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Arte e Cultura | 11 agosto 2020, 11:15

Fenera, altra straordinaria scoperta nella grotta della Ciota Ciara

Come nel 2019 anche nella campagna di studi di quest'anno sono emersi resti dell'uomo di Neanderthal

La grotta della Ciota Ciara sul Fenera

La grotta della Ciota Ciara sul Fenera

Ancora una sorpresa, dagli scavi sistematici della Grotta della Ciota Ciara sul Fenera, diretti dall’Università degli Studi di Ferrara, Dipartimento Studi Umanistici, in concessione dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo e in collaborazione con la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli.

 Ogni anno, grazie alla collaborazione con il Comune di Borgosesia (che assieme all’Università di Ferrara finanzia le ricerche), con l’Ente Gestione Aree Protette della Valle Sesia, con il Museo di Archeologia e Paleontologia “Carlo Conti” di Borgosesia e con i membri dell’ex Gruppo Archeologico e Speleologico di Borgosesia, ricercatori e studenti conducono una campagna di scavo di un mese nella grotta. 

Durante la campagna di scavo 2019 erano stati rinvenuti per la prima volta dei resti umani appartenenti all’Uomo di Neanderthal (estremamente rari per questo periodo): un osso occipitale (parte della porzione posteriore del cranio) ed un secondo incisivo inferiore probabilmente appartenente ad un individuo adulto di età giovane. I resti, ancora in corso di studio con tecnologie avanzate, avevano suscitato un incredibile interesse, sia del pubblico che della comunità scientifica, perché oltre ad essere estremamente ben conservati, rappresentano alcuni dei reperti in assoluto più antichi di Homo neanderthalensis.

Quest’anno la Grotta della Ciota Ciara non ha finito di stupirci in quanto, negli stessi livelli stratigrafici in cui erano stati trovati i resti umani nel 2019, sono stati trovati altri due denti umani: un canino e un molare inferiore. Questi nuovi resti fanno della Ciota Ciara un incredibile sito che, grazie agli studi condotti e che continueranno durante tutto l’anno permetteranno di apportare nuovi e fondamentali elementi alla storia evolutiva della nostra specie.

Grazie agli studi e alle analisi condotte nel corso di questi 12 anni, si sa ora che la Grotta della Ciota Ciara è un sito fondamentale per la ricostruzione del popolamento preistorico dell’Italia del Nord Ovest in quanto si tratta dell’unico sito, in quest’area, ben documentato e in fase di scavo sistematico e portante tracce così antiche dell’occupazione preistoriche. Le ricerche portate avanti dal 2009 dall’Università di Ferrara, grazie all’approccio multidisciplinare e alla collaborazione con molti istituti di ricerca italiani e internazionali, hanno permesso di delineare un quadro molto interessante inerente la ricostruzione del modo di vita dell’Uomo preistorico che ha frequentato le grotte del Monte Fenera durante le prime fasi del Paleolitico medio (periodo che si estende da 300 mila anni fa fino a circa 35.000 anni fa e durante il quale, in Europa, sono state presenti due specie: Homo heidelbergensis e Homo neanderthalensis).

I dati emersi dallo scavo paleolitico permettono di affermare che la grotta sia stata utilizzata in una prima fase solo come rifugio durante la caccia e successivamente per delle occupazioni più lunghe, probabilmente stagionali e articolate per poi finire con un’ultima occupazione di breve durata. L’Uomo preistorico ha sfruttato principalmente le rocce locali per la produzione di strumenti e ha cacciato le specie presenti nell’area come il cervo, il cinghiale, il camoscio e il rinoceronte. Ha inoltre deprezzato alcune carcasse di orso (difficile dire se cacciate attivamente o uccise durante il letargo) di lupo per il recupero delle pellicce. In alcuni casi ha raccolto delle materie prime di migliore qualità più distante dal sito ed ha portato alla Ciota Ciara strumenti già confezionati, i cui margini sono stati ravvivati all’occorrenza all’interno della grotta.

La ricostruzione dell’ambiente al momento dell’occupazione preistorica, fatta grazie all’analisi dei denti dei micromammiferi (piccoli roditori), ha permesso di stabilire come il clima fosse temperato, con un incremento dell’aridità ed un abbassamento delle temperature nei livelli più bassi. Oltre alle specie presenti grazie all’apporto umano all’interno della grotta, sono stati rinvenuti anche i resti di altri carnivori come la pantera, il leone, la lince, il lupo, il tasso e la martora; specie che hanno probabilmente occupato la grotta nei periodi in cui l’uomo non era presente. 

I resti umani verranno presentati durante una conferenza stampa che verrà organizzata nell’autunno 2020.

redaz

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