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Economia | 13 luglio 2020, 05:00

Applicazione della blockchain nell’economia post crisi

Le economie mondiali sono in caduta libera. La gente sta perdendo il lavoro. Le società, grandi e piccole, sono obbligate a chiudere. I fondi pensione stanno subendo un colpo durissimo. La fiducia dei consumatori è sparita.

Applicazione della blockchain nell’economia post crisi

Le economie mondiali sono in caduta libera. La gente sta perdendo il lavoro. Le società, grandi e piccole, sono obbligate a chiudere. I fondi pensione stanno subendo un colpo durissimo. La fiducia dei consumatori è sparita.

E mentre la crisi causata dal Coronavirus colpisce sempre più settori, alcune domande sorgono spontanee: come sarà il mondo una volta che la crisi sarà finita? come faremo a tornare alla nostra normalità? ci troveremo di fronte a una nuova realtà economica e sociale?

Quello di cui si può essere sicuri è che siamo di fronte a qualcosa di assolutamente incerto. L’unica cosa che sappiamo è che il lockdown ha portato a richieste di un intervento di salvataggio a breve termine e cosa più importante a degli stimoli finanziari sul lungo periodo.

Ovviamente, in questo momento la priorità non può che essere la salute. Ma sarebbe un errore non pensare alle conseguenze economiche e anche alle strategie da adottare per recuperare il tempo perso.

Rimettersi in gioco per la ripresa economica

I piani di salvataggio economico si concentrano sui metodi per salvare le piccole e medie imprese e per salvare le famiglie di ceto basso e medio e le altre persone che non hanno a disposizione ammortizzatori sociali.

Ma i governi non dovrebbero solamente pensare a salvare le persone. Dovrebbero anche iniziare a incoraggiare chi può a prendere dei rischi. Nel corso degli ultimi decenni la crescita economica è stata sostenuta, in gran parte, da innovatori che pensavano in maniera diversa rispetto alla massa e che hanno colto l’occasione per lanciare un nuovo business o per sostenere business nascenti. Prendersi dei rischi è una virtù che deve essere incoraggiata e apprezzata.

Ma temo che gli eventi recenti possano avere un impatto decisamente negativo sulla volontà imprenditoriale delle persone. Pensaci un attimo: a differenza di guerre o di disastri naturali del passato è assolutamente impossibile capire quando potremo ritenere terminata l’emergenza coronavirus.

Il boom economico che seguì la Seconda Guerra mondiale, l’età dell’oro del capitalismo, ha avuto inizio, almeno parzialmente, grazie a un senso di ottimismo e di speranza riguardo alla fine della guerra e all’inizio di un periodo in cui il compito era quello di costruire un nuovo mondo.

E sembra difficile poter immaginare un simile senso di speranza al giorno d’oggi. Qualsiasi illusione che le cose potessero tornare alla normalità velocemente è stata completamente andata in fumo da quanto detto dai nostri leader politici e dai consulenti scientifici riguardo al fatto che alcune forme di distanziamento sociale saranno necessarie per un periodo di tempo piuttosto lungo. Ci stiamo spostando in una fase transizionale, in un limbo tra lo stato di emergenza alla cosiddetta nuova normalità.

E in queste condizioni è molto difficile, ma assolutamente vitale, che le persone inizino a prendersi nuovamente dei rischi.

Soprattutto perché non è necessario partire da zero. Al momento sono disponibili idee interessantissime da poter sfruttare.

Dal concetto di protezione a quello di paternalismo passando dall’empowerment e al prendere nuovamente rischi.

All’inizio del mese in un podcast, l’investitore Jason Calacanis ha esposto un pensiero piuttosto interessante, parlando di come poter prendere decisioni intelligenti per i propri investimenti. Quello che voleva dire, penso, è che è necessario prendere rischi, ma in maniera intelligente essendo un profondo sostenitore del fatto che si debba incoraggiare questo genere di comportamento.

A un certo punto si è spinto a prevedere che la “democratizzazione degli investimenti sulle società private” sia il futuro.

Al giorno d’oggi chiunque può investire il proprio denaro direttamente o indirettamente in società che offrono azioni sul mercato, come quelle presenti nell’indice NASDAQ o alla Borsa di Milano. Non è necessario essere un investitore professionista o soddisfare qualche requisito riguardante il tuo reddito, il patrimonio o l’esperienza professionale. Chiunque può collegarsi a Internet e comprare azioni di società quotate in Borsa.

Ma questo non è sufficiente se vogliamo far ripartire l’economia. Anche chi crede che i mercati azionari possano mostrare un forte rimbalzo una volta terminata l’emergenza lo sa che sarà difficile per il pubblico, e quindi anche per gli investitori privati, far soldi in questi mercati aperti al pubblico.

