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Cronaca | 04 luglio 2020, 12:26

"Mio marito è morto da due mesi ed è ancora a Bengasi. Riportatelo a casa"

L'appello di Angela Micheletti: "Alain era partito per lavoro per il sud della Libia a dicembre scorso. L'ambasciata italiana ha svolto la sua parte ora spetta però ai colleghi francesi"

I coniugi Micheletti - Onesti

I coniugi Micheletti - Onesti

"Oltre al dolore della sua perdita si aggiunge anche quello di non poterlo seppellire cristianamente e andare a trovarlo al cimitero di Roasio Curavecchia". Un'altra storia di un italiano all'estero, con problemi di rimpatrio. L'appello arriva dalla moglie di Alain Onesti, 67 anni residente a Roasio, con cittadinanza francese: l'uomo è morto all'ospedale di Bengasi in Libia il 17 maggio scorso. Da allora il corpo è stato posizionato in una cella frigorifera in attesa dei permessi per rientrare in Italia. 

"Non l'ho più visto dai primi di dicembre quando è partito per il sud della Libia a seguito di un'offerta di lavoro - racconta la moglie Angela Micheletti -. E' stato il primo Natale in 40 anni che non abbiamo trascorso insieme. Alain ha deciso di non rientrare a marzo a seguito dell'emergenza Covid. E' così rimasto bloccato a Bengasi ed è morto là dopo tre giorni di ricovero ospedaliero, il 17 maggio". 

L'uomo ha vissuto in Italia, a Roasio dove è residente, negli ultimi due anni, fino a dicembre poi la chiamata lavorativa dalla Libia, la partenza e il non ritorno. "lo vedevo tutte le settimane tramite video chiamate -continua Angela- fino a quel giovedì 15 maggio quando la linea internet non ce lo ha permesso. L'ho sentito solo al telefono e mi aveva detto di non stare bene. Trascorsi pochi giorni poi mi hanno avvista della sua morte. Un cancro lo ha portato via".

A quel punto la famiglia Onesti, molto conosciuta nella zona, con la consorte Angela insieme ai due figli Aline e Olivier, insieme ad alcuni conoscenti si sono mossi subito alla ricerca disperata di riportare a casa il marito, il papà, l'amico. "Alain è residente a Roasio -prosegue Angela Micheletti- anche se ha il passaporto francese. Non ce la facciamo più, abbiamo scritto all'ambasciata d'oltralpe e italiana. Possibile che mio marito dopo quasi due mesi neanche in cassa da morto qualcuno sia riuscito a riportarlo a casa?". La disperazione di una famiglia che vorrebbe riabbracciare il proprio marito e papà defunto, è indescrivibile. Vero anche che l'ambasciata italiana nulla può fare nel caso specifico perchè Alain Onesti è sì residente in Italia ma con passaporto francese.

"Non capiamo più nulla -dice ancora la donna-. Mi hanno detto che finchè non aprono gli aeroporti in Europa, non ci si possa muovere. Mi dicono di stare tranquilla ma come si fa in queste circostanze? Non riusciamo a sapere la verità. E poi ci dicono che la salma non sia possibile trasportarla da Bengasi a Tripoli per la guerra in corso tra i due fronti, che sono in attesa della traduzione e dei fogli originali dell'impresa funebre. Un caos pazzesco. La Croazia ha mandato un aereo per riportare i connazionali a casa, possibile che qualcuno non riesca per Alain?". 

Dalla Farnesina ci hanno riferito che hanno presente la situazione di Alain Onesti e che la parte burocratica italiana è stata svolta ma ora spetta ai colleghi francesi terminare. La parte logistica non aiuta sicuramente perchè il trasporto del defunto da Bengasi a Tripoli è sicuramente complicato per via della guerra in corso, così come al momento non esistono voli commerciali in partenza dalla Libia. 

dal nostro corrispondente a Biella

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