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Sport | 12 giugno 2020, 18:37

Intervista a mister Paolo De Rinaldis: "Siamo pronti per la A2, c'è molto entusiasmo"

L'allenatore di Engas Hockey Vercelli: "Mi sono molto legato alla città e alla sua gente: non ho mai dubitato di voler restare qui"

Mister Paolo De Rinaldis in una foto di Chiara Jett Tugnolo

Mister Paolo De Rinaldis in una foto di Chiara Jett Tugnolo

Engas Hockey Vercelli ha da poco annunciato la rosa che disputerà il campionato di A2 nella stagione 2020-2021. A guidare la squadra è stato confermato mister Paolo De Rinaldis, InfoVercelli24 lo ha intervistato.

Com’è stato interrompere una stagione che vi vedeva dominatori, sia in Coppa Italia che in campionato? Quale la sua reazione e quella dei ragazzi? 

E’ stato molto strano, in tanti anni non mi era mai capitata una cosa del genere: come tutti, eravamo impreparati a gestirla, sia dal punto di vista tecnico, che emotivo. All’inizio si sperava che la sospensione fosse temporanea, poi l’evolversi della situazione sanitaria ha determinato diventasse uno stop definitivo. La salute viene chiaramente prima di tutto ma, sportivamente parlando, è stato molto triste interrompere questa stagione, visto che c’era la possibilità di vincere due titoli. Sarebbe stato meraviglioso per una società appena nata: avrebbe coronato anche la crescita di pubblico e il ritorno mediatico. E’ stato un po’ come vedere una pianta fiorente andare ad essiccarsi, però le radici erano ben piantate e adesso stanno tornando fuori più rigogliose di prima.

Come ha vissuto questa pausa forzata, con quali sentimenti? 

Ho vissuto il lockdown in casa: come tutti, anche per me è stata un’occasione per riappropriarsi del proprio nucleo familiare. Vivere insieme ai miei figli e a mia moglie per così tanto tempo, mi ha fatto riscoprire cose che erano molti anni che non facevo. Certo, la voglia di tornare ad una vita normale c’era, ma ho passato il tempo fra musica, cucina, cose di vita normale, pensando sì all’hockey, ma soprattutto ai valori della nostra famiglia.

In questo periodo di pausa, i contatti con la società sono stati costanti?       

Ci sono sempre stati e con varie figure: dal direttore sportivo, al direttore generale e al presidente. Il problema è stato che gli accadimenti fra una decisione e l’altra erano molto lunghi: prima è arrivata la sospensione del campionato e poi non si è saputo niente; dopo la wild card e poi la conferma della A2, ma c’erano sempre pause in mezzo che non permettevano di tirare una riga su quello che era il progetto. Devo dire che, nonostante questo, la società ha lavorato in modo ottimale: è stato fatto un mercato importante e, anche se da fuori poteva non essere evidente, HV non si è mai fermata e i risultati della campagna acquisti sono venuti fuori.

Che cosa l’ha spinta a restare a Vercelli?

Lo scorso anno sono venuto a Vercelli per iniziare un progetto: visto ciò che è accaduto a causa della pandemia, non sono riuscito nemmeno a terminarne un capitolo. Sarebbe stato veramente triste lasciare nemmeno a metà, ma ad un terzo, visto che la stagione è stata annullata. Ma non è come non aver fatto nulla: abbiamo creato una struttura importante, un rapporto rinnovato con i tifosi, un bel gruppo di atleti, una società determinata, attenta e estremamente seria. Sono tutti fattori che hanno inciso nella mia scelta. Poi, oltre che al progetto, mi sono legato particolarmente alla gente e ai colori e sono stato benissimo: non ho mai avuto dubbi sulla mia permanenza.

Torniamo alla campagna acquisti per la A2: cosa ne pensa? Ha avuto un ruolo anche lei? 

È stata una campagna acquisti importante, condotta sia in modo silenzioso che incisivo. Sono stati acquisiti profili giovani, interessanti, di grossa prospettiva e di buona esperienza, anche in categorie maggiori. Con la società ci siamo sentiti costantemente: le scelte sono state condivise. Il primo punto fermo sul quale abbiamo lavorato è stato il portiere: avrebbe dovuto essere giovane, ma d’esperienza, e motivato. Devo dire che Fabio Errico possiede tutte queste caratteristiche. Addirittura, quando la rosa pareva chiusa, è uscito il nome di Andrea Perroni: è stato di certo un colpo importante per chiudere una campagna acquisti di cui mi ritengo assolutamente soddisfatto. Ringrazio la società nelle perone di Davide Costanzo e Mimmo Sabatino: hanno fatto un lavoro importante e non facile, perché si tratta di giocatori ambiti da altre società a livello nazionale.