L'imprenditore e investitore Naval Ravikant ha descrittoin questi termini il problema:

“Nel momento in cui una società decide di quotarsi in Borsa, puoi scommetterci che chiunque abbia le giuste conoscenze, fame di soldi, capacità negli investimenti e capitale proverà a prendersi la sua fetta. Quindi se un investitore normale vuole investire sull’offerta pubblica iniziale di una società tech può considerarsi come l’ultimo arrivato alla festa. Questo non significa che non sia possibile guadagnare, ma le possibilità sono più basse a causa del fatto che gran parte del raccolto è già stato diviso.”

Investire in società giovani e non quotate in borsa potrebbe essere molto più redditizio. Anche dei piccoli investimenti in società private può portare a dei profitti significativi. Non è assolutamente impossibile che si possa avere un ritorno di 200 volte superiore all’investimento.

Tuttavia, questo genere di investimento privato è disponibile solamente ai cosiddetti investitori accreditati. Gli investitori istituzionali e quelli più facoltosi che soddisfanno determinati requisiti restrittivi per gli investimenti. Queste norme e regolamentazioni legali sono pensate per proteggere le fasce meno abbienti non permettendogli di prendersi rischi su mercati privati con una minore trasparenza.

Ma al giorno d’oggi si tratta di una situazione fuori dal tempo. È vero che le iniziative di crowdfunding permettono, in alcuni casi, agli investitori di scommettere e comprare parti di società private, indipendentemente dal loro patrimonio e dal loro reddito. Ma le opportunità di investimento sono ancora piuttosto limitate e soggette alle restrizioni dettate dalle regolamentazioni. Se vogliamo costruire una nuova economia per il mondo che verrà dopo il coronavirus dobbiamo creare opportunità più eque per la prosperità e la ricchezza di tutti. È necessario dare la possibilità di investire in società private alle persone accreditate, ma anche a quelle non accreditate. Questo potrebbe rafforzare e potenziare le classi medie e quelle che hanno un basso reddito esponendosi nuovamente per il bene dell’economia.

Ovviamente fare scommesse sul mercato privato è rischioso ed è chiaro che non tutti gli investimenti avranno successo. Ciononostante, è necessario partire dall’idea che molti investitori privati potrebbero avere le conoscenze necessarie senza il bisogno di dover essere guidati. Quantomeno per una determinata tipologia di investimenti. Potrebbero avere le capacità e l’esperienza per prendere ottime decisioni riguardo agli investimenti su start-up nelle loro prime fasi di crescita.

Pensa, ad esempio, a infermieri che decidono di investire in una società che offre servizi per gli ospedali. Questi potrebbero avere le competenze, l’esperienza e le conoscenze necessarie per capire il tipo di innovazione messa a disposizione dalla società. Non ci sono dubbi che potrebbero avere conoscenze maggiori rispetto a chi non lavora nel settore sanitario o a investitori ricchi, che non hanno alcuna informazione riguardo all’industria.

Un corso di investimenti in società private potrebbe rendere questo genere di investitori persone in grado di prendersi dei rischi calcolati.

Un altro esempio potrebbe essere quello di insegnanti che investono in una tecnologia nel settore dell’istruzione o cuochi che si interessano di investimenti nello sviluppo di tecnologie rivolte al settore alimentare.

E non ci sono dubbi che anche una cifra piccola potrebbe fare la differenza. Il rischio sarebbe relativamente basso, ma i profitti potrebbero essere significativi. E questo genere di investimenti potrebbe fornire il capitale necessario a nuove società e ai loro fondatori che altrimenti non riceverebbero la liquidità di cui potrebbero avere bisogno.

Nuove opportunità per una vecchia tecnologia.



Ed è qui che può entrare in gioco la tecnologia blockchain. Una tecnologia che era uno dei principali trend nel settore tech nel biennio 2017/18, soprattutto per il suo legame con le criptovalute. Conferenze. Workshop. Seminari. La tecnologia blockchain è stata argomento di ampi dibattiti, attirando l’attenzione dei governi, delle società, dei mercati di capitale e dei ricercatori. Sembrava non esserci un problema che la blockchain e tutta la struttura che l’accompagna non potesse risolvere.

Ma la reazione naturale a tutto questo clamore è stata una sensazione di stanchezza. Scott Galloway ha intitolato un post sul suo blog il 17 aprile “Non siete anche voi stanchi di continuare a sentir parlare di Bitcoin ed Ethereum?”

Credo che non sia difficile capire quello che intendeva dire.

