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Salute | 01 dicembre 2020, 12:25

Giornata mondiale della lotta all'Aids: a Vercelli l'ambulatorio Hiv segue 321 pazienti

L'infettivologo Borrè: «Non bisogna smettere di parlarne e far prevenzione. La battaglia contro l'Aids non è vinta»

Giornata mondiale della lotta all'Aids: a Vercelli l'ambulatorio Hiv segue 321 pazienti

Sono trascorsi 34 anni da quando venne identificato per la prima volta il virus dell'immunodeficienza acquisita (HIV), il mondo dovette confrontarsi con una pandemia che, per i primi 10 anni, seminò nel mondo morte e sofferenza soprattutto tra i giovani, evidenziando l’incapacità della medicina di fornire risposte immediate ed adeguate. Il primo dicembre è la giornata mondiale per la lotta all'Aids e l'Asl Vercelli ricorda il cammino fatto sul fronte delle cure, ma anche l'importanza della prevenzione e dell'evitare i comportamenti a rischio.

In Italia, nel 201,8 sono stati diagnosticati 2847 nuovi casi tra i 25-29 anni, 80% per rapporti sessuali non protetti. In Piemonte, nella provincia di Vercelli, la tendenza si mantiene stabile con un’incidenza di 4.3 nuovi casi/100.000 abitanti.

A Vercelli, l’Ambulatorio di Malattie Infettive, segue 321 pazienti dei quali più del 95% in terapia antiretrovirale attiva. Nel 2020 sono aumentati di 9 unità (8 trasferiti da altri Centri ed un nuovo paziente).

«Questo non significa  - dice il dottor Silvio Borrè, dirigente di Malattie Infettive - che ormai non si debba più parlare di HIV, ma purtroppo che non se ne parla abbastanza, rischiando di sottostimare i nuovi casi o di giungere tardi alla diagnosi».

Borrè ricorda poi il lungo cammino fatto nella lotta a questa terribile malattia.

«Tutti gli infettivologi che esercitano da qualche anno  - sottolinea Borrè - ricordano bene l’evoluzione, le speranze all’arrivo dei primi farmaci, i tentativi nel cercare di comprendere e arginare quello tzunami. Lentamente, si è riusciti a risalire la china grazie proprio a quella scienza che ci ha fornito un insostituibile contributo in ambito diagnostico e terapeutico. In questo mondo globalizzato il problema dell’HIV resta sempre una sfida per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo e in quelle aree dove non è possibile accedere ai test, dichiarare lo stato di sieropositività o la propria identità sessuale».

Secondo i dati dell’OMS si stima che nel 2019 siano più di 38 milioni le persone sieropositive, 1.700.000 nuovi casi e 700,000  decessi HIV correlati. In Europa nel 2019 sono state fatte 136,000 nuove diagnosi la maggior parte nell’Est Europa,  il 53% delle quali arriva tardi alla diagnosi. 

La nuova pandemia Sars Cov2 ha comportato un netto calo dell’attenzione e della diagnostica delle infezioni sessualmente trasmissibili, soprattutto nella fascia di età più a rischio, rappresentata dai giovani sotto i 30 anni. I pazienti, regolarmente seguiti e in terapia antiretrovirale, stanno vivendo un momento di disagio perché le energie della Sanità vengono concentrate per far fronte alla nuova e terribile epidemia Sars Cov2, ritardando i controlli ambulatoriali e la presenza costante di medici che ha  sempre costituito un punto di forza nella gestione del paziente sieropositivo.

redaz

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