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Scuola | 13 settembre 2020, 08:00

Febbre: lunedì a scuola con l'autocertificazione

Regione e Governo restano su posizioni differenti. Gli istituti che non hanno termoscanner devono ricorrere all'aiuto delle famiglie. Ma intanto resta il problema delle cattedre scoperte e gli insegnanti protestano per possibili errori nelle graduatorie

Febbre: lunedì a scuola con l'autocertificazione

E' un conto alla rovescia tra mille incertezze e modifiche continue quello che accompagna l'ultimo week end di vacanza prima del ritorno a scuola dei 20.442 studenti delle scuole vercellesi. Per i genitori, le mamme soprattutto, un continuo rincorrere le novità dell'ultima ora zigzagando tra i gruppi WhatsApp delle classi dei figli.

LA FEBBRE

Per molte famiglie la sorpresa del week end riguarda la necessità di presentarsi lunedì mattina muniti di autocertificazione relativa alla misurazione della febbre dei propri figli. Frutto della disputa tra Regione e Ministero, l'ordinanza che impone agli istituti di certificare l'avvenuta misurazione della temperatura ha creato scompiglio. Poche, pochissime scuole sono dotate del termoscanner per rilevare la tempertura in ingresso. Così, gli istituti che per mille motivi (mancanza di termoscanner, numero di alunni, rischio di assembramenti e quant'altro) non possono certificare le buone condizioni di salute dei ragazzi devono far ricorso al "piano B". Cioé chiedere ai genitori l'autocertificazione (SCARICA QUI IL MODULO) da compilare e firmare per assicurare che "la temperatura del proprio figlio prima dell'accesso a scuola è risultata inferiore a 37.5°". E chi non ha una stampante a casa? Si aggiusta trascrivendo il tutto su un foglio. Che, per altro, va messo in mano al figlio in modo tale che possa essere recuperato dal bidello (o altro incaricato...) nel minor tempo possibile, favorendo il rapido ingresso a scuola, evitando assembramenti e togliendo ai ragazzi l'occasione di lasciarsi andare ad abbracci, “batti il 5” e altre manifestazioni di affetto quanto mai vietate dalle norme.

LE MASCHERINE E IL GEL

Qui i dubbi sono risolti: mascherina chirurgica, assolutamente. Ma, contrariamente a quanto era stato annunciato a livello governativo, quasi nessuna scuola ha mascherine da consegnare ai ragazzi (che, per altro, devono avvicinarsi ai cancelli indossandola già...). Nelle aule, eccetto alcuni casi estremi, che gli istituti stanno facendo di tutto per evitare, la mascherina può essere tolta. Ma occhio: siccome non si sa mai... e la rottura dell'elastico è dietro l'angolo, è richiesto che le famiglie mettano nello zaino anche la mascherina di scorta e, per buona misura, anche una fornitura di gel igienizzante (che ha scalzato la richiestissima carta igienica degli anni scorsi)

I DOCENTI

Tanto per cambiare, anche quest'anno scolastico parte con molte classi che, anche a Vercelli, si troveranno con l'organico parzialmente scoperto. In città, per altro, c'è maretta per la decisione del Provveditorato (ora Ufficio scolastico) di effettuare la formazione delle graduatorie non in presenza. Un sistema che, secondo i docenti, ha portato a moltissimi errori e ad assegnazioni arbitrarie di cattedre, aprendo la strada a ricorsi e riconteggi. Alla fin fine, dunque, un ulteriore disagio non solo ai lavoratori, ma soprattutto per gli studenti, bambini e ragazzi che dovrebbero essere al centro dell'attenzione nel mondo della scuola della quale sono i primi protagonisti. Sabato mattina, una cinquantina di docenti, precari e non, ha manifestato davanti all'Ufficio scolastico proprio per illustrare i tanti problemi che si profilano per il futuro. Nessuno li ha ricevuti.

LA DAD

Chi pensava di poter considerare archiviata la terrificante esperienza della didattica a distanza resterà deluso. Si tornerà ad attivarla in caso di isolamento fiduciario della classe. Certo che a leggere il numero di ore di lezione che, almeno in qualche scuola, viene garantito in caso di Dad c'è da chiedersi come faranno insegnanti e ragazzi a svolgere i programmi. E questo, forse, è l'aspetto più sconfortante: pagine e pagine di norme puntigliose che vanno a regolare ogni gesto (una scuola vercellese nel suo "vademecum" ha ritenuto persino di dover precisare che "sarà consentito andare in bagno agli alunni che ne facciano richiesta") e poco o nulla che racconti di come si intenda trasmettere contenuti, far appassionare i ragazzi alle varie discipline e far vivere loro quelle esperienze che costituiscono la vera natura della didattica.

IN CASO DI MALESSERI

Le indicazioni, mutuate dal Miur e inserite nei vari documenti che le scuole stanno chiedendo alle famiglie di firmare, appaiono molto confusi persino agli addetti ai lavori: raffreddore, tosse e talvolta pure il mal di pancia sono una condizione quasi standard per moltissimi bambini di materne ed elementari. Se la temperatura non supera i 37.5° il bimbo si manda a scuola o no? E soprattutto: che succede se un bimbo si sente male? Qui le cose si fanno “spinose”: lo studente che accusa un sintomo “sospetto” viene isolato in una stanza apposita e il genitore “deve provvedere in tempi ragionevoli al ritiro del proprio figlio. In caso contrario la scuola avviserà l'autorità sanitaria chiamando il 112”, si legge in uno dei documenti che molti genitori vercellesi si trovano a dover firmare entro il primo o al massimo il secondo, giorno di scuola. A quanti minuti, mezz'ore o ore corrisponda il concetto di “tempo ragionevole” non è esplicitato: in passato l'insegnante o il bidello avvertiva la famiglia e i genitori, se non potevano lasciare il lavoro, attivavano la propria rete di supporto (per lo più costituita dai nonni o dalle baby sitter) per portare a casa il piccolo malato. Si spera che anche quest'anno la gestione dei malesseri sia improntata al buonsenso del passato.

redaz

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