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Attualità | 09 gennaio 2021, 09:02

Vent'anni fa l'addio a don Mauro Stragiotti

Domenica in Duomo Vercelli ricorda un sacerdote amatissimo che ha cambiato la vita di molte persone

Vent'anni fa l'addio a don Mauro Stragiotti

Fino all'ultimo aveva celebrato messa, nella sua stanza alla Casa del Clero, pregando sull'altare da campo di don Secondo Pollo. E gli amici che andavano a quelle funzioni - per stargli vicino, per fargli sentire il loro affetto, per ascoltare le sue parole - dicevano che in quei momenti sembrava ritrovare le energie che il tumore, un giorno dopo l'altro, si era portato via. Ricorre domenica il 20° anniversario della morte di don Mauro Stragiotti, amatissimo sacerdote vercellese scomparso ad appena 54 anni.

A Vercelli tanti luoghi conservano il ricordo della sua attività: dal dormitorio di Billiemme alla sede della Caritas diocesana - che, già molto malato, aveva riorganizzato gettandosi a capofitto in una missione che sapeva essere l'ultima della sua vita e che voleva tenacemente portare a termine.

Ma i segni più belli sono quelli lasciati nella vita delle persone che aveva incontrato sul suo cammino: dai carcerati, agli alcolisti, agli ex tossici, alle persone in difficoltà che per avevano fatto riferimento alla comunità di San Lorenzo per superare i momenti duri della vita. Persone dal passato difficile e persone dalla vita serena, come molti dei parrocchiani che, a Gattinara, erano stati conquistati da quel sacerdote sorridente, che apprezzava la compagnia e che aveva sempre la parola giusta per essere vicino alle persone. Una frase in dialetto per rincuorare qualche anziano malato, la chitarra per cantare con i bambini e i ragazzi dell'oratorio o degli scout (o per portare un po' di musica tra gli anziani delle case riposo, con il suo gruppo dei Menestrelli), la parola che restava nella mente del giovane o dell'adulto in crisi. E poi omelie sempre originali, profonde, capaci di catturare l'attenzione e di far riflettere.

Originario di Vintebbio, si era laureato in filosofia e psicologia scegliendo poi il sacerdozio e caratterizzando la sua missione per il forte impegno sociale: cappellano del carcere per una decina d'anni, insegnante al liceo Lagrangia, responsabile della comunità San Lorenzo, animatore degli Alcolisti Anonimi, dell'Avuls e primo direttore della Caritas Diocesana, direttore di Radio City e, per quattro anni, parroco di San Pietro a Gattinara. Un incarico, quest'ultimo, che aveva lasciato a malincuore, quando la malattia lo aveva costretto a cure sempre più gravose e debilitanti. Aveva combattuto il cancro con tutti gli strumenti che la scienza, la fede e il mondo di allora offrivano, ma avendo sempre in mente la preghiera degli alcolisti anonimi che gli era cara: «Signore, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso e la saggezza di conoscerne la differenza».

Alle sue esequie, a Gattinara, l'allora arcivescovo padre Enrico Masseroni elogiò «le molte, singolari, doti che hanno fatto di don Mauro un sacerdote santo». Tra queste c'erano sicuramente la capacità di dar vita a progetti che poi potessero camminare da soli e di creare legami in grado di durare oltre gli anni e la morte.

E domenica gli amici e i rappresentanti di tante associazioni, ricorderanno don Mauro Stragiotti alle 10,30 in Duomo, nel corso di una messa presieduta dall’arcivescovo monsignor Marco Arnolfo: la funzione, che sarà trasmessa anche in streaming su Sant’Eusebio Channel, intende aprire una serie di iniziative per ricordare il sacerdote e i suoi insegnamenti. Emergenza sanitaria permettendo, si pensa a un incontro (probabilmente online) con ricordi e contributi che ne ripercorrano la missione e a una trasferta a Vintebbio, nel luogo dove è sepolto.

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