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Attualità | 25 novembre 2020, 13:11

Stalking, maltrattamenti, violenza sessuale: calano le denunce nel vercellese. Ma non è detto che sia una buona notizia

25 novembre: i dati della Polizia di Stato riflettono anche a livello locale una flessione che si è registrata in concomitanza con il lockdown. Gli strumenti per chiedere aiuto anche quando si è chiusi in casa

Stalking, maltrattamenti, violenza sessuale: calano le denunce nel vercellese. Ma non è detto che sia una buona notizia

Vittime due volte: dell'emergenza sanitaria e dell'impossibilità a denunciare i reati di cui sono oggetto. Per molti motivi - dalla paura per la sicurezza personale al timore di perdere l'unico sostegno economico, alla volontà di salvaguardare i figli tanto per fare qualche esempio - nel periodo gennaio-settembre 2020, confrontato con lo stesso periodo del 2019, le denunce per i resti previsti dal Codice Rosso hanno fatto segnare numeri inferiori rispetto a quelli dello scorso anno. Numeri che risentono evidentemente anche della difficoltà di denunciare del periodo del lockdown, dove tutte e tre le fattispecie di reati (maltrattamenti, violenza sessuale e stalking) fanno registrare un calo.

Il dato è nazionale e il vercellese no fa eccezione: i dati della Questura, segnalano che, tra gennaio e settembre, le denunce per stalking sono passate da 36 (nel 2019) a 23; quelle per maltrattamenti dal 78 a 41 e quelle per violenza sessuale da 18 a 6.

L'occasione per fare un bilancio della situazione relativa a un reato particolarmente insidioso è dato dalla ricorrenza del 25 novembre.

A livello nazionale la fascia d’età più colpita è quella che va da 31 a 44 anni, le vittime sono italiane nell’80% dei casi (81% nel 2019), mentre, tra le vittime straniere, predominano quelle di nazionalità romena, anche in relazione alla maggior presenza sul territorio nazionale. Anche gli autori di tali reati hanno un’età compresa tra 31 e 44 anni (39%), in prevalenza sono italiani (74%) e solo il 2% sono minorenni (1% nel 2019).

Quanto ai provvedimenti amministrativi in materia di violenza di genere, nel periodo 1° gennaio-19 novembre 2020, i Questori hanno emanato 1.055 ammonimenti per stalking, 956 per violenza domestica e 352 provvedimenti di allontanamento d’urgenza dalla casa familiare.

Se il trend è in diminuzione per gli omicidi di donne nel 2019 (111) rispetto al 2018 (141), in linea con la diminuzione generale degli omicidi, una controtendenza si registra nei primi nove mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso con un aumento del 7, 3% (88 donne uccise nel 2020 a fronte di 82 del 2019). Stesso trend in aumento se analizziamo le vittime in ambito familiare/affettivo che passano dal 68 a 77 (con un aumento del 13,2%), uccise in prevalenza da partner o ex partner (e solo per il 28% nel 2020 per mano di genitori o figli).

I moventi più frequenti dei femminicidi sono la lite e i motivi passionali. Sia nei primi nove mesi del 2020 che nello stesso periodo del 2019, l’omicida ha fatto in prevalenza uso di un’arma impropria, come un coltello o un utensile da lavoro (martello, cacciavite, ecc.), seguono l’uso di un’arma da fuoco, l’asfissia/soffocamento/strangolamento, le percosse e l’avvelenamento. 

Come per i reati spia, anche per gli omicidi volontari di donne, la fascia di età più colpita nei primi 9 mesi del 2019 è quella tra i 31 e 44 anni, che è la stessa più frequente anche per gli autori. Mentre nei primi nove mesi del 2020 la fascia più colpita è quella delle donne over 65 che rappresentano il 30% del totale delle vittime. 

Per cercare di fronteggiare la situazione, è in fase di sperimentazione la app Scudo, di cui saranno dotate tutte le forze di polizia e che consentirà di possedere tutte le informazioni utili sui precedenti interventi  effettuati presso il medesimo indirizzo (presenza di minori o di soggetti  con malattie psichiatriche o dipendenti da droghe o alcol, disponibilità di armi, lesioni personali subite in passato dalla vittima) e di calibrare così nel modo migliore l’operatività.  

Intanto, anche a livello locale, viene diffuso un video, nell'ambito della campagna permanente di prevenzione “Questo non è amore”, finalizzato a fornire informazioni alle donne in situazione di rischio. Quest’anno, infatti, le restrizioni Covid non consentono la stessa diffusione capillare sul territorio, ma è stata ugualmente preparata la brochure del progetto e, per facilitare la diffusione in rete degli stessi messaggi di vicinanza della Polizia di Stato, è stato realizzato un video messaggio al quale ha preso parte anche il Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Prefetto Franco Gabrielli.

Come si ricorderà, infine, dallo scorso lockdown la app YouPol, scaricata negli anni da tantissimi cittadini sui propri smartphone, è stata estesa alle segnalazioni di violenza domestica. Ideata per contrastare bullismo e spaccio di sostanze stupefacenti nelle scuole, l’app è caratterizzata dalla possibilità di trasmettere in tempo reale messaggi ed immagini agli operatori della Polizia di Stato. 

Le segnalazioni sono automaticamente geo-referenziate, ma è possibile per l’utente modificare il luogo dove sono avvenuti i fatti. E’ inoltre possibile dall’app chiamare direttamente il 113. Tutte le segnalazioni vengono ricevute dalla Sala Operativa della Questura competente per territorio. Per chi non vuole registrarsi fornendo i propri dati, è prevista la possibilità di segnalare in forma anonima.

 

redaz

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