Nel 2019 le aspettative si sono un po’ abbassate, ma l’interesse generale è rimasto alto.

Molte iniziative legate alla blockchain in passato sono partite con l’ambizione di poter avviare una rivoluzione. L’idea è sempre stata quella di mettersi in contrasto con le istituzioni e i sistemi centralizzati. Una vera rivoluzione ideologica e politica, la “rivoluzione dei blockchain”.

Prendiamo come esempio la prima organizzazione autonoma decentralizzata (DAO) che fu lanciata nel 2016. Si è trattato di un progetto basato sulla blockchain che aveva l’obiettivo di organizzare nuovi organigrammi aziendali in cui un’azienda poteva essere gestita da un software senza direttori o manager. Il progetto aveva l’obiettivo assolutamente nobile di introdurre una forma più radicale di democrazia e uguaglianza nei sistemi aziendali. Ma sembra veramente troppo ingenuo credere che una tecnologia decentralizzata possa ignorare completamente duecento anni di storia economica e che questa possa essere in grado di cambiare il mondo.

Ma le cose sono un po’ cambiate oggi. Le soluzioni che utilizzano la tecnologia blockchain in maniera più limitata, ma pratica, hanno il potenziale di diventare particolarmente utili nel prossimo futuro.

Qualche settimana fa si è tenuta una delle più grandi conferenze online dedicata alla blockchain. Abbiamo già visto un incremento di progetti legati alla blockchain che sono pensati per fornire una maggiore trasparenza e fiducia nel settore sanitario e nella fornitura di medicinali. I progetti legati alla blockchain esistenti sono stati rinnovati per aiutare a distinguere tra informazioni affidabili e le fake news legate al COVID-19.

La tecnologia legata alla blockchain è stata introdotta anche per conservare in modo sicuro i dati del virus e tracciare i pazienti (in rispetto della loro privacy). Inoltre le blockchain e i contratti intelligenti possono essere importanti nello sviluppo di mercati vivaci e sostenibili per società di investimento private.

L’idea di introdurre la tecnologia blockchain per stimolare gli investimenti nelle società private non è qualcosa di nuovo. I registri contabili che contengono le informazioni complete riguardo la proprietà aziendale e lo storico delle transazioni permettono di far crescere la fiducia nel mercato privato e aiutano a rendere più razionale il processo d’investimenti.

L’introduzione del trading e di una struttura di negoziazione basati sulla blockchain ha senso in mercati sottosviluppati per azioni di società private. Questi mercati non ricadono negli interessi delle piattaforme di negoziazione centralizzate su server. Vale a dire che non interessano alle piattaforme tipiche dei mercati pubblici e aperti.

L’utilizzo di contratti smart (con protocolli informatici) possono permettere una maggiore automatizzazione per gli investimenti e il commercio di azioni di società private senza il bisogno di intermediari, riducendo significativamente i tempi, i costi e gli eventuali errori.

Il problema dell’approccio attuale è che le attenzioni sono concentrante sulla programmazione di regole di conformità esistenti inserendole nei protocolli dei contratti intelligenti per garantire che gli investitori accreditati possano investire in società private.

Ma in un contesto post-coronavirus avremo bisogno di cambiare le nostre attenzioni e di provare a far riprendere l’economia prendendoci dei rischi calcolati. La tecnologia blockchain e i contratti intelligenti hanno le potenzialità per ottimizzare le norme che riguardano gli investimenti su società private.

Programmando la possibilità che chiunque, sia investitori accreditati sia persone senza esperienze nel mondo degli investimenti, possa prendere iniziare a investire tramite protocolli informatici su società private non stiamo semplicemente togliendo la necessità di intermediari nel processo di investimento, ma immettiamo anche liquidità sul mercato e di conseguenza riducendo ulteriormente il rischio.

I protocolli contrattuali informatici potrebbero contenere requisiti riguardo all’obbligo di seguire corsi dedicati agli investimenti, in modo che solamente persone con le giuste conoscenze possano comprare azioni di società private. Ed è possibile anche pensare ad altre restrizioni riguardo agli investimenti. Ad esempio, investitori non accreditati, ma istruiti potrebbero investire solamente nei loro settori di competenza.

Il crollo economico ci costringe a ripensare a metodi per creare nuove soluzioni per immettere liquidità sui mercati. E la tecnologia blockchain ha le potenzialità per avere un ruolo essenziale nella creazione di questa nuova realtà. Potrebbe non essere la rivoluzione prevista dai puristi della blockchain nel 2017/18, ma potrebbe rivelarsi una rivoluzione decisamente significativa per la ripresa economica post-pandemia.





Richy Garino

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