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Cronaca | 20 ottobre 2019, 12:34

Dopo il fallimento, amministratori a processo

SOTTO LA LENTE DEI MAGISTRATI UN FLUSSO DI DENARO TRA SOCIETA' GESTITE DALLO STESSO MANAGMENT MA CHE SI OCCUPAVANO DI ASSISTENZA, EDITORIA, PISCINE, OPERAZIONI IMMOBILIARI

Dopo il fallimento, amministratori a processo

Un insieme di società di varia natura giuridica e con finalità del tutto diverse tra loro, ma accomunate da tre elementi: la totale commistione tra i managment, il flusso di denaro transitato da una di esse verso le altre, e la fine fallimentare toccata alla quasi totalità di quelle esperienze imprenditoriali. Una fine che, per la cooperativa dalla quale il denaro è uscito, ha lasciato pesanti strascichi in termini di debiti verso banche, lavoratori, casse previdenziali ed erario e che, per i componenti del consiglio di amministrazione, si è tradotta in numerosi capi di imputazione tra cui, a vario titolo, le accuse di bancarotta e bancarotta fraudolenta. 

A processo, davanti al Tribunale di Vercelli, sono finiti il presidente di quella cooperativa, Marco Ciocchetti, il direttore e componente del Cda Guido Gabotto, e due donne oggi ultra settantenni, entrambe componenti del consiglio di amministrazione.

La società dalla quale tutto è partito è la cooperativa Centro Più Assistenza, messa in liquidazione nel 2010 quando aveva un passivo di oltre 3 milioni di euro e una serie di crediti verso società che erano amministrate, in tutto o in parte, dalle stesse persone finite a processo. Crediti - mai recuperati e mai svalutati per la loro dubbia esigibilità - che, secondo il curatore fallimentare della Centro Più Assistenza, chiamato a deporre, non solo non sarebbero mai potuti rientrare nelle casse della cooperativa (poiché le aziende sovvenzionate non avevano significativi piani di sviluppo) ma che non avrebbero nemmeno dovuto essere erogati. 

Nel bilancio della cooperativa, che si occupava di gestire strutture assistenziali per anziani e di tutti i servizi a questo correlati, erano infatti stati iscritti prestiti non onerosi ma anche adesioni al capitale nei confronti della cooperativa Gestel che gestiva le piscine di Saluzzo e di Vercelli, di un'altra cooperativa assistenziale (che secondo il curatore non aveva di fatto mai operato) e di una società immobiliare nata per riconvertire in casa di riposo un'ala del convento di San Bernardino a Saluzzo e della società “Il Taccuino” che si occupava di editoria. Un flusso rilevante di denaro – tanto per fare un esempio: 450mila euro per aderire a un aumento di capitale di Gestel stanziati a soli due mesi dalla cessazione dell'attività della Centro Più Assistenza – che, secondo il curatore avrebbe dovuto essere invece utilizzato per pagare i rilevanti debiti che la società aveva verso l'erario (2 milioni 378mila euro nel 2009), i circa 100 lavoratori (circa 500mila euro tra stipendi non pagati e tfr) e le banche (300mila euro circa). 

Quel denaro, per altro, non era servito a garantire floridità nemmeno alle aziende destinatarie: nel giro di pochi anni anche l'editrice Il Taccuino e la cooperativa Gestel, infatti, sono state dichiarate fallite: la seconda è stata posta in liquidazione coatta amministrativa nel 2016, mentre le vicende relative a Il Taccuino, sono anch’esse oggetto del processo. Come ha spiegato la curatrice che nel 2011 aveva seguito il fallimento, la società non depositava bilanci dal 2006 e non è stata trovata alcuna documentazione che consentisse di stabilire le cause del dissesto. La società risultava inattiva dal 2009 ed Equitalia e Inpgi (la cassa previdenziale dei giornalisti), che avevano chiesto il fallimento, lamentavano rilevanti somme non pagate: più di un milione di euro la prima, 36mila la seconda.

Nel procedimento entra anche la vicenda di un immobile di Vercelli, acquistato dalla cooperativa Centro Più Assistenza nel 2006 e poi rivenduto a Gabotto due anni dopo: una parte dei 182mila euro derivanti dalla vendita venne contabilizzata come rinuncia alla restituzione di un prestito, i rimanenti 75mila dovevano invece essere versati con un assegno che, tuttavia, non venne mai trattato e che, nel 2009 viene epilogato sul conto compensi degli amministratori della società per le spettanze, 184mila euro l'anno, che la Centro Più Assistenza metteva a bilancio per remunerare l'attività di Gabotto come direttore.

Temi sui quali, nelle prossime udienze, torneranno certamente le difese degli imputati che, ai curatori fallimentari e al consulente nominato dalla Procura della Repubblica, hanno chiesto chiarimenti in merito all'effettivo transito dei fondi contabilizzati e a investimenti posti in essere dalle società destinatarie del denaro partito dla Centro Più Assistenza, senza tuttavia trovare risposte.

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