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Pro Vercelli | 28 novembre 2020, 14:00

Modesto: Amo una parola, si chiama rispetto

Vigilia di Alessandria-Pro Vercelli - "Giocheranno con orgoglio" - L'assenza di Nielsen, i giovani (e la "perla" dei 5 attaccanti contro la Pergolettese)

Francesco Modesto

Francesco Modesto

Sarà una partita dura. Ma sarà anche una bella partita.

Dura «perché l'Alessandria è una squadra costruita per vincere, con giocatori che presi singolarmente sono fortissimi, e inoltre ha uno degli allenatori più preparati della categoria e che ha lavorato al fianco del ct della nazionale Mancini. È una squadra ferita nell'orgoglio, perché contro il Renate non meritava di perdere.»

Ma sarà anche una bella partita «perché noi dobbiamo giocare come sappiamo, senza assilli di classifica. Dobbiamo giocarcela, insomma, e allo stesso tempo dobbiamo continuare a migliorare. Anche perché siamo una squadra giovane. Avete visto Erradi? È un 2000, e con la Pergolettese ha giocato per la prima volta dal primo minuto, disputando un'ottima gara.»

Parla così, Francesco Modesto alla vigilia di una partita importante, difficile.

E fa i complimenti alla squadra per la vittoria ottenuta sul campo della Pergolettese.

«Siamo stati bravi ad aspettare, senza farci prendere dalla foga di voler segnare a tutti i costi. A me interessa che la squadra cresca, sia che si vinca oppure no. L'importante è mettere un mattoncino dopo l'altro.»

Il successo contro la Pergolettese, per la verità, porta anche la sua firma. Dal momento che gli attaccanti devono saper anche difendere, Modesto, che è al tempo stesso esigentissimo e spregiudicato, ha tirato fuori dal cappello la perla dei cinque attaccanti in campo, contemporaneamente, con Rolando a far da mezzala e Zerbin e Della Morte cursori in fascia dietro le due punte Comi e Padovan.

Ma adesso si guarda avanti, e domani, contro l'Alessandria, purtroppo manche ancora Nielsen, che ha rimediato una piccola frattura che però non gli consente nemmeno di calzare la scarpa.

Ma Modesto non cerca né ha mai cercato scusanti. Ci sono le cose che dice e le cose che – nelle conferenza stampa (ma anche nel dopo conferenza stampa, a microfoni spenti e taccuini chiusi) non dice.

Non dice mai che manca questo o quello.

Non dice mai che la squadra è stanca.

Non dice mai che la sua squadra vincerà.

«Credo che davanti a tutto debbia esserci il rispetto. Rispetto sempre gli avversari ma pretendo di essere rispettato.»

«Non so dove possiamo arrivare, confermo che siamo stati costruiti per arrivare ai play off.»

I soliti concetti, insomma. Punti fermi della sua filosofia di intendere il calcio.

Una pensiero, infine, sulla scomparsa di Diego Armando Maradona.

«In lui convivevano la bellezza e l'essenza del calcio. Perché ha scelto di giocare in una squadra cosiddetta “debole” e ha vinto. Era affezionato al popolo perché veniva dal niente. Forse era amato per questo suo aspetto umano. Un giocatore ineguagliabile, forse Messi lo ricorda un po'. Ci resterà il ricordo dei suoi gol, e delle splendide giocate che provava in allenamento e poi replicava in campo.»

Remo Bassini

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