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Trino | 05 giugno 2020, 09:18

Compensazioni nucleari: lo Stato dovrà pagare 15 milioni e 625mila euro al Comune di Trino

Nel 2011 l'ente fece causa per i Fondi Scanzano decurtati: anche la Corte d'Appello conferma che quel denaro spetta al territorio

Compensazioni nucleari: lo Stato dovrà pagare 15 milioni e 625mila euro al Comune di Trino

Con una sentenza pubblicata giovedì 4 giugno, la Corte di Appello di Roma ha respinto il ricorso presentato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri contro la sentenza di primo grado, che aveva condannato lo Stato a pagare al Comune di Trino la somma di 15.625.742,60 euro relativa alle quote spettanti per gli anni dal 2005 al 2011 di fondi Scanzano non erogati. La causa che coinvolge anche gli altri enti sede di servitù nucleare, ed era iniziata nel 2011, dopo che il Comune di Trino e quello di Caorso, degli allora sindaci Felisati e Callori avevano ravvisato una netta decurtazione delle somme incassate (-70%) a fronte dell’emanazione della Legge Finanziaria 2005.

Lo rende noto il sindaco di Trino, Daniele Pane che, già lo scorso anno si era promotore di un incontro, unitamente agli altri sindaci partecipanti alla consulta ANCI nucleare, con l’allora sottosegretario Giorgetti, teso a definire anche le annualità successive a quello oggetto della causa.

"Siamo soddisfatti del risultato ottenuto anche in considerazione dell’importanza strategica che queste risorse rappresentano per Trino e per tutto il territorio della Provincia di Vercelli - spiega Pane -. Attendiamo ora di sapere le intenzioni del Governo circa le modalità del pagamento delle somme oggetto di causa e delle annualità successive".

Il Decreto Scanzano stabilisce l’ammontare complessivo annuo del contributo, determinandolo in un’aliquota della componente della tariffa dalla bolletta elettrica, che tutti paghiamo, pari a 0,015 centesimi al KW/h consumato; i fondi vengono quindi destinati per il 50% al Comune sede di servitù nucleare e per la restante parte tra gli altri enti. 

Fino all’anno 2004 è stato riconosciuto correttamente il contributo nella sua interezza, mentre a partire dall’anno 2005, a seguito dell’approvazione della Legge Finanziaria dell'epoca, il contributo pur essendo prelevato integralmente dalle bollette, veniva erogato nella sola misura del 30%.

Nove anni fa, gli allora sindaci promossero un'azione legale per vedersi riconosciuti i denari in questione. "Il giudizio di primo grado, iniziato nel 2011, è terminato con esito favorevole per il Comune nell’anno 2016 - spiega pane - Lo Stato presentò Appello e, ora che anche questa Corte ha confermato la sentenza di primo grado,  confidiamo in una risoluzione rapida, anche per i Comuni e gli altri Enti, che non hanno intentato al momento alcuna causa ma che hanno diritto al ristoro delle somme anche a loro spettanti".

 

redaz

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