C’è un acquisto che la soddisfa più di tutti?

Sono felice di tutti i nuovi arrivati, lo sarò ancora di più quando risponderanno sul campo a tutte le aspettative che abbiamo riposto in loro."

Quali differenze crede che porteranno questi giovani a livello tecnico e umano? E pensa che l’amalgama con l’esperienza dei giocatori confermati potrà essere un valore aggiunto? 

Vorrei che portassero entusiasmo. Poi, ognuno di loro avrà di certo una motivazione personale: chi per lanciarsi definitivamente, chi per puntare ad un rilancio o per altro; il punto è che mi aspetto molto da loro, sia dal punto di vista di squadra che individuale. I giocatori confermati di certo cercheranno di trasferire ai nuovi quel tipo di mentalità che, sebbene in pochi mesi, siamo riusciti a delineare, cosa che sarà un beneficio.

Che obiettivi si pone per la prossima stagione in A2?                 

Quando arrivai a Vercelli, dissi che non è mia abitudine partecipare: quando si tratta di campionati agonistici, io ho sempre pensato di giocare per vincere. Non faccio 350 km per raggiungere Vercelli, pensando di accontentarmi: se fosse così, avrei già terminato. Io vengo per vincere. Poi, la mentalità che ho sempre cercato di trasmettere è che non si tratta di un confronto con gli avversari, ma con noi stessi. Dobbiamo dare il massimo per noi, dopodiché se il nostro massimo fosse superiore a quello degli altri, vorrebbe dire vincere. Io di base chiedo di dare tutto, perché solo così si può pensare di farcela. Certamente, l’obiettivo resta quello di fare molto bene.

Dopo tanti anni di hockey, quali sono le sue motivazioni personali?        

In tutto questo tempo sono sempre cresciute: quando si cambiano atleti, piazza, categoria, bisogna andare a ricercare uno stimolo diverso. Questo è il segreto che fa stare in prima linea cercando di non accontentarsi mai e mantenendo ferma anche la capacità di autocritica. Ci sono stati anni in cui ho fatto più fatica, perché ho trovato società che non mi hanno supportato come avrei pensato e voluto. HV, invece, è sempre stata pronta, attenta, dandomi il massimo: quando hai così tanta gente che crede in te, le motivazioni devono uscire. Riassumendo il tutto in una sola parola, si tratta di professionalità.

Ha potuto salutare la rosa dello scorso anno, dopo i risultati dominanti ottenuti insieme?

Sì, a marzo ho scritto a tutti loro, ringraziandoli personalmente per il grande impegno che mi hanno dato. Li ricordo con grande piacere e spero di ritrovarli, come penso accadrà, anche nella squadra di B.

Ancora non è chiaro se si giocherà a porte chiuse o a capienza ridotta: cosa significa per lei la presenza del pubblico e quanto incide, sportivamente parlando? 

L’indicazione di base è che, qualora perdurasse questa situazione, si giocherà a porte chiuse fino al 1 gennaio 2021. La FISR, però, sta monitorando l’evoluzione del quadro sanitario e non dispero del fatto che, verificati i miglioramenti, la norma sia rivista. Non sono d’accordo sull’affermazione del “Siamo tutti sulla stessa barca”: dipende come una squadra è abituata a giocare, in che cornice e contesto di pubblico.  Alcune giocano normalmente di fronte a 50 persone, quindi per loro cambierebbe poco; per altre, come per noi, il pubblico diventa realmente un elemento in più. Lo scorso anno, ho vissuto questo calore e questa voglia, vedendo come rilasci nei giocatori una motivazione superiore. Lo sport senza pubblico è molto triste, non solo dal punto di vista visivo, ma soprattutto emozionale.  Spero e mi auguro di potere riabbracciare tutti i nostri tifosi, sin dalla prima giornata di campionato.

Le mie domande sono terminate, ma mister De Rinaldis ha un messaggio a cui tiene particolarmente? 

Voglio che si sappia che noi siamo molto carichi; sento ogni giorno giocatori e società, c’è tantissimo entusiasmo. Sono sicuro che, quando ci sarà la possibilità di ritornare in pista, ci ritroverete pronti, tutti quanti.

Elisa Rubertelli

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