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Attualità | 29 ottobre 2020, 09:32

Tamponi, la protesta di cittadini, medici e sindaci: "Attese infinite per i responsi dei test inviati a Novara"

Coronavirus, la seconda ondata: i laboratori non reggono la mole dei test da processare. Lunghissime liste d'attesa per chi deve eseguire il tampone a domicilio

Tamponi, la protesta di cittadini, medici e sindaci: "Attese infinite per i responsi dei test inviati a Novara"

Sette, otto, dieci giorni per avere l'esito del tampone. E liste d'attesa infinite per chi non può muoversi da casa e deve attendere che il test venga eseguito a domicilio.

Con l'acutizzarsi dell'emergenza, uno dopo l'altro i nodi vengono al pettine. Ed evidenziano i molti, troppi "buchi" non tappati da maggio a ottobre. 

Nel corso della settimana sono state moltissime le segnalazioni sulla lentezza con la quale vengono dati gli esisti dei tamponi molecolari: arrivano dai medici di famiglia e da diversi sindaci del territorio, oltre che da persone in quarantena fiduciaria in attesa di responso.

"Devastato dalle continue e comprensibili telefonate a raffica di paziente che vogliono sapere esito del tampone - scrive in un post Pier Giorgio Fossale, medico di famiglia e fino a pochi giorni fa presidente dell'Ordine -: Gli esiti del tampone possono arrivare anche dopo sette giorni... Inaccettabile".

Sulla stessa linea anche la segnalazione del sindaco di Santhià, Angelo Cappuccio: "Rilevo con grande rammarico ritardi di rilievo sull'esito dei tamponi, specie quando le indagini vengono effettuate a Novara: oltre tra i 5 e gli 8 giorni di attesa per avere l'esito. Su questa questione fondamentale per il tracciamento e il rientro a scuola e lavoro, ho scritto ieri al Presidente della Regione Piemonte chiedendo migliore organizzazione sul comparto per garantire servizi efficienti a chi viene sottoposto a questo accertamento".

Una vicenda analoga aveva coinvolto la Rsa di Asigliano: gli esiti dei tamponi inviati a Novara erano arrivati dopo diversi giorni di attesa, evidenziando, tra l'altro, un elevato numero di positività tra ospiti e personale. E, nei casi di positività, il ritardo nei test ha ovvie ripercussioni sulle "contromisure" a tutela della salute delle persone, positive o negative che siano. Senza contare, ovviamente, le testimonianze che i pazienti esasperati affidano ai social.

Il problema del collo di bottiglia rappresentato dallo sviluppo dei tamponi, evidenzia uno dei grandi nodi non affrontati a livello generale nella fase di preparazione alla seconda ondata: quello del potenziamento dei servizi diagnostici e del Sisp. Per restare in ambito locale:i laboratori vercellesi, per quanto avanzati, sono "tarati" per processare 150 tamponi molecolari al giorno; lavorando anche di notte - cosa che non sempre è possibile fare per comprensibili motivi - si è arrivati ad analizzarne 290. Ma non basta: quelli in sovrannumero devono essere inviati a Novara e i tempi si allungano.

Peggio va a chi nemmeno riesce a farlo il tampone. C'è una fetta di popolazione che, per motivi di salute, non può recarsi al pit stop o altrove e deve attendere che un operatore vada a eseguire il test a domicilio: a Vercelli la lista di attesa supera le 150 persone. Dunque, chi domenica ha saputo di essere entrato in contatto con una persona positiva (e magari presenta pure sintomi compatibili con il virus), deve attendere 3-4 giorni (o forse di più) per ricevere la visita dell'operatore incaricato di eseguire il tampone. Anche in questo caso, ovviamente, vien da chiedersi dove sia finito l'annunciato potenziamento dei servizi sul territorio... Che ancora una volta vengono affidati a medici di famiglia costretti, però, a combattere con le armi spuntate.

Chi dice che questa estate, invece di far l'ordine per i banchi a rotelle (inutilizzati, visto che alle superiori i ragazzi vanno a scuola una settimana al mese...) si dovessero assumere infermieri e tecnici di laboratorio e acquistare nuovi macchinari non ha di certo torto.

fr

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