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Cronaca | 14 gennaio 2021, 07:32

Quattro richieste di condanna per il dissesto di Centro Più Assistenza

Chiesti sei anni per presidente e direttore della coop fallita, quattro per le componenti del CdA. Ma per i difensori le relazioni dei periti non sarebbero esaustive e mancherebbe la prova della volontà degli imputati di commettere il reato

Quattro richieste di condanna per il dissesto di Centro Più Assistenza

Richieste di condanna per complessivi 20 anni e 6 mesi al processo che vede quattro amministratori e dirigenti di società e cooperative chiamati a rispondere, a vario titolo, di bancarotta fraudolenta per le operazioni che portarono al dissesto di alcune aziende che avevano ragione sociale e finalità diverse, ma che erano legate dallo stesso management e da passaggi di denaro da una alle altre.

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Mercoledì, al termine della sua requisitoria, il pubblico ministero Rosamaria Iera ha chiesto condanne a sei anni per Marco Ciocchetti e Guido Gabotto, rispettivamente presidente e direttore di Centro Più Assistenza (la cooperativa che gestiva case di riposo dalle quale ha preso il via tutta la vicenda) e 4 anni e 3 mesi per due donne, oggi ultra settantenni, che facevano parte dei consigli di amministrazione delle società coinvolte nell’inchiesta.

Nella requisitoria, il magistrato ha ripercorso attraverso le relazioni del curatore fallimentare e dei periti i passaggi che portarono al dissesto di Centro Più Assistenza mettendo sotto accusa le decisioni degli amministratori di avallare finanziamenti ingenti nei confronti di altre società che avevano sempre gli stessi amministratori (Gestel, Il Taccuino, San Bernardino srl) ma oggetti sociali del tutto estranei a quello della Centro Più Assistenza. Finanziamenti che nella ricostruzione dell’accusa non avrebbero avuto alcuna giustificazione economica e che vennero effettuati utilizzando denaro che doveva essere destinato a pagamenti verso i lavoratori, verso l’Inps e verso Equitalia. A quantificare in oltre due milioni e mezzo di euro danni complessivamente patiti dalla Centro Più Assistenza è stato il legale di parte civile che ha chiesto alla corte di stabilire una provvisionale di un milione di euro.

Richieste di assoluzioni sono invece arrivate dal gruppo di legali che assistono gli imputati: secondo  gli avvocati Marco Mortarino e Roberto Scheda, difensori di una delle componenti del CdA, le relazioni di curatori e periti sarebbero state poco obiettive e orientate a mettere in cattiva luce gli amministratori finiti a processo. «Gabotto è un giornalista che dice cose scomode e dà fastidio a molti a Vercelli», ha detto Scheda. Nel procedimento non sarebbero state poi presi in considerazione conferimenti di denaro effettuati da parte degli amministratori stessi delle società e, inoltre i contestati trasferimenti di denaro da Centro Più alle altre società sarebbero stati perfettamente legittimi, dal momento che nello statuto della cooperativa era precisato che la società poteva agire con molteplici opportunità per perseguire il proprio obiettivo di promozione delle persone svantaggiate. «Dunque anche investendo nella gestione di piscine attraverso Gestel o nel settore dell’editoria attraverso Il Taccuino». hanno concluso i legali.

Per l’avvocato Carla Gabutti (difesa Gabotto), mancherebbe anche l’elemento soggettivo per il riconoscimento della penale responsabilità del suo cliente: «nel corso del processo - ha detto nell'arringa - non è emerso né quando il dissesto si sia formato né quando si sia aggravato e, rispetto all’omessa tenuta dei libri contabili non è stata provata la volontà del mio cliente di nascondere i documenti al fine di non far sapere quali fossero debiti e crediti». Da qui la richiesta di assoluzione o, in subordine, di riqualificazione in bancarotta semplice.

La mancanza dell’elemento soggettivo del reato è stata sottolineata anche dall’avvocato Angela Manerba (che difende l’altra donna coinvolta): «Nessuno dei testimoni sentiti ha fatto riferimento a una condotta operativa della mia cliente. Faceva parte del CdA, ma non è stato provato che fosse consapevole del rischio o delle procedure che vengono contestate come delittuose».

E l’avvocato Massimo Somaglino (difesa Ciocchetti), sollevando le stesse critiche anticipate dal collega Mortarino alle relazioni peritali ha ribadito che «Si contestano le stesse condotte a persone con ruoli, potere decisionale e capacità gestionali differenti». Anche lui ha concluso l’arringa con la richiesta di assoluzione o, in subordine, di riqualificazione del reato in bancarotta semplice.
La sentenza è attesa per febbraio.

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