che si verificasse, attraverso le strutture regionali, ogni possibile criticità. «Dalla valutazione dei reagenti che vengono utilizzati dai nostri laboratori pubblici e accreditati – afferma Marnati - si era verificato che l’eventuale variante era coperta in quanto reagenti utilizzati e test acquistati da Dirmei e dalle Asl piemontesi, prevedono la ricerca di più geni».

 

 

redaz

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