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Attualità | 14 gennaio 2021, 11:10

Covid, saltano la benedizione degli animali e le celebrazioni per Sant'Antonio Abate

La nota della Confraternita

Covid, saltano la benedizione degli animali e le celebrazioni per Sant'Antonio Abate

«E’ con grande dispiacere che mi trovo costretto ad annunciare che quest’anno non potremo celebrare la tradizionale festa di Sant'Antonio abate, il prossimo 17 gennaio, e, conseguentemente, non ci saranno la distribuzione del pane benedetto e la benedizione dei piccoli animali domestici. Le disposizioni anti Covid ci impongono questa sofferta, ma necessaria, decisione».
A renderlo noto è il presidente dell’omonima confraternita, Giulio Pretti, che ricorda anche come questa sia la prima volta che la festa non viene celebrata.
«Dagli annali della confraternita non risulta sia mai stata interrotta questa tradizione, neppure in tempo di guerra. Abbiamo pensato a soluzioni alternative che consentissero almeno la benedizione degli animali, ma non ne abbiamo trovate di praticabili. Speriamo che tutto questo finisca presto.»
Antonio abate è uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa. Nato a Coma, nel cuore dell'Egitto, intorno al 250, a vent'anni abbandonò ogni cosa per vivere dapprima in una plaga deserta e poi sulle rive del Mar Rosso, dove condusse vita anacoretica per più di 80 anni: morì, infatti, ultracentenario nel 356. Successivamente il Papa accordò agli Antoniani il privilegio di allevare maiali per uso proprio e a spese della comunità, per cui i porcellini potevano circolare liberamente fra cortili e strade; nessuno li toccava se portavano una campanella di riconoscimento.
Il loro grasso veniva usato per curare l’ergotismo, che venne chiamato “il male di Sant'Antonio” e poi “fuoco di Sant'Antonio”. Per questo motivo, nella religiosità popolare, il maiale cominciò ad essere associato al grande eremita egiziano, poi considerato il santo patrono dei maiali e per estensione di tutti gli animali domestici e della stalla. 
S. Antonio Abate è anche il patrono di quanti lavorano con il fuoco, come i pompieri, perché guariva da quel fuoco metaforico che era l’herpes zoster. Ancora oggi il 17 gennaio, specie nei paesi agricoli e nelle cascine, si usano accendere i cosiddetti “focarazzi” o “ceppi” o “falò di sant’Antonio”, che avevano una funzione purificatrice e fecondatrice, come tutti i fuochi che segnavano il passaggio dall’inverno alla imminente primavera.

redaz

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