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Lettere | 29 febbraio 2020, 12:30

Bloccato sul gruppo facebook "Stroppiana Live on line"

Ma la dialettica non è il "sale" della democrazia?

Bloccato sul gruppo facebook "Stroppiana Live on line"

Riceviamo e pubblichiamo.

Frequento Stroppiana da parecchi anni. Ieri ho pubblicato un elogio sull’attività istituzionale su Facebook a due Consiglieri comunali di opposizione dell’attuale governo locale e ho confermato il mio personale pensiero su questo gruppo pubblico “Stroppiana Live on line” a cui sono iscritto. Dopo qualche ora, dalle risposte nei commenti, mi sono reso conto che uno dei membri iscritti (il sindaco) ha bloccato il mio nome.

La conseguenza è che non ho più il piacere di leggere né i suoi interventi, né i commenti degli altri iscritti nei confronti del primo cittadino. Ho letto le regole del gruppo. I punti salienti sono: “Non sono consentite forme di violenza verbale, provocazioni personali o minacce”. Posto che sono certo di non avere trasgredito alle citate e condivisibili regole, sono arrivato alla conclusione che un membro iscritto, sindaco di Stroppiana, ha bloccato il mio nome nel sistema Facebook.

La motivazione è intuibile: sono persona sgradita. Mentre la pagina personale di Facebook è libera e ciascuno può decidere quale contatto aggiungere o mantenere, non riesco a percepire il senso logico nel bloccare il nome di un membro che, nel rispetto delle regole, partecipa alle discussioni pubbliche del gruppo. O forse sì: sono finito nella lista di proscrizione per volontà del sindaco pro tempore e, in automatico, non posso leggere i suoi interventi nel gruppo. Il sindaco svolge una funzione pubblica e tra le prerogative è inclusa anche la normalità di conoscere e di riconoscere le diverse opinioni che possono anche non coincidere con le proprie. Eliminare l’eventuale dissenso a priori equivale a non accettare le elementari regole democratiche della civile convivenza. Il sindaco in questione ha una formazione culturale giuridica e svolge la professione di avvocato. Saprà che la dialettica è il sale della democrazia ed è necessaria, esattamente come avviene in un’aula di tribunale: il giudice non può impedire l’intervento di ciascuna delle parti in dibattimento perché verrebbe immediatamente avviato un procedimento disciplinare a suo carico. Per estensione del principio in questo caso le parti sono i cittadini, ovvero gli iscritti del gruppo. A forza di eliminare i membri non graditi la discussione del gruppo finirebbe con un continuo “sì signora”. È questo il fine a cui ambisce il sindaco di Stroppiana?

Peraltro il sindaco in questione è donna. Ho sempre pensato che le caratteristiche femminili (maggiori capacità comunicative, inclinazione alla mediazione, maggiore empatia, ricerca del consenso attraverso la distensione -e non con l’imposizione-) siano il valore aggiunto per superare le criticità quotidiane. Addirittura, è notizia delle scorse settimane, la Corte costituzionale (supremo organo di garanzia della nostra Costituzione), guidata per la prima volta da una donna, ha deciso di aprire le porte alla popolazione che potrà fornire opinioni utili alla conoscenza e alla valutazione dei casi sottoposti al suo giudizio. Evidentemente però la sindaca pro tempore di Stroppiana preferisce costruire muri piuttosto che ponti.

Pierluigi Tempesta

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