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Notizie dal Piemonte | 06 gennaio 2021, 09:38

Deposito delle scorie nucleari: il Piemonte non ci sta

Dopo la pubblicazione della Carta dei siti potenzialmente idonei, dure prese di posizione dei sindaci del vicino torinese e del presidente Cirio

Deposito delle scorie nucleari: il Piemonte non ci sta

Ha causato un'immediata sollevazione delle amministrazioni locali e regionali di svariate zone d'Italia la pubblicazione della Carta delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito nazione delle scorie nucleari.

leggi anche: DEPOSITO NUCLEARE: I 67 SITI IDONEI

Tra i 67 luoghi indicati come tecnicamente idonei a ospitare i rifiuti radioattivi ben otto sono in Piemonte e due si trovano in provincia di Torino a pochi chilometri di distanza dai siti vercellesi dove già le scorie si trovano stoccate in via provvisoria (Mazzè, Rondissone e Caluso distano da Saluggia e Trino molto meno di Alagna...).

La pubblicazione della Carta rappresenta solo la prima fase della lunga procedura di selezione per arrivare alla realizzazione del deposito e del parco tecnologico a esso collegato, ma intanto Comuni e Regione sono già sul piede di guerra.

«Scavalcati da un annuncio a sorpresa, amareggiati per il rischio di cancellare in un colpo anni di promozione territoriale e di investimenti sui prodotti locali di qualità - si legge in una nota -. Questo in sintesi quanto è emerso oggi dall'incontro convocato d'urgenza dalla Città metropolitana di Torino con i sindaci dei siti ricompresi nell'elenco pubblicato da Sogin, società pubblica di gestione del nucleare, dopo il nullaosta del Governo sulle pagine del sito www.depositonazionale.it/ Tra le 67 le località selezionate in Italia nelle quali esistono le condizioni tecniche per realizzare gli impianti, 4 sono sul territorio metropolitano torinese: Rondissone, Mazzè, Caluso e Carmagnola. I primi cittadini Ivana Gaveglio (Carmagnola) Maria Rosa Cena (Caluso) Marco Formia (Mazzè) e Antonio Magnone (Rondissone) con Claudio Castello (Chivasso) Francesco Principi (Villastellone) e Angelita Mollo (Poirino) incontrando online il vicesindaco metropolitano Marco Marocco hanno ribadito la preoccupazione che queste scelte possano avere ricadute sulle popolazioni, già spaventate dalla pandemia da covid. Si tratta di amministrazioni comunali che negli anni hanno investito molto sui rispettivi territori per dare valore alle produzioni locali: basti citare il peperone di Carmagnola con l'intero distretto del cibo, la tinca gobba di Poirino, l'Erbaluce di Caluso e la nocciola di Caluso che sta per ottenere il marchio IGP. Accanto alla sorpresa e alla generale contrarietà dei Sindaci nell’apprendere dai giornali che il proprio territorio era stato individuato quale sede ideonea ad un deposito nazionale nucleare, sono già forti i dubbi sui criteri utilizzati per l’individuazione dei 67 siti. I Comuni di Carmagnola e Chivasso si stanno già muovendo per organizzare sedute aperte dei rispettivi Consigli comunali e tutti i sindaci hanno sottolineato il loro impegno ad approfondimenti tecnici nei prossimi 60 giorni".

E mentre i Comuni chiedono un incontro ai parlamentari piemontesi, il presidente della Regione, Alberto Cirio, in una nota precisa di «trovare assurdo che una scelta di questa portata sia stata assunta senza un minimo confronto con la Regione e i sindaci dei territori. È inaccettabile che da Roma piovano di notte sulla testa dei cittadini piemontesi decisioni così importanti e delicate che riguardano le nostre vite». Cirio ricorda che oltre alle aree in provincia di Torino (Caluso-Mazzè-Rondissone e Carmagnola) altre sei vengono identificate in provincia di Alessandria (Alessandria-Castelletto Monferrato-Quargnento, Fubine-Quargnento, Alessandria-Oviglio, Bosco Marengo-Frugarolo, Bosco Marengo-Novi Ligure, Castelnuovo Bormida-Sezzadio).

redaz

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