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Cronaca | 05 gennaio 2021, 21:40

«Sul vaccino occorre un dibattito e occorre informazione»

Gabriele Bagnasco: «Mi farà vaccinare, non voglio contagiare nessuno, ma non possiamo negare che la sperimentazione è stata anomala e che ci sia troppa confusione» - «Contrario all'obbligatorietà» - «Il ruolo della vitamina D»

Gabriele Bagnasco, ex sindaco, medico

Gabriele Bagnasco, ex sindaco, medico

Conosciuto per essere stato sindaco di Vercelli per nove anni (allora tra i Verdi, oggi nel Pd), il dottor Gabriele Bagnasco per anni è stato direttore del centro di Igiene e Profilassi all'Asl di Vercelli e quindi di vaccinazioni ne ha viste (e ne ha fatte) tante.

«Cominciai trent'anni fa, contro morbillo e pertosse, per finire, in anni più recenti, con le campagne per la vaccinazione contro l'influenza.»

Bagnasco, la ricercatrice ed epidemiologa Sara Gandini ha scritto: “Sono favorevole al vaccino e assolutamente contraria all'obbligo vaccinale. Come scienziata e intellettuale sono per la scienza intesa come arte del dubbio e del confronto. Sono per studiare, informare, spiegare con onestà intellettuale. La relazione tra cittadini e stato deve basarsi sulla fiducia e chi governa in primis deve guadagnarsi la credibilità necessaria a governare.” Che ne pensa?

«Sono d'accordo, si potrebbe discutere di obbligatorietà se fossimo in una situazione veramente drammatica e non avessimo altre misure utilizzabili. E comunque, la risposta tra il personale sanitario sembra essere abbastanza buona; piuttosto bisognerebbe investire in informazione, fatta in modo serio, chiaro trasparente e autorevole. Informazione che finora non c’è stata, nonostante se ne sostenga l’importanza; non si può chiedere ai cittadini di sottoscrivere un documento di adesione al buio, non tutti sono in grado di accedere a fonti attendibili e di avere le basi culturali per formarsi un’opinione corretta in modo autonomo. Bisognava organizzare una campagna informativa prima dell’inizio della vaccinazione e il tempo c’era. Per adesso, risvolti un po' autoritari non ci sono stati, ma qualche autorevole giurista ha evidenziato questo rischio. Andiamoci piano con l'obbligatorietà.»

Tanti virologi sono assolutamente favorevoli ed entusiasti, altri esperti, per esempio Crisanti ma non solo lui, hanno espresso perplessità. Suscitando polemiche, scontri.

«Sono argomenti talmente sensibili che qualunque parola può essere interpretata. E' giusto essere cauti in un senso o nell'altro. Siamo in una situazione anomala, si è deciso di rispondere con le armi disponibili, ma che siano armi anomale è un dato di fatto. La sperimentazione è stata fatta, ripeto, con modalità un po' anomale, e rimane la necessità di una verifica su tempi più lunghi. Io avrei preferito un altro tipo di vaccino, diciamo più tradizionale, comunque ho deciso di farmi vaccinare con quello attualmente disponibile perché bisogna uscire dall’emergenza il più in fretta possibile e la prospettiva di prendere la Covid e di poter contagiare qualcun altro è certamente più preoccupante».

Sul fatto che non siamo in una situazione drammatica. Per contrastare il covid non c'è solo il vaccino. Ci sarebbe per esempio il benessere del sistema immunitario (in Francia durante il primo lockdown la gente aveva un'ora per poter camminare), ci sono farmaci come la clorochina, la vitamina D.

«La clorochina è un argomento controverso, è importantissimo il parere del medico, non è un farmaco che si può dare a cuor leggero. Ma sulla vitamina D il discorso è diverso,è stata fatta confusione. Sia chiaro: non è risolutiva, ma sicuramente può essere utile. E invece c'è stata una prudenza eccessiva. Si è arrivati al punto di sconsigliarla, ma perché? Non fa danni e di sicuro serve, tant'è che in Scozia e in Gran Bretagna hanno deciso di somministrarla alle persone anziane, che in genere ne sono carenti.»

Sui vaccini, intanto, c'è uno scontro, Soprattutto sui social.

«Anche sui giornali. Va fatta una riflessione in modo ordinato documentata scientificamente e valutata ai massimi livelli di bioetica, non dare voce al primo che passa. Diciamo che regna una certa confusione, anche a livello di potere centrale. Capisco che l'epidemia non sia del tutto prevedibile, e quindi le misure di contrasto debbano variare a seconda del suo andamento, ma qui si cambia colore in modo repentino, giallo, arancione... Manca la chiarezza, e questo genera confusione nell’opinione pubblica e anche negli operatori, cosa che non serve assolutamente.»

Remo Bassini

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