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Scuola | 18 febbraio 2020, 10:18

"Una scuola senza muri": l'esperienza di Laura Bosio

La scuola Penny Wirton di Milano raccontata ai ragazzi del Lanino

"Una scuola senza muri": l'esperienza di Laura Bosio

Oggi, 17 febbraio 2020, non abbiamo parlato di “migranti”, “rifugiati” o “richiedenti asilo”.
Oggi, con la scrittrice Laura Bosio e con il professor Tonino Repetto, moderatore dell’incontro, abbiamo parlato di “persone”.  Abbiamo parlato di cosa significhi mettersi in discussione, assumere con se stessi e con gli altri un impegno, fare la propria parte stando negli “interstizi”, “per sollevare domande di giustizia”, citando le parole di Laura Bosio.
L’ultimo libro della scrittrice vercellese, “Una scuola senza muri”, è una testimonianza preziosa, è il racconto di un’esperienza di insegnamento nata dalla condivisione dell’iniziativa realizzata a Roma da Eraldo Affinati e Anna Luce Lenzi.
Stiamo parlando della scuola di italiano Penny Wirton che Laura Bosio dirige a Milano dal 2015. Sono tutti volontari gli uomini e le donne  che insegnano l’italiano ai migranti “a tu per tu”, senza classi, senza voti e senza burocrazia.
Laura Bosio ha messo al centro del suo bellissimo libro la sua esperienza diretta e le tante storie ascoltate, trasposte sulla pagina con una scrittura quasi scabra ed essenziale, “non romanzate” come ci ha detto, perché altrimenti “mi sembrava tradirli” .
Tante le domande poste dagli studenti del Professionale Lanino e del Tecnico Cavour che hanno affollato la grande Aula Magna dell’Istituto di corso Italia.
Si è parlato dello Ius Migrandi, il diritto di migrare che dovrebbe essere riconosciuto a livello internazionale, e dell’indifferenza che sempre più spesso si tramuta addirittura in insofferenza di fronte alle tragedie dei migranti, di fronte ai bambini che annegano seguendo i loro genitori in fuga da miserie e guerre.
Alla domanda di una studentessa, “Che paura legge negli occhi dei suoi studenti?”, Laura Bosio ha risposto toccando in profondità il senso complessivo della sua esperienza e del suo libro-testimonianza. Molti di loro, ha detto la scrittrice, “hanno gli occhi oscurati dallo spaesamento”, si percepiscono come una massa, gruppi che si muovono da un barcone ad un centro di accoglienza, da un autobus a una città sconosciuta. Ma tutti sono mossi dalla “fiducia” che a poco a poco traspare dai loro occhi. “I veli a poco a poco se ne vanno... tendono a sorridere”.
“Questa scuola allarga l’anima”, ha detto una ragazza dopo aver fatto esperienza di volontariato nella “scuola senza muri” diretta da Laura Bosio.  
Possiamo dirlo anche noi dopo l’incontro di oggi.
Anche noi, insegnanti e allievi,  siamo con Laura Bosio e con i suoi studenti, nella nostra vita di tutti i giorni, “sulle sedie multicolore, gomito a gomito, davanti a un libro aperto, a guardarci negli occhi mentre diciamo: Io sono, affermando il semplice diritto di esistere”.

La redazione dell'Ipc Lanino di Vercelli

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