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Cronaca | 03 luglio 2020, 08:12

Centri massaggi a luci rosse: una condanna e due assoluzioni

Tre strutture - due a Vercelli e una a Roasio - erano stare chiuse dai carabinieri nel 2016

Centri massaggi a luci rosse: una condanna e due assoluzioni

Una condanna e due assoluzioni per i centri massaggi a luci rosse chiusi, nel 2016, al termine dl un'indagine dei carabinieri.

Ritenuto responsabile di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, Paolo Augustin Bortolotto, cittadino uruguayano da tempo residente tra vercellese e biellese, è stato condannato a un anno e 5 mesi di carcere (a fronte dei 2 anni e mezzo chiesti dall'accusa). Assolti gli altri due imputati, entrambi cinesi, intestatari dei contratti di affitto dei centri aperti in via Bezzecca e via Borgogna, a Vercelli, ma, di fatto, risultati estranei a quanto avveniva nelle due strutture, gestite da un altro connazionale, espulso dall'Italia perché irregolare sul territorio. Bortolotto, secondo quanto emerso nel corso delle indagini, era invece a conoscenza di quanto avveniva nella struttura di Roasio che aveva affittato. Nel corso del processo erano anche stata esaminate alcune intercettazioni telefoniche nelle quali si lamentava con il cinese perché gli affari andavano male e per il fatto che anche le "massaggiatrici" sparivano, lasciando il centro inattivo.

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L’indagine era stata condotta dai carabinieri che avevano messo sotto osservazione i centri massaggi, selezionati gli annunci on-line e cartacei utilizzati per promuovere le "prestazioni" delle strutture, individuato i clienti, e intercettato alcune conversazioni tra il cinese, poi espulso, e l'imputato. E, in aula, erano stati gli stessi clienti a raccontare quanto avveniva nelle tre strutture che le forze dell'ordine avevano poi messo sotto sequestro.

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Dal canto suo, invece, Bortolotto, l'unico imputato comparso al processo e sentito in aula, si era detto estraneo alla vicenda, ma sua versione non ha evidentemente convinto la corte.

redaz

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